L’adolescenza rappresenta un passaggio critico nello sviluppo di ogni individuo: l’emergere della sessualità, delle prime esperienze intime e dei desideri relazionali si intreccia con l’identità in formazione e con la ricerca di autonomia. Nei giovani con disturbo dello spettro autistico (ASD) ad alto funzionamento o con diagnosi di sindrome di Asperger, tale percorso assume caratteristiche peculiari, segnate da un insieme di desideri autentici e difficoltà comunicative, sociali ed emotive.
Uno studio longitudinale condotto nei Paesi Bassi da Dewinter e colleghi (2016) ha analizzato le esperienze sessuali autoriferite da un gruppo di adolescenti maschi con ASD, confrontandole con quelle dei coetanei neurotipici. I risultati mostrano come, per quanto riguarda la masturbazione e l’esperienza dell’orgasmo, i ragazzi con ASD non si discostino dai gruppi di controllo. Tuttavia, emergono differenze significative nelle esperienze sessuali di coppia: in particolare, baci e petting si presentano con frequenza minore e con un ritardo temporale. Questo dato suggerisce che il desiderio sessuale sia presente e sviluppato, ma che le abilità sociali e relazionali necessarie per intraprendere esperienze condivise risultino ostacolate. Non solo: alcuni ragazzi con ASD hanno riferito che il loro primo rapporto sessuale è avvenuto in maniera inaspettata o senza la necessaria preparazione, e il rimpianto successivo al primo rapporto è stato riportato con maggiore frequenza rispetto al gruppo di controllo (Dewinter et al., 2016). Tali evidenze sottolineano la necessità di un’educazione sessuale adeguata, che prepari i giovani ad affrontare non solo la dimensione fisica, ma anche quella emotiva e relazionale della sessualità.
Se l’indagine di Dewinter et al. offre dati quantitativi, l’analisi di Tony Attwood (2009) – basata su osservazioni cliniche e testimonianze raccolte nell’ambito dell’Interactive Autism Network – restituisce un quadro qualitativo dei vissuti relazionali nei giovani adulti con Asperger e ASD ad alto funzionamento. Attwood evidenzia come il desiderio di avere una relazione romantica sia diffuso e genuino, ma si scontri con difficoltà nel riconoscere i segnali emotivi e sociali tipici del corteggiamento, nel comprendere le intenzioni altrui e nel mantenere la reciprocità della conversazione. La teoria della mente compromessa, unita alla sensibilità sensoriale, può rendere complicata sia l’iniziativa relazionale sia la gestione dell’intimità fisica. Inoltre, molti giovani con ASD si trovano privi di reti amicali che fungano da modelli sociali, e finiscono per apprendere le dinamiche sentimentali da fonti poco realistiche come film o pornografia, con il rischio di sviluppare aspettative distorte o di essere esposti a situazioni di vulnerabilità e sfruttamento (Attwood, 2009).
Emerge, dunque, la necessità di un’educazione sessuale e affettiva mirata e personalizzata. Dewinter et al. (2016) mettono in evidenza la mancanza di preparazione al primo rapporto sessuale e le difficoltà nell’uso consapevole delle pratiche di protezione, mentre Attwood (2009) insiste sulla carenza di strumenti per riconoscere segnali relazionali, per stabilire confini chiari e per comprendere il consenso. In entrambi i casi, il rischio non è l’assenza di desiderio o di interesse, bensì l’isolamento, la frustrazione e, in taluni casi, l’esposizione a esperienze negative.
In prospettiva, il compito di genitori, educatori e professionisti della salute mentale è duplice: da un lato, riconoscere la piena legittimità della sessualità e del desiderio relazionale nei giovani con ASD; dall’altro, fornire strumenti concreti per vivere le relazioni in modo sicuro, rispettoso e gratificante. Interventi educativi basati su role-play, linguaggio chiaro e spiegazioni esplicite dei codici sociali, così come programmi di sensibilizzazione che coinvolgano famiglie e scuole, possono costituire un passo fondamentale per ridurre le disuguaglianze nello sviluppo affettivo e sessuale.
In conclusione, gli studi di Dewinter e colleghi (2016) e le riflessioni di Attwood (2009) convergono nel mostrare che i giovani con ASD ad alto funzionamento non sono privi di interesse o desiderio, ma incontrano ostacoli specifici nell’accedere a esperienze di coppia e nel vivere la sessualità in modo consapevole. Offrire un accompagnamento adeguato significa permettere a questi ragazzi di sviluppare non solo competenze relazionali, ma anche un senso di sé come individui degni di intimità, amore e rispetto reciproco.
Tirocinante: Giulio Diego Azzarri
Tutor: Maurizio Leuzzi
Bibliografia
- Attwood, T. (2009, February 20). Romantic Relationships for Young Adults With Asperger’s Syndrome and High-Functioning Autism. Interactive Autism Network (IAN), Kennedy Krieger Institute. Disponibile su: https://www.kennedykrieger.org/stories/interactive-autism-network-ian/relationships
- Dewinter, J., Vermeiren, R., Vanwesenbeeck, I., & van Nieuwenhuizen, Ch. (2016). Adolescent boys with autism spectrum disorder growing up: follow-up of self-reported sexual experience. European Child & Adolescent Psychiatry, 25(9), 969-978. https://doi.org/10.1007/s00787-016-0816-7



