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Con il presente articolo verrà affrontata la complessa e controversa condizione, ancora poco studiata, della disforia di genere associata ai disturbi dello spettro autistico.
È possibile descrivere questa condizione come un “estraneità destabilizzante” in quanto risulta psicologicamente sconvolgente e per l’appunto destabilizzante per i soggetti affetti da Disturbi dello Spettro Autistico, vivere nella costante ricerca di certezze e punti di riferimento relativamente alle proprie emozioni e relazioni.
Negli ultimi anni è stata messa in luce la possibile co-occorrenza tra i disturbi dello spettro autistico e la disforia di genere, due condizioni correlate da una letteratura scientifica frammentaria e spesso non concordante.

Con l’avvento del DSM 5 si è assistito ad un cambiamento di terminologia che va da “Autismo” a “Spettro” . Ciò è in riferimento ad una condizione più ampia ed articolata volta ad unificare e garantire continuità tra tutti i Disturbi del Neurosviluppo che necessitano di un approccio multidisciplinare e multifattoriale.
É possibile identificare tre livelli di gravità del disturbo sulla base della qualità della compromissione della comunicazione, delle difficoltà comportamentali, rigidità cognitiva e comportamentale e inflessibilità di pensiero correlata a comportamenti stereotipati e manierismi motori.

Ciò che risulta deficitario in questi soggetti sono le capacità metarappresentazionali e metacognitive correlate dalla difficoltà di comprendere stati mentali, intenzioni, emozioni e scopi non solo altrui ma anche nei confronti di se stesso.
Anche per quanto riguarda la disforia di genere è avvenuto un cambiamento di terminologia: se prima si parlava di “DIG” (Disturbo dell’Identità di Genere) ora è opportuno definirlo come “disforia di genere” al fine di depatologizzare questo aspetto e ridurre quanto più possibile l’effetto stigma.

Sono dapprima necessarie delle precisazioni riguardo l’identità sessuale, suddivisa in orientamento sessuale, sesso biologico, espressione di genere e identità di genere, laddove per quest’ultima si intende la consapevolezza di appartenere ad un determinato genere piuttosto che ad un altro indipendentemente dal sesso biologico. Gran parte degli individui non riporta una discrepanza tra queste variabili ad eccezione dei soggetti con disforia di genere che sperimentano l’incongruenza tra il sesso biologico e quello esperito.

Nel corso del tempo si è assistito ad un incremento della prevalenza di soggetti con disforia di genere probabilmente legata ad una maggior libertà di espressione.
Il disagio e il distress emotivo sperimentato porta questi soggetti ad intraprendere un lungo percorso di transizione costituito da varie tappe che comprendono una fase diagnostica, poi di Real Life Experience (in cui il soggetto vive per almeno due anni nei panni della persona del sesso desiderato), una terapia ormonale e infine la terapia chirurgica di riassegnazione del sesso (RCS).

Negli ultimi anni è stata avanzata l’ipotesi di una co-occorrenza tra disturbi dello spettro autistico e disforia di genere e sono state raccolte evidenze scientifiche a riguardo sia per quanto concerne i bambini, che per adolescenti e adulti.
In uno studio condotto da Strang nel 2014 sono stati valutati dei bambini e adolescenti attraverso degli strumenti testistici volti a valutare la storia e lo sviluppo dei sintomi dell’autismo e ciò che si è evinto è un punteggio direttamente proporzionale all’entità del disturbo. Ciò significa che i soggetti con autismo riportano 7.59 volte di più la probabilità di esprimere varianza di genere rispetto al resto della popolazione del gruppo di controllo (Strang, 2014)

Inoltre è stato condotto un ulteriore studio su un campione costituito da adulti volto ad indagare se in soggetti transessuali vi è una maggior prevalenza di autismo.
Lo studio ha evidenziato che il “quoziente autistico” (lo strumento misurava questa variabile) era più alto non solo nei soggetti transessuali maschi ma anche nelle femmine transessuali omosessuali rispetto a quelle transessuali eterosessuali.

Le ipotesi patogenetiche relative alla sovrapposizione tra disforia di genere e autismo possono essere ricercate non solo in fattori biologici, psicologici, ma anche in quelle socio-relazionali. Infatti tra questi contribuisce ancora oggi, purtroppo, l’effetto stigma e la discriminazione nei confronti di soggetti transessuali che reagiscono chiudendosi in loro stessi penalizzando i rapporti interpersonali.
Pertanto la disforia di genere risulta estremamente complessa in concomitanza con disturbi dello spettro autistico considerando le difficoltà comunicative e metacognitive di questi soggetti.

Si tratta di un’associazione che richiede ingenti risorse di gestione sia per quanto riguarda una specializzazione professionale che i tempi necessari per la diagnosi e la terapia tenendo presente le difficoltà di base di un iter di transizione già articolate e difficoltose di per sé, ulteriormente complicate dalla presenza di disturbi dello spettro autistico.

In conclusione sono necessari ulteriori studi che siano in grado di colmare le lacune della frammentaria letteratura e che supportino al meglio il personale nel managment di una condizione così complessa, poco conosciuta e con ogni probabilità sottostimata.

 

Tirocinante: Letizia De Panfilis

Tutor: Fabiana Salucci

 

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