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Negli ultimi tempi è capitato di sentir parlare, tramite giornali e mass media, di abusi perpetrati ai danni di pazienti da parte del proprio terapeuta o del proprio psicologo, sfruttando il particolare legame che si instaura tra il professionista e il proprio paziente.

Ma in cosa consiste l’abuso sessuale e quali sono le conseguenze a breve e lungo termine?

Consiste in un’azione perpetrata da un individuo ai danni di un altro che spesso si trova in una posizione di svantaggio rispetto al primo. L’abuso sessuale comprende qualsiasi tipo di attività sessuale indesiderata, tra cui anche obbligare la vittima ad assistere ad atti sessuali, forzarla all’uso della pornografia e altri comportamenti inappropriati. Inoltre esso può essere sia fisico che psicologico (O’Leary, Maiuro, 2001).

In molti casi l’abusante fa uso della forza fisica, ma questa non è una condizione sempre presente come invece spesso si è portati a credere (ibidem, 2001).

Molto spesso, infatti, la violenza sessuale viene perpetrata tramite minacce o abuso di potere nei confronti di una persona che non è consenziente o non è in grado di difendersi /sottrarsi per via di una serie di fattori, come l’essere sotto l’effetto di alcol e/o droghe o per una questione d’età. Nello specifico caso dell’abuso di potere, spesso minacce e uso della forza non sono necessarie. Tale abuso può essere, infatti, molto sottile. L’abusante può, ad esempio, servirsi della propria autorità, posizione o status per entrare in contatto con la sua vittima, approfittando magari della fiducia da questa riposta o della propria capacità di influenzarne i pensieri e/o i comportamenti.

Per tale reato l’ordinamento italiano prevede la reclusione da cinque a dieci anni sulla base dell’articolo 609 bis del Codice Penale, con delle eccezioni nei casi di minore gravità, dove la pena può essere ridotta dei due terzi, o con la possibilità di un aumento della pena stessa nei casi più gravi.

Il ventaglio di ripercussioni è tristemente vasto: l’individuo abusato potrebbe riscontrare vissuti di paura, stati di ansia, sintomi riconducibili al disturbo post traumatico da stress, disfunzioni sessuali, vissuti depressivi, tendenza all’abuso di droghe ed alcol, comportamenti autolesionistici, bassa autostima, insonnia e ideazione suicidaria. Per quanto riguarda le differenze di genere, sembra che le donne siano più soggette ad esperire maggiori vissuti di tipo depressivo e gli uomini di aggressività.

L’esperienza di abuso causa, inoltre, forti vissuti di sopraffazione. L’individuo ha la sensazione di aver perso il controllo, di essere impotente, incapace di difendersi. Si percepisce immerso in un costante vissuto di insicurezza, arrivando sino alla svalutazione del proprio sé (Dalle Luche et al., 2012).

L’intervento di un professionista, come ad esempio uno psicologo o un terapeuta, risulta vitale proprio per la delicatezza con cui una tale questione va trattata, soprattutto se si pensa a quanto spesso questa esperienza venga taciuta per vergogna o timore ad esempio.

Ma cosa accade, però, nel momento in cui la violenza è perpetrata tra le mura di uno studio terapeutico? Soprattutto se si pensa al forte legame che si instaura tra il terapeuta e il suo paziente?

L’intervento terapeutico si esplica all’interno del setting che potremmo definire come una cornice. Esso serve sia a delimitare che a sostenere l’intervento stesso, fungendo da spazio sia fisico che mentale rivolto al paziente, all’ascolto e alla riflessione sui vissuti di quest’ultimo.

All’interno del setting si instaura l’alleanza terapeutica, un elemento fondamentale per la buona riuscita dell’intervento terapeutico. Tale alleanza prevede, tra le sue caratteristiche basilari, la fiducia ed il rispetto reciproci.

Commettere un abuso sessuale nei confronti del proprio paziente, facendo leva sulle dinamiche inconsce in egli elicitate, è un grave abuso della fiducia riposta da quest’ultimo e non solo. Il terapeuta, il cui compito sarebbe quello di mettere la propria empatia al servizio del paziente, abusa della propria autorità e della propria influenza per ottenere favori da un individuo che spesso non è in grado di proteggersi, lasciandolo in preda alla confusione, all’ incredulità e in balia dei sensi di colpa.

Il terapeuta, che dovrebbe fungere da contenitore dei vissuti dell’individuo, antepone in questi casi il proprio narcisismo e il proprio desiderio sessuale al benessere del paziente, sfruttando il legame di transfert che si instaura. Solitamente un terapeuta che attua un simile comportamento non si preoccupa di impostare la propria terapia sui bisogni e le esigenze del proprio paziente, arrivando anche a proporre terapie a proprio piacimento o, peggio ancora, passando per terapeutiche tecniche con l’unico scopo di ottenere contatti fisici inappropriati (Singer et al, 1998).

Ciò potrebbe suscitare nel paziente forti vissuti di dipendenza e di inadeguatezza proprio per via del comportamento manipolatorio che il presunto professionista attua nei suoi confronti, e potrebbe causare non solo forti traumi ma anche il rischio di compromettere la rete di relazioni del paziente stesso, che viene così lasciato in preda alla disperazione e alla solitudine (ibidem, 1998).

Stando a quanto dicono Singer e Lalich (1998) è importante che il paziente ricordi che ha sempre il diritto di ottenere informazioni sulla veridicità dei metodi impiegati dal terapeuta da cui si reca, avendo cura di verificare che tali metodologie siano associabili a modelli teorici scientifici e razionali. Inoltre occorre sempre tenere a mente che un’analisi direttiva non è terapeutica, che il terapeuta non è tenuto a costringere il proprio paziente a fare o subire alcunché poiché egli non è tenuto ad indicare al paziente una strada giusta (Zoja, 2011).

Tirocinante: Claudia Isaia

Tutor: Fabiana Salucci

Bibliografia:

  • Dalle Luche R., & Taponecco, C. (2012). Le tematiche di abuso sessuale precoce in un campione femminile di pazienti psichiatriche acute. Journal of Psycopathology18, 106-124.
  • Maiuro R. D. (Ed.). (2001). Psychological abuse in violent domestic relations. Springer Publishing Company.
  • Singer M. T., & Lalich, J. (1998). Psicoterapie «Folli». Conoscerle e difendersi. Edizioni Erickson.
  • Zoja L., (09 febbraio 2011) “Il mio libro. Abuso di terapia, quando gli psicoanalisti tradiscono i pazienti”. Sica L., Repubblica.

Sitografia:

http://www.osservatoriopsicologia.com/2011/01/29/abusi-sessuali-in-psicoterapia/

http://www.stateofmind.it/tag/relazione-terapeutica/

http://www.dialogopsicologia.it/articoli/psicologia_clinica/Il_setting_in_Psicologia_Clinica43.html

https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-iii/sezione-ii/art609bis.html

http://www.spaziopsi.it/html/abuso_sessuale.html

https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/3298/abuso-di-terapia-quando-gli-psicoanalisti-tradiscono-i-pazienti/

https://www.diritto.it/il-reato-di-violenza-sessuale-la-disciplina-giuridica-e-la-recente-sentenza-della-corte-di-cassazione/

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