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L’espressione sex offender (SO) si riferisce agli aggressori sessuali, ovvero “coloro che intraprende un’azione o un comportamento a sfondo sessuale ai danni di una persona non consenziente (Petruccelli, 2017).”
L’analisi di casi clinici e giudiziari ha permesso di individuare alcune caratteristiche o pattern comportamentali che ricorrono, come la mancanza di empatia, che permette di compiere l’atto, o la presenza di distorsioni cognitive che giustificano l’atto, ad esempio “le donne sono tutte inferiori”, “violentandola le faccio un favore, le piacerà” (Petruccelli I., Pedata L.T.,2008).

È stata riscontrata anche una lieve comorbidità fra SO e Disturbi Parafilici, con una prevalenza di esibizionismo, voyeursimo, frotteurismo e pedofilia; in questi casi l’interesse parafilico non è la motivazione all’azione ma un mezzo per raggiungere la gratificazione sessuale. Inoltre, fra i sex offenders vi è un’associazione con disturbi di personalità quali disturbo narcisistico, borderline e antisociale. Tale associazione può essere spiegata dalle caratteristiche di questi disturbi come l’assenza di empatia, aggressività esplosiva ed incontrollata, morale alterata.

Dietz suddivide i sex offender a seconda della frequenza d’azione:
● Situazionale: il livello intellettivo è inferiore alla norma e il suo comportamento mira alla gratificazione di bisogni sessuali oppure all’espressione sessualizzata di aggressività con cui si stabilisce il potere: l’azione è guidata dall’impulso.
● Preferenziale: il livello intellettivo è superiore rispetto al tipo situazionale e vi è spesso comorbilità con le parafilie e l’azione assume carattere di ritualità e compulsione.
Proprio per questo altri autori (Hazelwood, Warren e Burgess) hanno proposto di classificare i SO come:
● Impulsivi: spesso animati da rabbia ed odio verso l’altro che trovano gratificazione nell’atto, sono poco metodici e per questo facilmente catturabili.
● Rituali: meno comuni ma più difficili da identificare, investono tempo ed energie nell’organizzare gli attacchi il cui scopo è stabilire il proprio potere.

La letteratura fa notare come fra i criminali sessuali si riscontra spesso una disregolazione emotiva che non consente di stabilire relazioni interpersonali mature e di gestire in modo funzionale i propri stati affettivi.
Mancanza di empatia e disimpegno morale sono caratteristiche ricorrenti; benchè in alcuni casi siano connessi ad una personalità antisociale, più di frequente sono connessi ad egoismo, insensibilità, ridotti livelli di rimorso e senso di colpa nei confronti delle vittime (Petruccelli, 2017).

Queste caratteristiche hanno condotto a pensare ad un deficit della Teoria della Mente (ToM, Varker et al., 2008). Con questa espressione si intende la capacità di riconoscere e comprendere gli stati mentali propri ed altrui; è una capacità che si sviluppa progressivamente anche grazie a contesti familiari accoglienti in grado di rispecchiare gli stati emotivi del bambino. Di contro, ambienti disfunzionali, caratterizzati da abuso e negligenza, o da deficit cognitivi, possono compromettere il suo sviluppo (Keenan e Ward, 2000); di frequente la storia di vita dei sex offenders si caratterizza per esperienze traumatiche di abuso e negligenza, dunque, sembra possibile che siano queste a causare quel deficit della ToM che permette il perpetrare l’offesa.

Nonostante ciò, la ricerca attuale non ci permette di affermare che siano deficit della ToM a dare origine al sex offending; piuttosto li si può definire fattori criminogeni, ovvero che contribuiscono alla possibilità di un agito sessuale criminoso (Elsegood e Duff, 2010).

L’approccio socio-cognitivista ha prestato particolare attenzione a quegli atteggiamenti, valori e credenze che alcuni uomini hanno nei confronti delle donne o dei bambini e che supportano l’aggressione sessuale, motivandola agli occhi del soggetto che la compie come normale e giusta (Drieschner & Lange, 1999; Gannon, Ward, & Collie, 2007).

Ward ed altri autori (Polaschek & Ward, 2002; Ward & Keenan, 1999) hanno invece parlato di “teorie implicite” sottolineando come tali distorsioni siano spiegazioni inconsce che il soggetto usa per conoscere la realtà e per agire nel mondo.

Polaschek and Ward (2002) hanno suggerito la presenza di cinque specifiche teorie implicite che gli uomini autori di violenza sessuale verso le donne hanno:
● Le donne sono incomprensibili: non si capisce cosa vogliano davvero, sono manipolative e per loro “no” significa “sì”.
● Le donne sono oggetti sessuali: individui nati per il sesso, costantemente recettivi e seduttivi, ragion per cui uno stupro non può che essere esperito come piacevole.
● L’impulso sessuale maschile non è controllabile: se ci si sente attratti o provocati da una donna non si può non agire;
● Il diritto: gli uomini hanno i loro bisogni, ed è loro diritto essere soddisfatti, indipendentemente da ciò che altri possono volere.
● Teoria del mondo pericoloso: viviamo in un mondo pericoloso e poco amichevole; dunque, per sopravvivenza è bene pensare solo ai propri interessi.

Nonostante quanto detto finora, la criminologia insegna che non è possibile individuare dei profili specifici: motivazioni, tipo di comportamento, modus operandi, età, etnia dell’autore sono altamente soggettivi, per questo Kröber (2009) ritiene che l’unica caratteristica comune a tutti gli aggressori sessuali sia la non uniformità. Ciò significa che le classificazioni proposte e le conoscenze finora acquisite sono solo delle linee guida, che sicuramente possono aiutare nella ricerca e nella pratica forense, ma non possono essere considerate come dogmi o prescrizioni. Il profilo psicologico del sex offender, nonostante le eventuali aderenze con tali linee guida, varia di caso in caso.

Tutor: Maurizio Leuzzi
Tirocinante: Valeria Manni

 

Bibliografia
-Abel, G,G. Becker, J.V., Cunningham-Rathner, J., Mittelman, M., Rouleau, J. L. (1988), Multiple paraphic diagnoses among sex offenders Bull Am Acad Psychiatry Law. 16(2):153-68.
-APA – American Psychiatric Association (2013), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), Washington D.C., 2013
-Bogaerts, S., Declercq, F., Vanheule, S. & Palmans, V. (2005). Interpersonal factors and personality disorders as discriminators between intra-familial and extra-familial child molesters. International Journal of Offender Therapy and Comparative Criminology, 49, 48-62.
-Dietz, P., Hazelwood, R., Warren, J. (1990), The criminal behavior of the serial rapist. FBI law enforcement bulletin.
-Elsegood, K. J., & Duff, S. C. (2010). Theory of Mind in Men Who Have Sexually Offended Against Children: A U.K. Comparison Study Between Child Sex Offenders and Nonoffender Controls. Sexual Abuse, 22(1), 112–131
-Hazelwood, R., Burgess, A. W., (2016) Practical Aspects of Rape Investigation: A Multidisciplinary Approach. Third Edition CRC Press, 2016
-Keenan, T., & Ward, T. (2000). A Theory of Mind Perspective on Cognitive, Affective, and Intimacy Deficits in Child Sexual Offenders. Sexual Abuse, 12(1), 49–60.
-Kröber, H.L. (2009), Sexualstraftäter – Klinisches Erscheinungsbild. In Kröber H.L., Dölling D., Leygraf, N., Sass H. (Hrsg.), Kriminologie und forensische Psychiatrie, Band 4, Steinkopff Verlag, Darmstadt, pp. 420-457, p. 420.
-Petruccelli I., Pedata L.T. (2008), L’autore di reati sessuali. Valutazione, trattamento e prevenzione della recidiva, Franco Angeli Editore, Milano.
-Petruccelli, I. (2017). Elementi di psicologia giuridica e criminologica. Franco Angeli.
Ward, T., Polaschek, D. L. L., & Beech, A. R. (2006). Theories of Sexual Offending. Hoboken, NJ: John Wiley & Sons. A comprehensive critical overview of theories of sexual offending.

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