
Creata con IA
Come riportato dal quotidiano britannico The Times, OnlyFans è una piattaforma di intrattenimento digitale fondata a Londra nel 2016 da Timothy Stokely. Il fondatore ha ricoperto fin dall’inizio il ruolo di Chief Executive Officer (CEO), avvalendosi del sostegno diretto della propria famiglia, coinvolta attivamente nella gestione e nello sviluppo aziendale. La piattaforma nasce con l’obiettivo di offrire ai soggetti registrati come creator, inizialmente professionisti del fitness, musicisti e influencer provenienti da altri social network, uno strumento per monetizzare e valorizzare le proprie competenze attraverso la vendita diretta di contenuti digitali, il cui prezzo viene stabilito autonomamente dagli stessi produttori. L’accesso ai profili è riservato agli utenti, definiti fans, previo pagamento di un abbonamento mensile, al quale possono aggiungersi ulteriori costi per l’acquisto di contenuti personalizzati o richieste specifiche. Sotto il profilo psicosociale, il contesto virtuale consente l’esplorazione di identità multiple e la produzione di diversi Sé digitali attraverso l’adozione di maschere che possono discostarsi parzialmente o radicalmente da quelle esibite nei contesti offline. In questo senso, il web facilita l’emersione di tratti della personalità che, in altri ambiti, resterebbero inespressi o latenti. Le testimonianze raccolte mostrano come la maggiore età venga vissuta come una soglia simbolica, attesa con entusiasmo, poiché consente l’accesso legittimo a tali piattaforme, percepite come ambienti in cui l’intimità può essere espressa in modo selettivo, rivolgendosi a un pubblico ristretto e anonimo, e con minori rischi di censura o segnalazione. In una società strutturalmente “liquido-moderna”, secondo la nota prospettiva baumaniana, lo spazio virtuale appare spesso più conveniente rispetto alla prossimità fisica, offrendo nuovi margini di libertà e di controllo sul proprio posizionamento relazionale.
Sebbene anche nei social network si riproducano codici simili a quelli presenti nei contesti offline, l’individuo resta comunque dipendente dal riconoscimento altrui: come sottolinea Capecchi (2015), il valore simbolico non può essere auto-attribuito, ma deve essere necessariamente conferito dagli altri. Like, commenti e interazioni interattive assumono pertanto un ruolo centrale nel monitorare l’apprezzamento o la disapprovazione, influenzando in modo significativo la percezione che i creator sviluppano di sé e delle proprie performance. Dai racconti clinici ed empirici emerge chiaramente come la motivazione meramente economica non esaurisca il significato profondo dell’esperienza: la produzione di contenuti risponde frequentemente a bisogni di riconoscimento, validazione e rafforzamento dell’autostima. L’apprezzamento dello sguardo altrui, come osserva Rinaldi (2016), si traduce in una valorizzazione del corpo e, di conseguenza, del Sé, favorendo una rinegoziazione dell’immagine corporea e una maggiore accettazione di caratteristiche precedentemente vissute come problematiche o dismorfiche. A differenza di altri scenari digitali, OnlyFans introduce un ulteriore elemento simbolico: lo scambio monetario. Il denaro viene interpretato non soltanto come mezzo di retribuzione economica, ma come forma concreta e tangibile di riconoscimento, capace di oggettivare l’apprezzamento dell’altro nell’alveo di un vero e proprio “capitalismo emotivo”. In questo senso, il pagamento assume un valore confermativo che rafforza la percezione di desiderabilità e legittima l’esposizione del corpo. Le interazioni mediate dal digitale consentono inoltre un sofisticato controllo delle impressioni (impression management), permettendo agli individui di selezionare consapevolmente quali aspetti del Sé rendere visibili o occultare. Questo filtro protettivo favorisce una più agevole esposizione dell’intimità, spesso accompagnata da una sensazione di maggiore sicurezza personale; tuttavia, tale libertà resta fortemente condizionata dalle architetture della piattaforma e dalle aspettative del pubblico di riferimento. La pornografia amatoriale, in particolare, può offrire ai creator l’opportunità di esplorare pratiche e desideri sessuali svincolati dalla propria identità orientativa dichiarata offline.
Questa sperimentazione può entrare in dialettica conflittuale con i modelli eteronormativi interiorizzati nel corso della socializzazione primaria. L’eterosessualità, intesa come sistema normativo dato per scontato e politicamente strutturato, definisce ciò che è considerato appropriato e legittimo, influenzando profondamente la percezione di sé. Nel contesto online, tali vincoli possono temporaneamente allentarsi, permettendo una sperimentazione del Sé sessuale che assume la forma di una vera e propria “moratoria psicosociale”, entro la quale l’individuo mette alla prova nuove configurazioni identitarie con conseguenze limitate sulla propria vita quotidiana. In alcuni casi, le richieste specifiche provenienti dagli utenti funzionano come efficaci dispositivi di legittimazione, consentendo di esplorare pratiche non convenzionali senza per questo mettere in discussione la propria identità eterosessuale di facciata. Nel complesso, l’esperienza dei creator mostra come la dimensione digitale rappresenti uno spazio costitutivamente ambivalente: da un lato, favorisce l’esplorazione, l’autonomia e l’empowerment del Sé, dall’altro riproduce e rinegozia costantemente norme, aspettative e asimmetrie di genere e sessualità.
Tirocinante: Giulia Orsini
Tutor: Maurizio Leuzzi
Bibliografia e Sitografia:
https://variety.com/2023/digital/news/onlyfans-keily-blair-new-ceo-1235673217/
Prospero C., Caputo A., Corbisiero F. (2023), La rinegoziazione dell’identità sessuale nei giovani-adulti su OnlyFans, in “Pedagogia delle differenze – Bollettino della Fondazione «Vito Fazio-Allmayer»”, LII, 1, 145-163.
Spangler T., (18/07/2023), “OnlyFans Names Keily Blair New CEO”, Variety, (ult. cons. 08/03/2025).



