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La disfunzione erettile è comunemente definita come un’incapacità costante o ricorrente di raggiungere e/o mantenere un’erezione del pene sufficiente per la soddisfazione sessuale (McCabe et al., 2016). Questa definizione, si basa su un principio clinico che lascia spazio anche al giudizio dei pazienti, che sono ampiamente influenzati dalla loro percezione della normalità rispetto alle proprie prestazioni.

La definizione inquadrata inoltre, piuttosto che concentrarsi sulle possibili cause della disfunzione, fa perno sul disagio sessuale che provoca. Ciò è coerente con la filosofia secondo la quale solo i sintomi che creano disagio sono degni di cure mediche. Questo però comporta il rischio di sopravvalutare o sottostimare una condizione che non ha parametri oggettivi di definizione. E’ il caso degli uomini giovani e apparentemente sani che lamentano problemi di disfunzione erettile che possono essere percepiti dai medici come eccessivi o sopravvalutati, quindi minimizzati, senza nemmeno eseguire un adeguato screening di possibili condizioni associate, che comporta una ulteriore minimizzazione degli eventuali problemi causali e un impedimento dell’accesso alle terapie, sia nell’ambito fisico che psicologico/relazionale.

Gli studi epidemiologici mostrano che in generale la prevalenza della disfunzione erettile aumenta con l’invecchiamento, ma gli uomini più giovani che lamentano sintomi relativi a questo tipo di disturbo stanno diventando sempre più frequenti (Rosen et al., 2004). In questi casi gli operatori sanitari e coloro che lavorano in contesti clinici diversi potrebbero essere adeguatamente preparati a rispondere a questa crescente esigenza, che finora è stata sottovalutata.

Secondo Rastrelli e Maggi (2017) comunemente la disfunzione erettile negli uomini più giovani viene trascurata e ignorata senza eseguire alcuna valutazione medica, anche delle più elementari, come la raccolta dell’anamnesi e la visita andrologica. Ciò è dovuto all’assunto diffuso che questa problematica negli individui più giovani sia una condizione transitoria e autolimitante, quindi priva di conseguenze cliniche, che non merita alcuna valutazione clinica o terapia e può anche essere gestita con la sola rassicurazione del paziente.

Tuttavia l’evidenza (Rastrelli e Maggi, 2017) mostra che, nei soggetti più giovani, esistono condizioni organiche, psicologiche e relazionali che possono contribuire alla patogenesi della disfunzione erettile che potrebbero essere valutate e trattate, dove necessario. Tra le condizioni organiche che contribuiscono all’insorgenza della disfunzione erettile, gli autori hanno notato come i fattori di rischio metabolico e cardiovascolare sono di particolare rilevanza in questa fascia di età. Infatti, negli uomini più giovani con disfunzione erettile, ancor più che in quelli più anziani, il riconoscimento di fattori di rischio o condizioni indicative di alterazioni cardio-metaboliche può aiutare ad identificare un eventuale problematica in questo ambito.

Uno dei pochi studi riguardo la prevalenza dei casi di disfunzione erettile nei giovani indica come un uomo su quattro, tra coloro che cercano un consulto medico a riguardo, abbia meno di 40 anni, quindi non si tratterebbe di una disfunzione tanto rara (Capogrosso et al., 2013).

La disfunzione erettile negli individui apparentemente sani è stata a lungo considerata un problema principalmente legato a condizioni psicologiche e di disagio, ma negli ultimi decenni è stata riconosciuta come una conseguenza clinica di diverse malattie organiche e l’importanza della salute vascolare nella funzione erettile è stata così tanto sottolineata da essere valutata come un sintomo di imminenti eventi cardiovascolari (Rastrelli e Maggi, 2017). Oggi questa dicotomia tra fattori psicologici e organici è ormai obsoleta, perché la disfunzione erettile è vista come un disturbo multidimensionale derivante dall’interazione di diverse componenti legate alle condizioni fisiche, al contesto relazionale e a quello psicologico. Anche se a volte uno solo di questi componenti è coinvolto nello sviluppo iniziale della disfunzione erettile, successivamente gli autori sottolineano che nella condizione interagiscono anche gli altri fattori. Purtroppo però questa natura multidimensionale non è ancora pienamente accettata da molti operatori sanitari quando si tratta di pazienti giovani.

Per un uomo giovane e sano soffrire di disfunzione erettile comporta anche delle problematiche come bassa autostima, stress, vergogna e ansia da prestazione, che a volte vanno ad alimentare il circolo vizioso che causa il disturbo e spesso ostacolano un’eventuale richiesta di aiuto. E’ importante quindi che sia i lavoratori nel campo della salute, sia la popolazione in generale, siano maggiormente informati su questa problematica anche quando si presenta nei giovani uomini, in modo che la richiesta di aiuto non sia complicata da fattori emotivi o relazionali e per poter avere a disposizione delle terapie efficaci per tutti.

 

Tirocinante: Lucrezia Del Gallo

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia

Capogrosso P, Colicchia M, Ventimiglia E, Castagna G, Clementi MC, Suardi N, Castiglione F, Briganti A, Cantiello F, Damiano R, Montorsi F, Salonia A, (2013). One patient out of four with newly diagnosed erectile dysfunction is a young man–worrisome picture from the everyday clinical practice. Journal of Sexual Medicine; 10(7):1833-41.

McCabe MP, Sharlip ID, Atalla E, Balon R, Fisher AD, Laumann E, Lee SW, Lewis R, Segraves RT, (2016). Definitions of Sexual Dysfunctions in Women and Men: A Consensus Statement From the Fourth International Consultation on Sexual Medicine 2015. Journal of Sex Medicine; 13(2):135-43.

Rastrelli, G., & Maggi, M. (2017). Erectile dysfunction in fit and healthy young men: psychological or pathological?. Translational andrology and urology, 6(1), 79–90.

Rosen RC, Fisher WA, Eardley I, Niederberger C, Nadel A, Sand M, (2004). Men’s Attitudes to Life Events and Sexuality (MALES) Study. Current Medical Research Opin.; 20(5):607-17

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