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L’asfissia autoerotica è una pratica sessuale associata allo spettro del masochismo sessuale, ovvero l’insieme di quei comportamenti umilianti e dolorosi messi in atto al fine di provare piacere sessuale, e, dunque, di sentirsi completamente appagati.
In particolare, l’asfissia autoerotica si realizza attraverso una privazione di ossigeno al cervello al fine di raggiungere un orgasmo più intense; tale comportamento aumenta la sensibilità, incrementa l’euforia, e porta ad una diminuzione dell’inibizione. Infatti tra le pratiche più adottate troviamo: l’impiccagione, l’uso di sacchetti di plastica, legature al collo, l’uso di maschere, compressione al petto, fino ad avvalersi dell’inalazione di sostanze dannose che sostituiscono l’ossigeno.

A livello storico questa particolare pratica era già conosciuta ed intrapresa prima del ‘600, dove si era già a conoscenza che la conseguenza della deprivazione di ossigeno poteva causare negli uomini erezioni, fino ad arrivare all’eiaculazione.
L’asfissia autoerotica può essere inserita nell’atto sessuale, sia durante la fase dell’eccitamento, sia nelle fasi successive, inoltre essa si accompagna spesso all’uso di sex toys e di materiale pornografico, e può essere associata ad altre forme di parafilia, come il travestitismo o il feticismo.
Andando ad analizzare il significato dell’asfissia autoerotica, in particolare l’atto della legatura, essa si può ricondurre ad un bisogno di sperimentazione sessuale ed alle emozioni legate alla ricerca del rischio. Ciò rappresenta un bisogno di riscatto nel soggetto, che vuole esperire questa emotività attraverso la messa in atto di comportamenti sessuali rischiosi.
Analizzando la storia di vita di alcuni soggetti che quotidianamente, o molto spesso, mettono in atto questa pratica sessuale, emergono degli episodi precoci di soffocamento, avvenuti assieme ad un abuso fisico o sessuale (Friedrich & Gerber, 1994): dunque il mettere in atto durante l’autoerotismo l’asfissia, potrebbe essere una modalità inconsapevole di risoluzione del trauma attraverso l’erotizzazione di esso.
Visti i comportamenti rischiosi adottati in queste pratiche sessuali, sfortunatamente troppo spesso esse rappresentano la possibile causa di morte dei soggetti che le mettono in atto, ciò avviene per impreparazione circa la pratica e per un’erronea valutazione della situazione, perdendo così il controllo effettivo di ciò che stanno facendo.

La prosecuzione del mettere in atto l’asfissia autoerotica potrebbe aumentare il rischio di morte, infatti i soggetti tendono a protrarre nel tempo e\o a ripetere ossessivamente la pratica in quanto si arriva ad una assuefazione delle sensazioni piacevoli, e dunque è necessario aumentarne la pericolosità per raggiungere lo stesso grado di piacere.
A causa dei possibili errori involontari di valutazione, secondo un’indagine, si può osservare che il 41% dei soggetti che amano praticare l’asfissia autoerotica quotidianamente, dichiarano di essere sempre in presenza del partner durante l’atto (Hucker, 2008).
A livello terapeutico, non si interviene se non a livello preventivo, educando il soggetto ai possibili rischi della pratica, oppure intraprendendo un percorso nel caso in cui il l’individuo possa vivere la situazione con disagio, tale che sia talmente rilevante, da richiedere l’aiuto di un esperto.

Si può, infatti, accompagnare il soggetto attraverso una valutazione della pericolosità della pratica sessuale, aiutandolo a trovare delle strategie alternative per svolgerla con maggior sicurezza.
Risulta fondamentale educare ed informare a pratiche sessuali consapevoli, contribuendo a trasmettere una conoscenza reale e sana della sessualità, al fine di vivere esperienze piacevoli e sicure.

 

Tutor: Fabiana Salucci
Tirocinante: Silvia Castellaneta

 

Bibliografia:
American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5). Washington D.C.: APA. trad.it: DSM-5, Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione (2014). Milano: Raffaello Cortina.

Friedrich, W.N., & Gerber, P.N. (1994). Autoerotic asphyxia: the development of a paraphilia. Journal of American Academy Child Adolescent Psychiatry, 33(7),970-4.

Hucker, S.J. (2008). Sexual masochism. Psychopathology and theory. In D.R. Laws, W.T. O’Donohoue,(Eds), Sexual deviance: Theory, assessment, and treatment. Guilford Press, New York, 250-263.

Hazelwood, R., Dietz, N., & Buegess, A. W. (1983): Autoerotic Fatalities, Lexiton, MA: Lexiton Books.

Idota, N., Nakamura, M., Tsuboi, H., Ichioka, H., Shintani-Ishida. K., & Ikegaya, H. (2019). Autoerotic asphyxia using a plastic bag loosely covering the head over a gas mask.
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Prati, G. (2006). Morire di Piacere, la pratica dell’asfissia autoerotica. Rivista di Sessuologia, 30(1).

Quattrini, F.( 2015). Parafilie e Devianza. Giunti, Firenze.

Resnik, H. (1972). Eroticized Repective Hangings. American journal of Psychotherapy, 26, 4-21.

 

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