in Devianza e Parafilie, Sexlog

Che il 2021 sia stato un anno di ripartenza lo testimonia a pieno il mondo dello sport. A dominare, dopo più di un anno in panchina, sono stati gli europei di calcio e le olimpiadi di Tokyo.Queste ultime hanno richiamato un importante interesse mediatico, soprattutto rispetto al caso della ginnasta statunitense Simone Bales, forse una delle prime atlete dei nostri tempi ad opporsi al concetto del “the show must go on”. Quando il peso di ciò che si ha dentro offusca l’orizzonte, è necessario e doveroso fermarsi, anche per un’atleta, anche se a guardarti ci sono milioni e milioni di occhi.
L’eco di un passato difficile, l’annuncio del ritiro dalle gare per la necessità di dedicarsi alla sua salute mentale. Dietro tutto ciò traspare un’ombra pesantissima: quella dell’abuso sessuale perpetrato da chi, durante l’infanzia, dovrebbe essere un punto di riferimento per una giovane atleta, non un carnefice. Dalle dichiarazioni di Simone Bales e di altre colleghe, è emerso infatti che Larry Nassar, ex osteopata della Nazionale statunitense di ginnastica artistica ha abusato sessualmente di centinaia di bambine e ragazze durante le sue sedute.

«Ogni volta che sei in una situazione di stress, vai fuori di testa. La terapia mi ha aiutato molto», ha spiegato l’atleta a posteriori. «Ho combattuto tutti quei demoni, ora devo concentrarmi sulla mia salute mentale e non mettere a repentaglio la mia salute e il mio benessere. Dobbiamo proteggere il nostro corpo e la nostra mente. Nella mia testa ci sono solo io».
Gli abusi sessuali e le molestie nello sport riguardano molti atleti: secondo uno studio recente uno sportivo su 7 ha dichiarato di aver subito abusi sessuali o molestie ancora prima della maggiore età.In questo caso, parliamo di uno degli scandali sportivi più gravi della storia, che ha visto coinvolte oltre cinquecento ginnaste di tutte le età, la maggior parte delle quali ancora minorenni, vittime di palpeggiamenti, penetrazioni e atti di masturbazione da parte di Nassar, che le adescava con il pretesto di presunte sessioni di manipolazioni e massaggi.

La pedofilia è sicuramente la parafilia più studiata sia dal punto di vista clinico che forense. Essa viene definita come un persistente interesse sessuale verso bambini in età prepuberale che si manifesta attraverso pensieri, fantasie, desiderio intenso, eccitazione sessuale e/o comportamenti sessuali (American Psychiatric Association, 2000; World Health Organization, 1997). Nella forma più grave, l’individuo manifesta un forte interesse sessuale verso bambini che non mostrano ancora i segni di uno sviluppo sessuale secondario, senza mostrare alcun interesse sessuale verso soggetti adulti. Da numerosi studi è emerso come la pedofilia sia associata in maniera significativa ad altri problemi o disturbi mentali, come disturbi d’ansia, depressivi e di personalità.

Kafka (1997) ha suggerito che questo tipo di comorbilità potrebbe riflettere una comune alterazione della neurofisiologia del sistema serotoninergico cerebrale. Infatti, la serotonina assume un ruolo nella regolazione dell’umore, del comportamento sessuale e aggressivo. Una dis-regolazione del sistema serotoninergico potrebbe favorire sia lo sviluppo di un disturbo dell’umore che l’aumentata probabilità di abbandonarsi a comportamenti sessualmente aggressivi.

Tra le vittime di abuso sessuale in età infantile si riscontra un’elevata incidenza di disturbi psicologici e di patologie psichiatriche che possono manifestarsi anche a distanza di anni dall’abuso subito. Gli adulti che hanno subito violenze durante l’infanzia sembrano manifestare un rischio raddoppiato di esordio di disturbi mentali, rispetto a chi non ha subito alcun abuso. Le manifestazioni psichiatriche/psicologiche che presentano un’associazione con la violenza sessuale infantile comprendono nella maggior parte dei casi:
– disturbo borderline di personalità: l’abuso sessuale infantile è uno dei principali fattori di rischio riconosciuti insieme all’identificazione di legami affettivi eccessivamente coinvolgenti e “invischianti”, in particolare con la figura materna;
– stati dissociativi e disturbo dissociativo dell’identità: minore è l’età della vittima, maggiori sono le probabilità di incorrere in questi esiti. Sostanzialmente – per cercare di sintetizzare le teorie dinamiche che cercano di collegare questi fenomeni all’abuso sessuale – si può dire che il bambino, vittima, non arriva a comprendere in modo integrato e appieno l’entità e la valenza di quanto ha subito. Si trova, pertanto, ad affrontare qualcosa di così grave contro cui non possiede difese o risorse sufficienti; l’inconscio, nel tentativo di sopravvivere al trauma stesso, si scinde, relegando dunque “l’orrore non integrabile nell’Io” a uno stato altro da Sé;
– PTSD: il trauma sessuale è una delle causali più accreditate per lo sviluppo di questo grave disturbo;
– ideazione suicidaria e gesti autolesivi: tra i soggetti vittime di violenza sessuale in età infantile si nota, inoltre, un tasso lifetime di tentati suicidi più elevato rispetto ai soggetti che non hanno subito alcuna violenza;
– abuso di alcool e di sostanze: frequente l’associazione sia con un disturbo di personalità sia con la depressione in un quadro di tentativo di autocura o di oblio di ricordi e flashback in caso di comorbilità con PTSD;
– disfunzioni della sfera sessuale: precoce inizio dell’attività sessuale, maggior predisposizione all’impegno in rapporti sessuali non protetti e con molteplici partner.

Nessun individuo dovrebbe mai essere esposto a situazioni del genere: la famiglia, la scuola e gli ambienti sportivi dovrebbero sostenere, favorire un sano sviluppo e garantire protezione dei minori. Le drammatiche conseguenze dell’essere vittima di un tale tipo di abuso si declinano e articolano in molteplici modalità, soprattutto in base all’età della vittima, al genere, al supporto familiare, al fatto che l’abusatore sia o meno conosciuto dalla vittima e alla ripetitività dell’abuso stesso. Le cure attualmente sperimentate risultano essere ancora parziali, e ciò non può che evidenziare le necessità preventive, di intervento precoce e di approfondimento diagnostico e terapeutico, basate essenzialmente su una maggiore informazione e formazione delle diverse figure professionali oltre ad una rete molto più attenta che favorisca la protezione dei minori stessi.

Tutor: Dott.ssa Fabiana Salucci
Tirocinante: Valeria Della Sabina

 

Bibliografia:

Il comportamento sessuale abusante


https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a37618722/simone-biles-abusi/
https://www.rivistadipsichiatria.it/archivio/1319/articoli/14623/

 

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