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Negli ultimi anni, la crescente consapevolezza ambientale ha influenzato numerosi aspetti della vita quotidiana, dalla dieta alla mobilità, fino ai consumi culturali e tecnologici. Tuttavia, un ambito spesso trascurato in questa riflessione è la sessualità.

L’approccio “eco-sexual” (o eco-consapevole) alla sessualità rappresenta una nuova frontiera che unisce etica ambientale e pratiche sessuali consapevoli. L’eco-sessualità immagina la Terra non come una madre, ma come un’amante, e gli eco-sessuali come persone che fanno “l’amore con la Terra attraverso i sensi”.

L’eco-sessualità si basa sull’idea che anche il modo in cui viviamo la sessualità ha un impatto sull’ambiente. Non si tratta solo della scelta di sex toys biodegradabili o lubrificanti naturali, ma di una visione integrata in cui il corpo, il piacere e la natura sono connessi. Secondo gli attivisti e teorici del movimento eco-sexual, come Annie Sprinkle ed Elizabeth Stephens, la Terra può essere vista come una partner da rispettare e curare, con cui è possibile relazionarsi eroticamente.

Un punto chiave della sessualità eco-consapevole riguarda i prodotti utilizzati durante l’attività sessuale. Molti sex toys sono realizzati in plastica non riciclabile, PVC, o silicone industriale. Tuttavia, negli ultimi anni, diverse aziende hanno introdotto alternative più sostenibili, come:

  • Sex toys in legno certificato FSC, vetro borosilicato o acciaio inossidabile, tutti materiali riutilizzabili e igienizzabili;
  • Lubrificanti naturali e biologici, privi di glicole propilenico, parabeni e petrolati, che rispettano sia l’ambiente che la flora vaginale;
  • Biancheria intima e prodotti mestruali ecologici, prodotti con cotone biologico, bambù o materiali riciclati, spesso in contesti di commercio equo e solidale.

 Il movimento sex-positive – che promuove il rispetto del consenso, dell’autonomia e della diversità nelle esperienze sessuali – è naturalmente compatibile con l’etica ecologica, che si fonda sulla responsabilità, l’interconnessione e il rispetto per il vivente. Entrambi i paradigmi invitano a riflettere sul proprio impatto: sugli altri, sull’ambiente, sul proprio corpo.

L’eco-sessualità, quindi, non è solo una questione di materiali o pratiche, ma di mindset. Significa, ad esempio, evitare lo spreco (come preservativi usa e getta lasciati in natura, salviette sintetiche, ecc.), scegliere luoghi per il sesso che non disturbino ecosistemi naturali e l’altro, o ancora includere nella pratica erotica l’elemento naturale come partner sensoriale (corpo nudo nella natura, esplorazione del tatto e dell’olfatto attraverso elementi naturali).

Alcuni attivisti eco-sexual propongono azioni performative in cui la sessualità diventa atto politico. Annie Sprinkle e Beth Stephens, ad esempio, hanno celebrato “matrimoni” simbolici con montagne, alberi, o con la Luna – non per feticismo, ma per esprimere un’intima connessione erotica e spirituale con la Terra.

Questa visione può sembrare provocatoria o simbolica, ma potrebbe essere utile a ri-configurare il linguaggio del desiderio come strumento di connessione ecologica.

La sessualità non è un’esperienza isolata dal mondo naturale, ma profondamente connessa ad esso. L’approccio eco-sexual invita a ripensare il piacere non come consumo, ma come scambio consapevole, rituale e rispettoso. In un pianeta ferito dai consumi eccessivi, anche il modo in cui facciamo l’amore può diventare un atto di ecologia radicale.

Tirocinante: Andrea Rumore

Tutor: Maurizio Leuzzi

 

Bibliografia:

Reed, J. (2015). From Ecofeminism to Ecosexuality: Queering the Environmental Movement. Ecosexuality: When Nature Inspires the Arts of Love.

Sprinkle, A., & Stephens, E.. Ecosex wedding happenings. https://sprinklestephens.ucsc.edu/ecosex-weddings/

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