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Lesbica è l’aggettivo femminile che deve la sua fama ad un’isola greca di nome lesbo. Si tratta di un’isola a nord-est del mar Egeo, la patria di Saffo, la poetessa senza bellezza, nata a Mitilene, la città più importante dell’isola, nell’ultimo terzo del VII sec. a.C.. Le donne, in quel periodo, godevano di una condizione e un’indipendenza che non avrebbero più conosciuto in età classica tra il V e IV sec. a.C.. non che per loro non fosse un obbligo il matrimonio! La stessa Saffo dovette rispettarlo, diventando la moglie di un certo Cercilas o Cercolas, un uomo ricchissimo che veniva dall’isola di Andros (Cicladi), dal quale ebbe una figlia chiamata Cleis, come la madre di Saffo.

Il suo amore per le donne non le impedì di innamorarsi di un uomo di nome Faone che Saffo avrebbe desiderato di un “amore furioso”, ma non corrisposto, che l’avrebbe portata al suicidio: Saffo si sarebbe gettata in mare dall’alto di uno scoglio chiamato “Salto di Leucade” nell’isola omonima. Ma sarebbe da dire che la – cattiva – reputazione che le è stata attribuita dagli autori dell’Antichità, non riguardasse tanto i suoi amori quanto la sua indipendenza.

Nel nostro Paese il 40% delle adolescenti ha consumato almeno un rapporto saffico: un trend trasversale che va da Nord a Sud, prescindendo da differenze sociali e di reddito. È il dato-chiave che emerge dal convegno «Sessualità e scelte consapevoli» organizzato dall’Istituto San Gallicano di Roma, dove lo psicologo dell’infanzia Federico Bianchi di Castelbianco ha presentato i risultati di uno studio sul boom dell’esperienza lesbo delle giovanissime: «Esistono una serie di messaggi mediatici che esaltano l’omosessualità come regno della trasgressione, del sesso facile, della moda, del divertimento.

Il rapporto saffico viene mostrato per stupire e affascinare, le ragazze subiscono questi messaggi forti e precisi, e scatta un fattore imitativo che fa dire a molte che l’esperienza omosex è una prova di maturità, una sorta di passaggio iniziatico per sentirsi grandi e alla moda». Il trend della «trasgressione omosessuale» (che è tutt’altra cosa rispetto all’omosessualità vera e propria) riguarda entrambi i sessi: «Nel 2000 – spiegano i curatori della ricerca – il 60% dei ragazzi aveva avuto almeno un’esperienza gay, mentre le donne erano solo il 20%. Oggi le ragazze ad aver sperimentato l’approccio saffico sono almeno il doppio. La novità – in campo femminile – è però che ora si comincia più presto: dai 12 ai 15 anni la gran parte ha già avuto il suo primo rapporto lesbo».

Una donna sa bene che cosa piace a un’altra donna. Le gambe diventano le porte spalancate a tutto un mondo fatto di percezioni in attesa di essere vissute. E allora la delicatezza si fonde al conturbante, la lingua esplora parti che prima solo il tatto aveva conosciuto. Il gusto del sesso si inebria degli spasmi dei corpi che si muovono per dare e ricevere un piacere lambito dalla carne e che cresce a ogni carezza dal sapore assuefatto di voglia allo stato puro. Capitolo a parte poi l’amore tra donne. A volte ci sono ragazze che si rifugiano nel loro mondo perché necessitano di sensibilità e tatto.

C’è chi vuole provare nuove esperienze, perché non più “soddisfatta” dall’uomo. Spesso diventano “amanti” due grandi amiche, anche senza consumare il loro amore. Secondo varie ipotesi psicoanalitiche, alla base del lesbismo vi sarebbero o un narcisismo esasperato, che promuove una ricerca della propria identità sessuale attraverso un rispecchiamento nella partner, o un’ostilità materna che impedirebbe alla figlia un’adeguata identificazione femminile, con conseguente accettazione del proprio ruolo, o anche un rifiuto paterno nei confronti della figlia, che indurrebbe la stessa ad alimentare una marcata ostilità nei confronti del sesso opposto (con il quale il soggetto potrebbe anche identificarsi, secondo il meccanismo di ‘identificazione con l’aggressore’).

Da alcuni studi sembra che le donne lesbiche che vivono un rapporto di coppia siano infedeli in misura del 6% contro il 36% dei gay che vivono in coppia. (Fonte: Mary Anne Fitzpatrick, Fred Myrick, Timothy Edgar, Gay and Lesbian Couple Relationship). Si può dire dunque che la coppia lesbica sia più fedele della coppia gay, ma è comunque un luogo comune che le donne, essendo più fedeli degli uomini, formino sempre delle coppie assolutamente monogame. Esistono, nelle grandi città, dei rinomati locali dove le lesbiche possono incontrarsi e conoscersi, cosa che ormai fanno di frequente, anche in app specifiche su Internet. Dunque, le occasioni di incontro per avventure fuori del rapporto di coppia davvero non mancano e le proposte sono molteplici, per cui la fedeltà è sempre una scelta.

Le lesbiche non amano essere definite “omosessuali”, in quanto si sentono diverse dagli omosessuali maschi: dichiararsi lesbiche anziché omosessuali è dunque per le donne che amano le donne una sorta di rivendicazione di una loro propria specificità. L’omofobia e l’isolamento sociale nel quale le coppie lesbiche vivono, sono fattori capaci di alimentare i conflitti. Ad esempio, paura e rabbia possono essere indirizzate a torto nei confronti di una partner che può rappresentare alcuni aspetti misogini della cultura eterosessuale. Anche le donne infatti possono essere cresciute in famiglie maltrattanti, con modelli genitoriali violenti ed anche le donne possono avere delle concezioni razziste nei confronti di altre donne o avere sete di potere, così come il desiderio di una posizione dominante nella loro relazione di coppia.

Adolescenti cresciuti da madri lesbiche non mostrano dei problemi nello sviluppo, né nel rapportarsi a coetanei cresciuti all’interno di famiglie eterosessuali. Mettendo a confronto questi soggetti con coetanei cresciuti in una famiglia eterosessuale a parità di condizioni sociali, culturali ed economiche, è risultato che non ci sono differenze significative fra i due gruppi in termini di depressione, ansia, autostima e rendimento scolastico. Non esiste del resto solo la famiglia nucleare: anche i figli di una coppia omosessuale frequentano la famiglia allargata, con nonni, zii ed altri parenti, sono influenzati dalle famiglie dei loro amici, dalla scuola, dall’istruzione religiosa, etc.

Nel XIX secolo la nascente psicologia e la sessuologia studiarono diffusamente il lesbismo, che venne considerato una perversione patologica, come la pedofilia o il sadomasochismo. Dal 1880 fino al 1935 la clitoridectomia viene praticata come cura al lesbismo. È nell’Ottocento che si diffonde lo stereotipo delle donne mascoline, le “invertite” che, per nascita, non erano capaci di essere donne a tutti gli effetti.

Lo stesso Freud, pur non classificando l’omosessualità maschile e femminile come una vera e propria patologia, l’identifica come un comportamento deviante, causato dall’arresto del corretto processo evolutivo della libido. Parent-Duchatelet, medico parigino, indica come causa del tribadismo l’eccessiva libidine e la dimora forzata in carceri.

 

Tutor: Dott.ssa Fabiana Salucci
Tirocinante: Dott. Daniele Calicchia

Sitografia

Sesso fra donne: curiosità di provare

La storia della poetessa Saffo

La coppia lesbica


https://www.wikiwand.com/it/Storia_del_lesbismo

 

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