Che cos’è questo business LGBTQIA?

Nel tempo si sta assistendo ad una mutazione del lessico che tende ad integrare nel vocabolario terminologie e acronimi nuovi. Tutti hanno usato, almeno una volta, un acronimo nei mezzi di comunicazione quali messaggi, chat e mail, forse per una sorta di risparmio ed “economia delle lettere”. Infatti, la quotidianità, che richiede sempre più un’attività “multitasking” per massimizzare i tempi di comunicazione, ha alimentato il proliferare dell’uso di acronimi (chi di voi non ha usato almeno una volta il TVB?).

Uno degli acronimi di cui si sente tanto parlare è l’ormai famosissimo LGBT. Se volessimo fare un excursus storico, l’acronimo emerge come sigla identificativa della “comunità omosessuale”, LGBT o GLBT, utilizzabili in maniera intercambiabile, si è evoluta dagli anni ‘60, periodo della rivoluzione sessuale, ad oggi. Prima di allora sostanzialmente c’erano termini aventi un significato dispregiativo ma, con la nascita di organizzazioni rivolte alla tutela dei diritti sessuali si è avuto bisogno di un termine che esprimesse le proprie identità in termini positivi (Scrivo, 2009) ed è solo a partire dalla metà degli anni ’90 che l’acronimo LGBT ha iniziato ad essere utilizzato in modo più frequente e con una migliore accezione.

LGBT è un acronimo di origine inglese che tiene insieme le parole Lesbica, Gay, Bisessuale e Transgender (Redattore Sociale, 2013). Oggigiorno l’acronimo si è arricchito di nuove realtà, rappresentate dalle lettere Q, I e A, entrando  a pieno titolo nel lessico corrente. Semplici lettere rappresentano la possibilità di identificarsi e riconoscersi con una comunità, il cui emblema è un’identità sessuale considerata socialmente “differente”. Vediamo nello specifico cosa significa LGBTQIA:

  • L, Lesbiche ovvero donne che provano un’attrazione affettiva e sessuale verso altre donne;
  • G, Gay ovvero uomini che provano un’attrazione affettiva e sessuale verso altri uomini;
  • B, Bisessuali ovvero coloro che provano un’attrazione affettiva e sessuale per entrambi i sessi;
  • T, Transgender, termine ombrello che racchiude tutti coloro la cui l’identità di genere non corrisponde al sesso biologico tra cui Transessuale (persona che ha già completato l’iter di riattribuzione chirurgica del sesso)
  • Q, Queer è un termine “all-inclusive” che rifiuta il binarismo maschio-femmina e  l’idea che l’identità di una persona possa essere spiegata con le etichette di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali/transgender;
  • I, Intersessuali ovvero coloro che manifestano la coesistenza di caratteri sessuali maschili e femminili;
  • A, Asessuali ovvero coloro privi di attrazione sessuale.

Alcune iterazioni dell’acronimo mettono alla fine un segno “+” come simbolo di inclusione di tutte le altre identità, mentre altre aggiungono:

  • P, Pansessuale ovvero coloro che nutrono un’attrazione per delle persone indipendentemente dal loro sesso o identità di genere;
  • K, Kinky ovvero coloro che vivono la sessualità come fonte di nuove esperienze con pratiche sessuali inusuali.

Ad oggi, indipendentemente dalle mille sfumature che l’acronimo può avere, la sigla maggiormente utilizzata è LGBTQIA; bisogna specificare “ad oggi” perché il “domani” potrebbe riservare novità inaspettate. Probabilmente, ciò che è realmente importante non è la lunghezza che questo acronimo potrà acquisire con il tempo, ma la comprensione che bisogna andare al di là del binario maschile/femminile e tenere a mente che non importa chi si ama ma chi si è.

TIROCINANTE: Francesca Palladini

TUTOR: Margherita Attanasio

BIBLIOGRAFIA

Scrivo S. (2009) Nuvole e arcobaleni. Il fumetto GLBT, Latina: Tunué.

Redattore Sociale (2013) Parlare civile. Comunicare senza discriminare,  Milano: Mondadori.

SITOGRAFIA

LGBTI: l’acronimo dell’inclusione

 

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