Casimir Pulaski, un eroe intersessuale

Nell’ottobre del 1779, in piena guerra civile americana, cadeva in battaglia a soli 34 anni il generale Americano Casimir Pulaski, ferito a morte sul campo durante la battaglia vicino Savannah (Georgia). Di origine polacca, dopo aver combattuto in europa contro la Russia (e non solo) si sposta in america nel 1777, dove combatte a fianco dei rivoluzionari delle 13 colonie. Considerato il padre della cavalleria americana dopo aver utilizzato la sua forza d’urto come strumento principale nella battaglia nei pressi del fiume Brandywine salvando, tra gli altri, anche la vita dell’allora generale George Washington, divenne uno degli eroi della rivoluzione americana, con tanto di un giorno dedicato alla sua memoria (il Casimir Pulaski Day, festeggiato soprattutto a Chicago la prima domenica di marzo).

Nel 1990, dal cimitero monumentale di Savannah, sono stati riesumati quelli che, si pensava, fossero i resti del generale polacco. Una cosa lasciò perplessi i ricercatori, e cioè che lo scheletro in loro possesso, nonostante alcuni particolari rimandassero alla figura di Pulaski (come una ferita allo zigomo sinistro), presentava caratteristiche decisamente femminili. Le moderne tecniche di indagine ha permesso un’analisi del DNA che proprio nei mesi scorsi ne avrebbe confermato l’identità. Come conciliare le due cose? Dopotutto sappiamo che Pulaski è stato battezzato ed educato come “maschio”, e nei dipinti che lo raffigurano viene rappresentato con i baffi e con una leggera stempiatura. Eppure le evidenze antropologiche e genetiche sono chiare.

I ricercatori hanno avanzato una ipotesi interessante: Casimir Pulaski potrebbe essere stato Intersessuale.

In questa ottica, inoltre, viene visto come rappresentante di un gruppo di individui che sono stati in qualche modo nascosti o cancellati dai registri della storia.

Ma cosa si intende per Intersessualità?

In termini medici è una condizione data da una “anomalia della differenziazione sessuale”, quindi da “qualcosa” che va a interferire con quel processo che inizia con la fecondazione (nella quale si determina il sesso fenotipico del feto) e termina con la pubertà, e attraverso il quale si sviluppano le caratteristiche di “uomo” e di “donna”: la diagnosi è quella di Disordine dello Sviluppo Sessuale. Un’altra definizione, forse meno asettica e stigmatizzante, la dà l’Intersex Society of North America, che presenta l’Intersessualità come un termine “ombrello” che include una varietà di condizioni nelle quali una persona è nata con caratteristiche anatomiche sessuali o riproduttive che non si conformano esclusivamente al genere maschile o a quello femminile. Ad ogni modo ci troviamo davanti a una serie di situazioni molto varie e particolari: ad esempio una persona potrebbe apparire esternamente come una donna (genitali compresi), mentre il suo apparato genitale interno è di tipo maschile (testicoli ritenuti) o viceversa, oppure una ragazza potrebbe avere una clitoride eccessivamente grande o una chiusura parziale o totale delle grandi labbra, o allo stesso modo un ragazzo potrebbe avere un pene eccessivamente piccolo. In termini genetici, un individuo può presentare contemporaneamente cellule con corredo cromosomico femminile XX e altre con corredo maschile XY.

Dal punto di vista clinico-medico, possiamo comunque guardare a questo mosaico di condizioni dividendole in due grandi categorie in base alla “causa” (quella che viene chiamata eziopatogenesi), e cioè in:

  • Anomalie Genetiche, solitamente legate al processo di divisione (o meiosi) dei cromosomi sessuali XX e XY alla base della riproduzione umana. Esistono diverse combinazioni possibili che portano ad altrettante condizioni e sindromi, tra cui la Sindrome di Turner e quella di Klinefelter
  • Anomalie Ormonali, come la Sindrome Androgenitale (dovuta ad una eccessiva esposizione agli androgeni per un feto femminile, che avrà poi genitali esterni simili a quelli maschili) o la Sindrome da Insensibilità agli Androgeni parziale o totale (nella quale un soggetto maschile avrà un aspetto esteriore tipicamente femminile) che vengono definite come pseudoermafroditismo. “pseudo” perché in realtà il sesso cromosomico reale, pur discostato dall’aspetto esteriore, è comunque definito in termini maschili o femminili.

Accanto allo pseudoermafroditismo esiste un’altra condizione, estremamente rara, chiamata ermafroditismo vero, in cui coesistono elementi gonadici sia maschili che femminili in quello che è chiamato “ovotestis” (ovaio e testicolo contemporaneamente).

Parliamo di situazioni a volte molto ambigue, difficili da riconoscere, sia intrinsecamente sia per le caratteristiche individuali molto variabili da persona a persona. Ad esempio, i ricercatori insieme agli storici ritengono probabile che lo stesso Casimir Pulaski, soprattutto considerate le conoscenze e le possibilità relativamente limitate dell’epoca, non si sia mai reso conto di essere una donna. Nel caso particolare della Sindrome da Insensibilità agli Androgeni, come già detto, ci troveremmo di fronte ad un individuo geneticamente maschio ma fisicamente femmina, perché sono proprio gli androgeni (che il corpo in questo caso non “riconosce”) a permettere la formazione dei genitali esterni maschili, che quindi rimangono femminili (perché, sì, in origine sono femminili); allo stesso tempo i genitali interni (che per differenziarsi non dipendono dagli androgeni ma da altri ormoni) sarebbero maschili “come da programma” (testicoli ritenuti a livello addominale, al posto di utero e tube). L’aspetto esteriore non desterebbe problemi, i quali potrebbero sorgere solo per il mancato sviluppo puberale e la relativa assenza del menarca, oppure nel caso di un’operazione chirurgica addominale in cui apparirebbero chiari gli organi interni.

L’atteggiamento rivolto all’Intersessualità è stato vario nel corso del tempo a seconda del periodo storico e della cultura. Sappiamo che la sua esistenza era già nota fin dall’antichità, anche se notizie certe sull’atteggiamento che le veniva riservato possiamo trovarle soprattutto nei testi di diritto canonico risalenti al medioevo, come viene riportato da Henry De Bracton nel suo De Legibus et Consuetudinibus Angliae del 1235, dove si può leggere come in tale epoca si tendesse generalmente a classificare l’individuo “ermafrodito” in base alla predominanza degli organi sessuali o del ruolo di genere; veniva così avallato il “dubbio” inglobandolo in uno dei due sessi, ed è probabilmente anche per questo che, come suggerito dagli storici, potrebbero essere stati molti gli individui intersessuali di cui ci è giunta notizia solo in quanto uomini o donne, proprio come per Pulaski.

Intorno alla metà del ventesimo secolo si parlava di bambini intersessuali come “emergenza sociale”, e per questo, con il supporto di psicologi, sessuologi e ricercatori, si cominciò ad intervenire proprio in tenera età con l’idea che questo avrebbe risolto in maniera più efficace e meno traumatica il “problema” piuttosto che se si fosse fatto in età adulta. SI tendeva a seguire la “Optimal Gender Policy” proposta da John Money, in base alla quale si riteneva (in modo errato) di poter educare indiscriminatamente un bambino verso una determinata identità di genere, con l’idea di creare la minima discrepanza possibile tra questa e l’anatomia interna. Solo il tempo mostrerà come questa idea di poter guidare in modo arbitrario lo sviluppo sessuale del bambino fosse presuntuosamente errata.

Accanto alla politica di Money si pone lo sviluppo della chirurgia, che permetteva interventi detti “di normalizzazione” sempre più precisi ed efficaci con i quali assegnare il sesso “ritenuto più adatto” e che in moltissimi casi venivano effettuati di routine; solo negli ultimi anni sono avvenuti dei cambiamenti nelle politiche mediche e sociali, sotto la spinta di clinici e di attivisti, rivolte alle persone intersessuali e alle loro famiglie.

Ci si muove sempre più verso una maggiore consapevolezza e verso il riconoscimento di una certa dignità per queste persone, che in molti casi si trovano davanti a scelte obbligate o che qualcun altro fa per loro, che vengono nascosti sotto un binarismo di genere o dimenticati.

Perché in fondo le scoperte sulla probabile intersessualità del generale Pulaski hanno poco a che fare con il suo retaggio da eroe di guerra. Dice Eastbrook, uno dei ricercatori coinvolti, che “Pulaski rimane Pulaski, ciò che ha fatto e il suo talento non cambiano. Ma cambia l’importanza della sua storia.”

 

Tutor: Fabiana Salucci

Tirocinante: Simone Maccaglia

 

Bibliografia e Sitografia

Coran A.G., Polley T.Z., (1991) Surgical management of ambiguous genitalia in the infant and child, in Journal of Pediatric Surgery, vol. 26, nº 7, July 1991

De Bracton H. (c. 1235) De Legibus et Consuetudinibus Angliae – contenuto in Encyclopædia Britannica, ed. 2009

National Advisory Commission on Biomedical Ethics, On the management of differences of sex development. Ethical issues relating to “intersexuality”. Opinion No. 20/2012 (PDF), Berne, Switzerland

http://www.isna.org/faq/what_is_intersex – Intersexual Society of North America

https://www.smithsonianmag.com/smart-news/was-revolutionary-war-hero-casimir-pulaski-intersex-180971907/ – Smithsonian Magazine

 

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