Agalmatofilia, da Ovidio alla robotica

“Pigmalione, non appena torna a casa, si reca dalla statua della fanciulla e sdraiatosi sul letto accanto a lei, prende a baciarla; gli sembra incontrare qualcosa di tiepido. Di nuovo accosta la bocca e le tocca il petto con le mani: al tocco l’avorio si ammorbidisce, deponendo la sua rigidità; […] il giovane resta attonito, quasi si lascia andare alla gioia ma teme di ingannarsi: pieno d’amore torna a toccare più e più volte l’oggetto dei suoi desideri: è proprio un corpo vivo! Le vene pulsano sotto la pressione del pollice […] Finalmente preme le sue labbra su una bocca vera e dà dei baci che la fanciulla sente: ella timidamente leva verso di lui lo sguardo e ai suoi occhi appare contemporaneamente la visione del cielo e quella dell’uomo che l’ama.”

Con questi versi Ovidio ci narra il momento centrale del mito di Pigmalione, un poema di appena cinquanta versi contenuto nel X libro delle Metamorfosi, uno dei passi più raffinati dell’intera opera. Secondo il poeta, Pigmalione era uno scultore cipriota che, non riuscendo a trovare una compagna degna del proprio amore (va detto ad onor del vero che, secondo i miti, le donne dell’isola di Ciproall’epoca oltraggiavano la dea Venere prostituendosi), decise di dedicarsi interamente alla solitudine ed alla propria arte, modellando poi nell’avorio la statua di una donna talmente bella ed idealizzata da innamorarsene e vivere con lei come fosse una donna vera. La dea Venere interverrà infondendo in essa la vita, in un piacevole lieto fine.

Con Ovidio possiamo apprezzare uno degli esempi più fulgidi (anche se non l’unico del mondo antico) ed eleganti di Agalmatofilia, dal greco Agalma,statua”, e Philia, “amore”. Un termine che da una sfumatura romantica è stato spesso associato in epoca moderna ad un’altra più sessualizzata, tanto da essere stato citato da Krafft-Ebing nel suo PsychopathiaSexualis in riferimento al caso di un uomo talmente attratto dalla Venere di Milo da essere stato arrestato nel 1877 per il tentativo di avere un coito con una sua riproduzione.

E così, il salto dal folclore dei miti dell’Antica Grecia alle parafilie dell’uomo “moderno” è breve e di facile intuizione, poiché se da una parte mettiamo il sentimento romantico nei confronti di un’opera d’arte come lo è una statua, dall’altro troviamo l’ingegno umano messo al servizio dei bisogni sessuali. Nascono degli “oggetti”, delle imitazioni del corpo umano come le dames de voyage risalenti addirittura al 1600, fatte generalmente di cotone e stoffa ed utilizzate soprattutto dai marinai del tempo durante le loro traversate, passando per la controversa leggenda delle “bambole naziste” (volute da Hitler per contenere la diffusione di malattie veneree tra gli uomini della Wermacht, ma delle quali si possiede solo una documentazione inaccurata e inattendibile), fino a raggiungere riproduzioni umane che al giorno d’oggi rasentano lo stato dell’arte.

Oggi non sentiamo parlare molto di Agalmatofilia, per quanto il fenomeno sia presente non solo nei miti di civiltà antiche o citato in testi clinici di nicchia, ma anche in diverse opere cinematografiche e televisive (come il film Lars e una ragazza tutta sua, o ancora nella serie tv The Umbrella Academy). Eppure, penso sia inevitabile trovarsi la famosa pulce nell’orecchio quando parliamo del fenomeno delle RealDolls (lo “stato dell’arte” di cui parlavamo prima).

Perché negli ultimi anni le classiche “bambole gonfiabili” (il cui nome corretto sarebbe in realtà “bambola sessuale”) fatte in vinile saldato o in lattice pesante, sono state affiancate da modelli che coniugano il realismo dei manichini anatomici alle tecnologie della robotica e dell’intelligenza artificiale, e che per questo a prima vista possono somigliare molto più ad una persona che non proprio ad un manichino. Hanno generalmente uno scheletro in PVC o metallo con giunture snodate, la pelle è in silicone di alta qualità se non addirittura fatta di polimeri termoplastici che garantiscono un maggiore realismo, ma ciò che rende davvero particolari queste opere è proprio la loro componente tecnologica. Prendiamo ad esempio Harmony, nata nel dicembre 2017, che ha una testa robotizzata capace di muovere le labbra e riprodurre diverse espressioni facciali, mentre la pelle è riscaldata per imitare la cute umana e disseminata di sensori che inviano segnali al suo “cervello” così da poter reagire di conseguenza fino a “raggiungere l’orgasmo”. Come è possibile questo? Grazie al vero punto forte, ovvero la presenza di un’Intelligenza Artificiale (I.A.), il cui software permette addirittura di plasmare la “personalità” di Harmony (intelligente, romantica, lunatica, ecc..). Un soffio di “vita”, ma stavolta senza l’intercessione di Venere.

Ovviamente è stato solo il punto di partenza di una moderna corsa agli armamenti. Non solo nuovi modelli (come Samantha, disponibile anche in versione maschile, o Solana, controllabile anche da smartphone), ma anche nuovi utilizzi. Prima nel Regno Unito ed in Francia, ma successivamente anche in Italia (a Torino, per la precisione) hanno aperto le prime “case d’appuntamenti” con Real Dolls sia robotiche che non, con tutte le curiosità e le perplessità del caso. Rimane il fatto che di certo non si tratta di prodotti accessibili a tutti, visto che se acquistare una classica RealDoll può costare anche 5mila euro, il modello dotato di I.A. oscilla tra i 15mila ed i 50mila dollari, in base agli optional e alle personalizzazioni scelte.

Come viene vissuto questo fenomeno dalla società? Parliamo di una situazione estremamente recente, per cui non abbiamo dati sufficienti per poter avere un quadro chiaro della situazione; gli stessi ricercatori si chiedono se l’ago della bilancia possa pendere più verso i pro, come un possibile aiuto terapeutico nei casi di problemi legati alla sfera sessuale e/o relazionale, oppure verso i contro, come ad esempio un eccessivo distacco dall’intimità con un altro essere umano. Ciò di cui possiamo invece vantarci è che, ancora una volta, i miti greci riescono ad essere una finestra grazie alla quale interpretare e comprendere con un po’ di poesia qualcosa in più del mondo in cui viviamo.

 

Tirocinante: Simone Maccaglia

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia e Sitografia

Ferguson A. (2010); The Sex Doll: A History. McFarland 2010

https://www.lastampa.it/2018/08/08/cronaca/apre-a-torino-la-prima-casa-dappuntamenti-con-sex-doll-lEFuoO25CnSAPzJfweU4pK/pagina.html

Arrivano i robot per il sesso, cosa accadrà?

Krafft-Ebing R.F. (1886); PsychopathiaSexualis

Scobie A., Taylor J.W. (1975); Perversionsancient and modern: I. Agalmatophilia, the statue syndrome. Journal of the History of the Behavioral Sciences, Vol. 11; Gennaio 1975

 

 

La citazione iniziale è tratta da Ovidio, Le Metamorfosi, edizioni Bur 2010, traduzione a cura di Giovanna Faranda Villa

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