La pre-pedofilia: l’abuso vicariato

I recenti fatti di cronaca ci portano ad affrontare una tematica spinosa, di cui vi è, nell’opinione generale, scarsa consapevolezza. È di pochi giorni fa la notizia del suicidio di un padre di famiglia a seguito della denuncia delle molestie sulla figlia minore, da parte dei docenti della giovane. Dopo il suicidio, anche la figlia maggiore ha denunciato il medesimo trattamento, da parte dello stesso padre e ancora: dalla Sicilia, la cronaca ci mette di fronte all’abuso ripetuto ai danni d’una quattordicenne da parte di ambedue i genitori, denunciati dai familiari, dopo esser venuti a conoscenza del fatto. Cosa ci sfugge, coperto dall’accecante brutalità di realtà sconcertanti come quelle appena citate?

Il ruolo della madre. Parliamo di pre-pedofilia (Petrone, 2005), ovvero una forma particolare di espressione pedofila, una “sottile, complessa e perversa dinamica che ha vita quando la donna/madre non mette lei stessa in atto comportamenti pedofili nei confronti del figlio, ma rimane comunque “complice” di coloro, solitamente i compagni, che invece abusano davvero del bambino” (Petrone, 2005). Seguendo la classificazione di Petrone (ibidem) esistono almeno tre tipologie di donna/madre pre-pedofila:

  1. la madre che collude: inconsciamente ma anche consapevolmente, sacrifica il proprio bambino, soddisfacendo così il proprio bisogno di aggredire e umiliare l’altro rimanendo però in ombra, in una posizione “passiva”.
  2. la donna che dipende: ha una personalità estremamente fragile. Non è in grado di svolgere il proprio ruolo biologico di protettrice dei piccoli e non ha alcun potere all’interno della famiglia, ma è subordinata totalmente alla figura del partner.
  3. la donna vittima: in questo caso, oltre alla motivazione inconscia a rifarsi su terzi del male subito nell’infanzia, le emozioni devastanti legate all’incesto messo in atto dal partner vengono, inconsciamente, disconosciute; dunque, in qualche modo, cancellate. La madre diventa, allora, lei stessa, la piccola bambina di un tempo, che rimane inerme di fronte alle violenze agite da altri più forti.

Sia nella madre “vittima”, che in quella esclusivamente “collusiva” è presente un inconscio stato di rabbia. La pre-pedofilia è di per sé uno stato (se non addirittura un tratto di personalità) e a tale riguardo, parlare di pre-pedofilia, in relazione all’agito pedofilo, nell’identità di genere femminile è, ipse facto, l’unica vera, grande differenza con la pedofilia maschile. La pre-pedofilia sembra, infatti, essere una prerogativa tutta al femminile. Il pedofilo uomo, nella stragrande maggioranza dei casi, ricopre, difatti, un ruolo molto “attivo” nella relazione con il bambino (Quattrini, 2011). Il fenomeno della pre-pedofilia si può verificare, come descritto nei profili precedentemente indicati, perché il compagno è un pedofilo e l’amore e la dipendenza patologica nei confronti del partner, portano la donna a seguire le inclinazioni di quest’ultimo. Tra le cause che spingono donne abusate a scegliere partners devianti, a cui ‘elemosinare’ attenzioni e conferme, è di primaria importanza l’aver avuto esperienza di genitori devianti ed abusanti, a livello sia sessuale che psicologico. È il ciclo dell’abusante-abusato (Stoller, 1985), ma agito per procura, vicariato. Un fenomeno che potremmo definire “coazione a veder ripetuto”: “non sono io a farti del male come già altri in passato lo fecero a me, ma lo lascio fare ad altri al posto mio, potendo comunque così io godere della mia spinta inconscia a rifarmi su terzi del male subito” (Petrone, 2005). È il meccanismo della “coazione a ripetere”, solo ‘filtrato’ dalla presenza attiva di un altro che fa il lavoro sporco, al proprio posto. In moltissimi casi di incesto, ieri come oggi, vi è una madre a dir poco assente. La madre assente non è riuscita a stabilire un rapporto sano, autentico, di fiducia con i propri figli e di fronte all’abuso del figlio non si sente emotivamente coinvolta, come figura di protezione e di responsabilità, nei suoi confronti. Una donna disattenta alla sua realtà familiare: non in grado né di essere moglie né di essere mamma (Malacrea, & Vassalli, 1990). È proprio il fallimento come donna e come madre, la paura di perdere il partner, a essere, spesso, alla base del comportamento complice. Avviene infatti, che la madre sappia dell’abuso, ma non faccia niente per impedirlo; anzi, se la figlia le rivela l’accaduto, la accusa di mentire, facendo sì che il marito continui a perpetrare l’incesto. La donna, di frequente, vede nel compagno una perdita di interesse nei propri confronti e per non essere abbandonata, “suggerisce”, in modo più o meno inconscio, una relazione “sostitutiva” con la figlia. Molto spesso, infatti, i figli diventano oggetto di attenzioni sessuali nel momento in cui la madre non riesce più a svolgere il suo “ruolo sessuale”, all’interno della coppia genitoriale (Mendorla, 2005). La pre-pedofilia ha quindi manifestazioni differenti: può essere sottile, più silente e mascherata, come nelle famiglie incestuose, oppure più evidente, ostentata, come nel caso di madri che “spingono” i figli nelle braccia dei propri compagni abusanti o, ancora, che “vendono” le prestazioni dei loro figli o che partecipano attivamente a giochi sessuali perversi con questi. “Il suo [della madre] “far finta di non vedere” è un’ulteriore violenza ai danni delle piccole vittime abusate e non protette da coloro che, invece, dovrebbero amarli e tutelarli. Il tradimento avviene su tutti i fronti e le piccole coscienze distrutte e i piccoli corpi martoriati vengono lasciati soli a se stessi. Queste donne, se pure non hanno agito direttamente l’abuso, si sono macchiate dello stesso crimine perché, proprio come il loro compagno, non hanno considerato i bambini persone, li hanno ostacolati e menomati nello sviluppo fisico e psichico, li hanno piegati alle proprie ingiustificate e insane esigenze” (Petrone, 2005).

A cura della tirocinante IISS: Tjuana Foffo

Tutor: Davide Silvestri

 

BIBLIOGRAFIA

  • Malacrea M., Vassalli A. (1990), Segreti di famiglia, Cortina, Milano
  • Mendorla G. (2005), Orchi e streghe, Maimone Editore, Catania.
  • Petrone L., Troiano M. (2005), E se l’orco fosse lei? Strumenti per l’analisi, la valutazione e la prevenzione dell’abuso al femminile, Franco Angeli, Milano.
  • Quattrini F., Costantini A. (2011), Differenze di genere nel comportamento pedofilo: la pedofilia femminile

SITOGRAFIA

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