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Pedro Almodóvar Caballero, uno dei più apprezzati registi dell’eros, afferma che:  “L’erotismo è importante non per il sesso in sé, ma per il desiderio. Il sesso è solo ginnastica, il desiderio è forza del pensiero. E la forza del pensiero ha un potere immenso, può fare qualunque cosa”.

Sul piano sessuale, il desiderio è la spinta ad amare e a fare l’amore con una determinata persona: una pulsione che ha molteplici radici biologiche e che si innesca in una ben precisa età della vita, la pubertà. Il desiderio sessuale costituisce la dimensione più elusiva della sessualità umana. La molteplicità di espressioni che lo definiscono – libido, attrazione, voglia, bisogno sessuale, impulso sessuale, spinta erotica, appetito sessuale, ma anche interesse sessuale, nostalgia amorosa, desiderio ardente, passione, motivazione sessuale, ricerca di intimità – ne indica la complessità di implicazioni biologiche e psichiche, personali e relazionali, strettamente intrecciate (Graziottin, 2007).

Già a livello semantico è possibile individuare due componenti cardinali: il bisogno sessuale, la sensazione fisica che spinge a cercarsi sessualmente, e il desiderio, emozione erotica che si nutre di distanza, di ricordi, di anticipazioni. Il desiderio può essere considerato dal punto di vista neuropsichico, come espressione di una funzione associativa complessa, attivata da stimoli endogeni o esogeni che induce il bisogno e il desiderio di comportarsi sessualmente.

Tra gli stimoli endogeni vanno collocati l’immaginario erotico, le fantasie sessuali volontarie e involontarie, quali le visioni erotiche ad occhi aperti, che si insinuano nella mente mentre si è impegnati in altro, specie quando si è innamorati, i sogni erotici, ma anche i bisogni pulsionali, le emozioni, gli affetti, che variamente vanno ad attivare, le vie e i centri cerebrali che coordinano le emozioni e i comportamenti “appetitivi”, di ricerca, anche sessuale (ibidem). Gli stimoli esogeni comprendono tutti quei segnali, consci e subliminali, visivi, tattili, gustativi, uditivi e olfattivi che, veicolati attraverso gli organi di senso, attivano sia la corteccia cerebrale, nelle aree sensoriali (occipitale, parietale, temporale) ed emotivo-affettive (sistema limbico), sia le vie e i centri che coordinano il comportamento sessuale (Pfaus, Everitti, 1995; Panksepp, 1998; Solms, Turnbull, 2002).

Pragmaticamente, il desiderio può essere considerato come la risultante della somma delle forze che ci portano verso il comportamento sessuale o ce ne allontanano (Levine, 2003). La componente istintuale del desiderio, la voglia fisica, viene attivata da rilevatori di bisogni fisici, situati a livello dell’ipotalamo (Panksepp, 1998; Solms, Turbull, 2002). Essa viene poi modulata, frenata o esaltata nella sua espressione affettiva e relazionale, oltre che fisica, da interazioni complesse tra ipotalamo e lobo limbico e frontale. L’amigdala, in particolare, si presenta come un centro critico per la mediazione tra le emozioni fondamentali, che concorrono alla modulazione del bisogno sessuale, e i ricordi che possono incrementare o spegnere il bisogno stesso.

La diagnosi eziologica dei disturbi del desiderio, essenziale per una terapia adeguata, non può prescindere dalla conoscenza dei fattori biologici, psichici e relazionali che alimentano e modulano il desiderio stesso. Nell’adulto, il desiderio è per definizione un fenomeno dinamico e mutevole. Può variare lungo un continuum che va dalla passione, al bisogno, all’interesse, all’indifferenza, alla riluttanza fino all’avversione franca (Levine, 2003).

Dal punto di vista fisiologico, in entrambi i sessi declina gradualmente con l’età, con una caduta maggiore, nelle donne, in coincidenza della menopausa, per ragioni sia endocrine, legate alla caduta degli estrogeni, sia relazionali (Dennerstein et al., 2000). Nell’uomo, i disturbi del desiderio sono meno frequenti, rispetto ai deficit erettivi e ai disturbi dell’eiaculazione, con i quali comunque possono presentare una comorbidità spesso trascurata. La diagnosi richiede una valutazione articolata sul fronte biologico, psicosessuale e relazionale, per effettuare poi una terapia soddisfacente sia in termini di vissuti, sia, possibilmente, in termini di risultati per la donna, per l’uomo e per la coppia (Graziottin, 2007).

 

 

Tirocinante: Veronica Dan

Tutor: Fabiana Salucci

 

 

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