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Il termine incesto ha origine dal latino “incestus” e significa “contaminato”, “impuro”. Tradizionalmente questo termine viene usato per indicare un rapporto o una relazione sessuale tra persone consanguinee, parenti o affini. Ad oggi, in Italia, l’incesto è considerato un reato punibile penalmente, secondo l’articolo 564 [1] del codice penale.

Tuttavia, facendo un passo indietro nella storia, è possibile osservare come questo fenomeno risulti essere stato più volte violato.

L’incesto era un’usanza ampiamente praticata tra le famiglie nobili dell’Antico Egitto, in particolare in quella del Faraone, al fine di preservare la purezza del sangue.

Era credenza comune che il “sangue divino” scorresse nelle vene della Grande Consorte Reale (la regina) considerata “Figlia di Dio”. Ella trasmetteva alla principessa, sua discendente, il sangue divino unitamente al diritto al trono. Di conseguenza, l’unico modo per l’uomo di diventare Faraone era sposare la principessa. Fu così che, per preservare il diritto divino al trono nella stirpe reale, divennero comuni le relazioni incestuose tra fratello e sorella. La stessa Cleopatra, ad esempio, sposò due dei suoi fratelli. Nella stessa religione egizia l’incesto era presente anche tra le principali divinità: Iside era al contempo sorella e sposa di Osiride.

Nell’antichità l’incesto era una pratica molto comune anche tra le famiglie nobili Inca e Hawaiane. In un censimento Romano-Egizio risulta che i matrimoni tra fratelli e sorelle rappresentavano il 20% del totale; mentre nella cultura greca, stando a quanto riportato da Cornelio Nepote, era considerato legale sposare fratelli aventi in comune solo il padre.

Con l’avvento del Cristianesimo e di una cultura improntata sulla sacralità della famiglia e del corpo, l’incesto venne sempre più condannato e considerato un tabù tanto da essere utilizzato anche come espediente per calunniare personaggi di alto rango. Ne fu esempio lo scandalo che coinvolse, nel Basso Medioevo, Papa Alessandro VI e i figli Cesare e Lucrezia Borgia, i quali avrebbero ripetutamente intrattenuto rapporti intimi nonostante lo strettissimo vincolo di sangue.

L’incesto rimase pratica diffusa per garantire l’integrità della stirpe nei reali. Se da una parte questo ha concesso grandi vantaggi nei giochi di potere di famiglie come gli Asburgo, dall’altro ha implicato il diffondersi di gravi malattie genetiche e malformazioni fisiche evidenti. Uno studio del 2013 ha dimostrato quanto il grado di consanguineità all’interno della famiglia Asburgo fosse elevatissimo. Ad esempio Carlo II, l’ultimo discendente del ramo spagnolo degli Asburgo, aveva un grado di consanguineità più elevato rispetto a un figlio concepito tra un fratello e una sorella (Ceballos & Àlvarez, 2013).

Allo stesso modo, le implicazioni patologiche delle unioni tra consanguinei trovano un esempio nel

caso della regina Vittoria d’Inghilterra (1819-1911) portatrice sana di una malattia genetica recessiva quale l’emofilia. Tale patologia finì per diffondersi anche nelle generazioni successive fino al figlio dell’ultimo Zar di Russia Nicola II Romanov (1868-1918).

In conclusione “…nell’ambito delle scienze sociali l’interesse si è incentrato di solito sulla presunta universalità del tabù dell’incesto e della sua spiegazione. Questo tabù, per quanto non universale, è ampiamente diffuso, e anche in sua assenza le unioni incestuose, sembrano costituire una percentuale minima della totalità dei rapporti sessuali. Di conseguenza sarebbe forse più corretto affermare che l’incesto è universalmente evitato, sebbene talvolta venga praticato” (Murdock, 1949).

Tirocinanti: Alessia Iusi, Federica Ribezzo, Claudia Isaia

Tutor: Davide Silvestri

Bibliografia:

Ceballos F. C., & Álvarez, G. (2013), Royal dynasties as human inbreeding laboratories: the Habsburgs, Heredity, 111(2), 114-121.

Mattaliano F. (2011), Donne e drammi in politica tra Grecia e Roma, ὅρμος – Ricerche di Storia Antica, 3, pp. 77-104.

Murdock G. P. (1949), Social structure, McMillan, New York.

 

Sitografia:

https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fm.storia-e-mito.webnode.it%2Fproducts%2Fi-matrimoni-incestuosi-dei-faraoni%2F&h=ATMh9KaFpScDV6os2fVVcZeu4p6f7hh_15ezOHBUaaay-NgrUlErSKG3ZAzHNZoRGTj3tIW68rQ3cmmL1lsWulbP9ISC9z325fzIRKirNi_9uPCsD_4O_BhgNBkwd3vGpu_Hvc93HC5HlfzFz3Y

http://www.testolegge.com/codice-penale/articolo-564

http://www.pilloledistoria.it/3641/storia-moderna/i-borgia-lincesto-verita-menzogna

[1] Art 564 c.p.: “chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con un discendente o un ascendente, o con un affine in linea retta, ovvero con una sorella o un fratello, è punito con la reclusione da uno a cinque anni”.

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