in Sexlog, Devianza e Parafilie

Il “Masochismo sessuale” è stato introdotto come espressione nel 1886 da Krafft-Ebing nel suo testo Psycopathia Sexualis. Il termine Masochismo è stato ideato prendendo spunto dallo scrittore austriaco, Leopold von Sacher-Masoch, che era solito raccontare nei suoi romanzi vicende che ritraevano singolari e atipici comportamenti erotico-sessuali, ricchi di particolari, caratterizzati da umiliazione e sofferenza (Quattrini 2015). Con tale termine l’autore indicava la condizione del soggetto dominato dall’idea di essere sessualmente sottomesso alla volontà del partner attraverso umiliazioni, abusi o maltrattamenti e provare piacere sessuale in tali fantasie; in particolare Krafft-Ebing vedeva nel masochismo una caratteristica patologica tipicamente femminile, poiché tale era considerata la sottomissione della donna nei confronti dell’uomo nella vita quotidiana, infatti, non a caso il sadismo era visto come prettamente maschile (Di Fiorino, Corretti 2004).

Alla base del Disturbo da Masochismo Sessuale risiedono il dolore e la sofferenza come determinanti per l’appagamento e la soddisfazione orgasmica, ricercati attraverso la messa in atto di comportamenti e azioni dolorose e umilianti.

Il DSM-5 in particolare sottolinea la differenza tra quello che viene definito “comportamento parafilico” o “Parafilia” e il Disturbo Parafilico vero e proprio; il primo viene definito come un comportamento caratterizzato da un interesse sessuale, intenso e persistente, che si discosta da quello tipico, nel quale ad essere ricercata è la stimolazione genitale con partner umani, fisicamente maturi e consenzienti, la parafilia può essere definita come qualsiasi interesse sessuale maggiore o uguale agli interessi sessuali normofilici (DSM-5); Un Disturbo Parafilico è definito altresì come una parafilia che causa disagio o compromissione nell’individuo o una parafilia la cui soddisfazione ha arrecato, o rischiato di arrecare, danno a se stessi o agli altri (DSM-5). Per sintetizzare, una parafilia non richiede, di per sé, un intervento clinico, al contrario di un Disturbo Parafilico.

Nel disturbo da Masochismo Sessuale oltre ad essere indicati i criteri A e B, per il quale devono essere soddisfatti entrambi, nei cui viene evidenziata la caratteristica dell’egodistonia del vissuto del soggetto e la compromissione delle varie aree della funzionalità quotidiana, viene evidenziata la specifica dell’asfissiofilia; quest’ultima è intesa come la forte attrazione da parte di un soggetto di raggiungere l’eccitazione e il piacere sessuale tramite pratiche che possano provocare una forte riduzione della capacità respiratoria, spesso praticate nell’autoerotismo, con un aumento importante del rischio di suicidio (Quattrini 2015).

L’Asfissiofilia è definita in particolare come strangolamento erotico o ipossifilia. L’eccitamento sessuale viene stimolato dal comportamento o dalla fantasia di pratiche, attuate durante l’atto sessuale, che riducono appositamente l’afflusso di ossigeno al cervello. Questo particolare stato di ipossia aumenterebbe la percezione del piacere orgasmico. Questa pratica è generalmente autoindotta tramite autostrangolamento, definita in questo caso asfissia autoerotica o autoasfissiofilia, oppure può essere attuata tramite l’intervento di un’altra persona, la quale ha la responsabilità di evitare che il soggetto, consenziente, abbia una mancanza di ossigeno tale da fargli perdere i sensi.

Nella pratica l’asfissiofilia viene ottenuta con l’utilizzo di svariate tecniche e con l’ausilio di diversi materiali come ad esempio: lo strangolamento a mani nude, il soffocamento tramite sacchetti di plastica infilati nella testa, l’uso di nastri, corde o sciarpe (XXI SEX – Nuova Enciclopedia Sessuale); impiccagione, legature al collo o utilizzo di maschere, compressioni al petto, uso di gas o sostanze chimiche (Quattrini 2015).

Sin dal 1600 tale pratica era ben conosciuta e considerata efficace nel trattamento del disturbo dell’erezione. Questa considerazione risale ai tempi delle impiccagioni nella pubbliche piazze, durante le quali era spesso osservabile come gli uomini impiccati presentassero delle erezioni spontanee (XXI SEX – Nuova Enciclopedia Sessuale).

L’attuazione di quello che nel tempo è divenuto ormai un gioco erotico, vede modalità caratteristiche di comportamento dalle quali è possibile evincere chiaramente i rischi e la pericolosità che corre un individuo con una parafilia di questo tipo. Spesso azioni non controllate nella pratica dell’asfissiofilia portano a decessi accidentali, molto spesso confermati per suicidio, in altri casi per omicidio, quando le costrizioni sono indotte da terze persone (Quattrini 2015). È tra tutte la pratica sessuale che causa statisticamente più decessi; è infatti molto importante sottolinearne la grande pericolosità.

Le complicanze più frequenti sono caratterizzate da escoriazioni, abrasioni e lesioni cutanee. Quando si arriva al decesso, questo avviene in modo accidentale e probabilmente è dovuto ad un errore di giudizio, una sopravvalutazione della propria capacità di resistenza alla mancanza di ossigeno, in termini di tempo, quando parliamo di ipossie autoindotte. Altre volte possono accadere degli imprevisti fatali come l’intrecciarsi di una corda o la perdita della chiave di un lucchetto, che possono impedire al soggetto di liberarsi, se non vi sono altre persone presenti (Di Fiorino, Corretti 2004).

Le statistiche relative ai decessi per asfissiofilia sembrano essere in parte contrastanti in merito a quale sia più frequente, la situazione di suicidio o di omicidio (Hazelwood et al. 1984; Hucker 2011). È indubbio che il numero globale sia nettamente più alto di quello riportato in letteratura, poiché è molto frequente che vi sia la tendenza da parte dei familiari delle persone decedute a causa di questa pratica a tacere, omettendo così le dinamiche della morte (XXI SEX – Nuova Enciclopedia Sessuale).

Tirocinante: Emanuela D’Alessio

Tutor: Fabiana Salucci

 

Riferimenti bibliografici

  • American Psychiatric Association, & American Psychiatric Association. DSM-5 Task Force (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders: DSM-5™.
  • Di Fiorino M., Corretti G. (2004). “Perversioni. Il lato oscuro dei comportamenti sessuali” Researchgatehttps://www.researchgate.net/publication/256442721
  • Hazelwood R.R., Dietz P.E., Burgess A. W. (1994). Autoerotic fatalities, Health, Toronto, in Quattrini F. (2015). Parafilie e devianza: Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti Editore
  • Hucker, S. J. (2011). Hypoxyphilia. Archives of sexual behavior40(6), 1323-1326. In Quattrini F. (2015). “Parafilie e devianza: Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti Editore
  • Krafft-Ebing R. (1886). Psychopathia Sexualis (trad. It. Psychopathia Sexualis Edizioni Shor, Milano, 1930), in Quattrini, F. (2015). Parafilie e devianza: Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico”. Giunti Editore.
  • Quattrini F. (2015). “Parafilie e devianza: Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti Editore

Sitografia:

http://www.psicologoinrete.com/sesso-psicologo-enciclopedia-011.html – XXI SEX – Nuova Enciclopedia Sessuale

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