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200 persone ogni anno si rivolgono al servizio sanitario nazionale per richiedere il cambio di genere: questo è il dato riportato dal Movimento Italiano Transessuali (MIT) di Bologna.

Le persone transessuali si trovano a vivere una situazione di conflitto tra il loro sesso biologico e il sesso al quale sentono di appartenere. In quanto individui con una Disforia di Genere è utile ricordare che prima di tutto sono persone ed è loro diritto essere rispettate e tutelate.

Il cambiamento di sesso è reso possibile dalla collaborazione di un’equipe multi disciplinare, formata da medici, chirurghi, endocrinologi, psicologi, sessuologi, ecc. Recentemente il Dr. Quattrini insieme al Prof. Fulcheri e il Prof. Tenaglia e con la collaborazione della Dr.ssa Maiella e della Dr.ssa Di Nardo hanno avviato a Chieti il centro interdipartimentale sulla Disforia di Genere “Chirurgia e Transgernder Identity” ChiETI. Prima di riprogrammare un intervento di riattribuzione chirurgica del sesso (RCS), sono fondamentali un accurato esame medico-psicologico.

La necessità di una precisa diagnostica deve accertare lo stato di disforia di genere. In linea generale la fase di osservazione dovrebbe durare un periodo sufficiente per confermare la diagnosi. Il percorso psicoterapeutico durante il “real life test” potrà quindi accertare la stabilizzazione del soggetto sotto gli aspetti somatici, psicologici e sociali. In Italia, prima del 1982 vigevano i principi dell’immutabilità del sesso e dell’indisponibilità del proprio corpo, e la rettifica del sesso sull’atto di nascita veniva fatta solo in caso di “errore materiale”. Il riconoscimento del fatto che la salute, in quanto” stato di benessere psicofisico” delle persone, sia un diritto da garantire a chiunque, ha portato nell’aprile del 1982 alla formulazione della legge n°164 “Norme in Materia di rettificazione e attribuzione di sesso”. Questa legge è il risultato di numerose controversie legali e di un difficoltoso iter burocratico. Essa è riuscita a garantire l’attribuzione alla persona di un sesso diverso da quello enunciato all’atto di nascita, e ciò a seguito di intervenute modificazioni dei caratteri sessuali, realizzabili anche attraverso trattamento medicochirurgico, previa autorizzazione con sentenza. Nell’applicazione della legge, tuttavia, i giudici hanno considerato prevalentemente l’aspetto fisico ed esteriore rispetto a quello psichico.

Ciò ha reso inevitabile, ai fini della concessione dell’attribuzione, un trattamento medico-chirurgico, spesso lungo e costoso e, in particolare per le Donne in transizione verso il genere maschile (FtoM), anche pericoloso e poco soddisfacente nel suo esito finale. La legge 164/’82, infatti, prevede unicamente situazioni irradicali e non contempla alcun suggerimento per coloro i quali, pur avendo acquisito un aspetto esteriore diverso, grazie a cure ormonali e piccoli interventi di chirurgia estetica non abbiano ancora deciso, o non intendono affatto decidere di affrontare le scelte di vita, gli interventi medico-chirurgico-terapeutici e le complicate trafile giudiziarie e burocratiche previste.

Dopo più di trenta anni, una importante e significativa modifica appare dalla proposta dal senatore Lo Giudice (aprile 2013), attraverso un disegno di legge la cui novità sostanziale sembra essere quella in cui si chiede il riconoscimento del nuovo stato anagrafico anche per chi decide di non sottoporsi ad un adeguamento chirurgico dei genitali (persone Transgender). Ciò permetterebbe di dare maggiore considerazione dell’aspetto psicofisico dell’individuo, discostandosi dai vincoli limitanti legati alla presenza di specifici caratteri genitali, inoltre permetterebbe uno snellimento burocratico, atto a semplificare il processo di cambiamento d’identità.

Altro punto saliente affrontato da questo disegno di legge, articolo 14, è quello della fine della sanzionabilità per mascheramento previsto dalla vecchia legge e che ha procurato non pochi problemi giudiziari a persone transgender. Dunque, seguendo le nuove indicazioni del DSM V recentemente pubblicato, che affronta la tematica in termini di disforie di genere (e non più di disturbo), l’articolo 14 da risalto all’egosintonicità dell’abbigliamento. Per concludere, è stata proposta in questi giorni una raccolta di firme, reperibile nel sito www.change.org, che consentirebbe non solo di riavviare l’iter legislativo, ma permetterebbe anche la realizzazione di percorsi psico-educativi (come fa riferimento il disegno stesso) volti a promuovere una maggiore sensibilizzazione su tali tematiche. Lo Giudice ha richiesto la calendarizzazione in Commissione Giustizia del Senato del ddl 405 Ddl 405 Norme in Materia di modificazione dell’attribuzione di sesso

Il contributo è stato redatto dal gruppo di tirocinio post laurea dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica (Dr.ssa Rossana Gabrieli, Dr.ssa Francesca Mamo, Dr Loris Patella, Dr Giuliano Salusest) supervisione Dr.ssa Ilaria Consolo e Dr Fabrizio Quattrini.

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