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La sindrome prende il nome dal film del 1944 ”Gaslight”, in cui un assassino tenta di far dubitare sua moglie della propria sanità mentale. Si tratta di una forma insidiosa di manipolazione e controllo psicologico. Nel 2015 il governo britannico ha emendato il Serious Crime Act, che riconosce il gaslighting come forma di controllo coercitivo. Attingendo alla ricerca del Prof. Evan Stark, la legge britannica riconosce ora che tale tipologia di abuso all’interno delle relazioni e delle famiglie non solo mina la sfera fisica e sessuale della persona, ma può conformarsi allo schema che Hamilton abbozza in Gas Light: isolamento di una vittima, controllo di ogni aspetto della sua vita, dal più piccolo dettaglio nell’abbigliamento o nel comportamento e indebolimento della sua sanità mentale.

Le vittime del gaslighting ricevono deliberatamente e sistematicamente informazioni false che le portano a mettere in discussione ciò che reputano essere vero. Ciò determina l’insorgere di una dissonanza cognitiva, che mina il senso di realtà, la fiducia e la salute mentale dell’individuo. La vittima finisce, infatti, per dubitare della propria memoria, della propria percezione e persino della propria sanità mentale. Nel corso del tempo, le manipolazioni di un gaslighter possono diventare più complesse e potenti, rendendo sempre più difficile per la vittima vedere la realtà oggettiva delle cose.

Il gaslighting può verificarsi nelle relazioni personali o professionali e le vittime sono mirate al nucleo del loro essere: il loro senso di identità e autostima. Le persone manipolatrici che utilizzano tale modalità relazionale, lo fanno per ottenere potere sulle loro vittime. Tale bisogno di esercitare potere e controllo può essere legato alla falsa credenza che questo sia l’unico modo per sostenere la relazione, o traggono un godimento distorto dato dall’atto di esercitare il controllo su qualcun’ altro. Inoltre, coloro che impiegano questa tattica, manifestano solitamente profili di personalità immature,  spesso soffrono di un disturbo di personalità narcisistico. I manipolatori hanno la tendenza a presentarsi in veste diversa di fronte ad altri al di fuori della vittima, portando quest’ultima a presumere che qualora chiedesse aiuto, nessuno crederà che sia stata manipolata e abusata emotivamente.

Allora cosa spinge le vittime a iniziare una relazione con un gaslighter?

Il problema maggiore è che inizialmente il gaslighter non manifesta comportamenti disfunzionali anzi, tende a lodare la vittima già dal primo appuntamento e a confidarsi immediatamente con lei. Tale divulgazione di contenuti molto privati, prima che venga stabilita qualsiasi forma di intimità, aumenta rapidamente la fiducia nell’altro; essa fa parte di una tattica nota come ”love bombing”. Quanto più rapidamente una vittima si innamora, tanto più rapidamente può iniziare la successiva fase di manipolazione. Un gaslighter inizialmente mentirà su cose semplici, ma il volume della disinformazione cresce presto e il gaslighter potrebbe accusare la vittima di mentire se mette in dubbio la narrazione.

In genere impiegano rinforzi positivi occasionali per confondere la vittima, ma allo stesso tempo possono tentare di rivolgere gli altri contro la vittima, anche i propri amici e familiari, dicendo loro che la vittima sta mentendo o delirando. Uno degli obiettivi principali è quello di mantenere la vittima agganciata. Se una vittima non è d’accordo o mette in dubbio il suo aggressore, quest’ultimo si fingerà lui stesso vittima, riempirà il partner di attenzioni e false promesse circa il cambiamento del proprio atteggiamento. Molte persone alla fine trovano un modo per sfuggire all’influenza di un gaslighter, lasciando il manipolatore alla ricerca di un nuovo bersaglio.

Il gaslighting può essere psicologicamente devastante. Viola la fiducia, capovolge l’opinione di una persona secondo cui le persone sono generalmente buone e può renderle sospettose di tutti coloro che le sono vicini. Dopotutto, è facile incolpare se stessi di essere stati troppo fiduciosi, vulnerabili o dipendenti. L’esperienza potrebbe indurre così una vittima all’isolamento e a non voler più istaurare alcun tipo di relazione con gli altri.

 

Tutor: Fabiana Salucci

Tirocinante: Cristiana Sardellitti

 

Bibliografia:

Ahern, K. (2018). Institutional Betrayal and Gaslighting. The Journal of Perinatal & Neonatal Nursing, 32(1), 59–65.

Thomas, L. (2018). Gaslight and gaslighting. The Lancet Psychiatry, 5(2), 117–118.

 

Sitografia:

https://www.psychologytoday.com/intl/basics/gaslighting#:~:text=Gaslighting%20is%20an%20insidious%20form,perception%2C%20and%20even%20their%20sanity

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