Benessere di coppia: più si fà sesso e più si è felici?

Intorno al “sesso” girano tanti falsi miti e convinzioni che le ricerche scientifiche ogni tanto smentiscono. Ne sono un esempio la credenza che l’uomo sia “penecentrico” oppure, più in generale, che le uniche zone erogene capaci di far innalzare il livello di desiderio ed eccitazione sessuale in entrambi i sessi, se adeguatamente stimolate, siano quelle che noi tutti chiamiamo genitali (come si può leggere nell’articolo “Zone erogene: le mappe del piacere degli uomini e delle donne”). A queste, e a tante altre, si aggiunge l’idea che più una coppia di innamorati faccia sesso (o l’“amore”, per i più romantici) e più la coppia sia felice. Perché siamo convinti che l’appagamento affettivo all’interno della relazione e quello individuale sia equivalente alla frequenza dei rapporti sessuali? E’ davvero così?

Amy Muise (2016), assieme ad altri colleghi, è stata l’autrice di uno studio svolto presso e per l’Università di Toronto sul tema. Il risultato ottenuto farà forse ricredere alcuni di voi. “Nonostante una maggior quantità di sesso sia associata ad una maggior felicità percepita”, afferma la ricercatrice, “questa correlazione non diviene più significativa al di sopra di un incontro sessuale a settimana”. Detto in altre parole: fare l’amore una volta a settimana renderebbe ugualmente felici al pari del farlo più volte. Inoltre, nel commentare gli esiti della ricerca, Amy Muise ha affermato che un elemento centrale nel determinare il benessere intimo sessuale e affettivo dei partner sarebbe quello di evitare pressioni dirette ad aumentare la frequenza dei rapporti sessuali, lavorando invece nella direzione tendente a migliorare la “connessione intima”. Con quest’ultimo concetto si intende racchiudere l’interesse nel dialogare con il partner e la valorizzazione della sua presenza fisica, con annesso riconoscimento dei propri e altrui bisogni (anche sessuali).

Il responso di questo studio si accompagna a quello emerso esattamente un anno fa, quando Tamar Krishnamurti analizzò l’effetto prodotto dall’incremento dell’attività sessuale sul desiderio e sulla soddisfazione sesso-affettiva di entrambi i partner. I risultati suggerirono che l’aumento della frequenza dei rapporti “amorosi” provocava un calo del desiderio e una minore soddisfazione nella vita intima; questo perché laddove l’attività sessuale veniva realizzata con una frequenza più elevata rispetto agli “standard” della coppia per un periodo di tempo prolungato, minore era la possibilità che si sviluppassero le fantasie e l’immaginario erotico, che sostenevano e amplificavano il desiderio sessuale.

Concludendo, è possibile affermare che ogni coppia ha il suo “numero perfetto” e bisogna comprendere che non esistono misure “normali” relative alla frequenza dei rapporti sessuali. Ogni coppia è diversa dalle altre. All’interno di una relazione, l’importanza che viene riservata al sesso può cambiare, trasformarsi nel tempo e questo succede per diversi fattori. La cosa fondamentale è non smettere di comunicare, di parlare l’uno con l’altro senza sentirsi in colpa perché si chiede ciò che si vuole o perché non si desidera quello che l’altro chiede.

 

Fonti:

  • Muise, A., Schimmack, U., Impett, E. A. (2016), Sexual frequency predicts greater well-being, but more is not always better, Social Psychological and Personality Science, 7, pp. 295-302
  • Krishnamurti T., Loewenstein G., Kopsic J., McDonald D. (2015), Does increased sexual frequency enhance happiness?, Journal of Economic Behavior & Organization, Vol. 116, pp. 206-218

 

Tutor: Francesca Mamo

 

A cura dei tirocinanti IISS:

Alessandro Petroni

Francesca Picardi

Giuseppe Massaro

Laetitia Bollinger

Valentina Arachi

Veronica Fiore

Sara Sellaro

Silvia Budello

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare