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Anoressia e bulimia: definizioni

Il manuale DSM-5, definisce l’anoressia nervosa come una restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alla necessità, che porta ad un peso corporeo basso, con una gravità che si calcola in base all’indice di massa corporea. L’intensa paura di aumentare di peso, diventare grassi, oppure un comportamento persistente che interferisce con l’aumentare del peso e l’alterazione eccessiva dell’autostima o la mancanza di riconoscimento per la gravità della condizione, sono altri sintomi specifici. Può inoltre presentarsi con restrizioni (es. vomito, lassativi, digiuno, eccessiva attività fisica) o con abbuffate seguite da condotte restrittive di eliminazione. Possono osservarsi problematiche ematiche, biochimiche, endocrine, ossee, nell’elettroencefalogramma, nel dispendio di energia, amenorrea, elevato rischio di suicidio e molti sintomi e segni fisici elencati nel manuale. La bulimia si caratterizza per episodi di abbuffate, ad esempio per 2 ore, di una quantità di cibo superiore di quella che la maggior parte degli individui riuscirebbe ad assumere, con sensazione di perdere il controllo. Vi sono innumerevoli condotte compensatorie per evitare l’aumento di peso e si verificano per almeno una volta a settimana per 3 mesi. Il corpo influenza molto l’autostima e la massima gravità della patologia si raggiunge con 14 o più episodi a settimana, con elevato rischio di suicidio (APA, 2013). Il manuale si compone di altri disturbi del comportamento alimentare che non verranno approfonditi in questo articolo.

Disturbi alimentari e psicosessuologia

  • L’adolescenza e i disturbi alimentari. Secondo Gustavo Pietropolli Charmet (2013), durante l’adolescenza subentra l’eccitazione sessuale e l’esperienza del piacere, con una spinta nel ricercare a tutti i costi l’intimità relazionale e quindi un conseguente bisogno di formare la propria individualità separandosi dalla famiglia. Il giovane deve imparare a prendere delle decisioni da solo per sé ed il proprio corpo, scoprendone anche le novità indotte dalla pubertà. Questi sono soltanto alcuni degli aspetti che si devono affrontare a quest’età e che possono comportare una grande difficoltà ed una conseguente insoddisfazione del proprio corpo messo in confronto con gli altri. Sarebbe importante sviluppare la comprensione dei significati affettivi che il corpo può avere, ed una consapevolezza di questo, per evitare che sia considerato soltanto un oggetto, e quindi sacrificabile ad esempio con la lenta agonia dei disturbi alimentari.
  • Orientamento sessuale. Secondo alcuni studi gli uomini bisessuali e omosessuali hanno un maggiore rischio di incorrere in una patologia alimentare rispetto agli eterosessuali, forse per una maggiore enfasi sul proprio fisico ai fini di attrarre un partner maschile (Siever 1994; Carper et al. 2010; Tiggerman et al. 2007; Yelland et al. 2003). Il punto centrale potrebbe essere l’oggettivazione del corpo, che avendo un ruolo fondamentale può condurre a comportamenti alimentari restrittivi per conformarsi agli ideali di un corpo magro o muscoloso (Silberstein et al. 1989; Legenbauer et al. 2009), con conseguente vergogna dovuta all’eventuale fallimento. Brown e Keel (2012) hanno osservato che questo collegamento non sembra valido per la bulimia poichè per uscirne sarebbe fondamentale la soddisfazione nella relazione e non l’immagine del corpo. Nello studio l’effetto positivo della soddisfazione della relazione non viene rilevato nelle coppie eterosessuali del campione, all’opposto però le coppie omosessuali sembrano subire maggiormente l’insoddisfazione relazionale, con comportamenti bulimici o di binge-eating. In conclusione lo studio vuole essere un incentivo sulla valutazione, nei disturbi del comportamento alimentare, delle pressioni per conformarsi ad ideali corporei e sulla qualità della relazione romantica (Brown & Keel, 2015). In passato si credeva che le donne attratte da altre donne o bisessuali, fossero protette dalla possibilità di incorrere in una patologia alimentare, ma dagli studi di oggi non sembra essere così. Queste donne sono risultate con un punteggio più alto sul disturbo del comportamento alimentare, per cui i disturbi alimentari tra le donne sembrano essere universali e legati molto all’ambiente socioculturale in cui crescono (Shearer et al. 2015; Bankoff et al. 2016).
  • La sessualità. I timori sulla maturità sessuale e l’intimità sono sempre stati una spiegazione eziologica ai disturbi alimentari, infatti esperienze sessuali atipiche sembrano esservi correlate. Le donne con maggiori conflitti psichici sul proprio comportamento sessuale, ossessività per il sesso e disagi nella stimolazione sessuale, sono risultate con elevati livelli di comportamento alimentare disordinato (Kluck et al. 2017). Una serie di risultati hanno osservato che i pazienti bulimici siano sessualmente più attivi rispetto agli anoressici, inoltre vi sono fattori in comune tra i disturbi alimentari e le disfunzioni sessuali come l’immagine corporea negativa, le esperienze infantili avverse, il clima familiare negativo ed in certi casi l’abuso sessuale. Il comportamento sessuale sembra particolarmente problematico quando è presente anche un disturbo alimentare, perché i soggetti bulimici sono spesso molto riluttanti nel parlare di questi problemi. Una gran parte di pazienti anoressici non ha alcun tipo di attività sessuale, almeno sino a quando la nutrizione o il peso vengono ripristinati (Kravvariti et al. 2016). Per quello che riguarda le abbuffate, sembrano essere associate ad un maggiore disagio sessuale e dissociazione nelle donne, con maggiore produzione di cortisolo (e quindi di stress) in risposta agli stimoli sessuali, oltre che scarsa accettazione verso il proprio corpo (Castellini et al. 2017). Pazienti con disturbi alimentari sembrano essere più inclini a problemi sessuali, minore libido, minor soddisfazione sessuale, ridotta attività sessuale; secondo gli autori l’immagine distorta del proprio corpo è alla base di questi sintomi, che sembrano essere maggiori per l’anoressia, rispetto alla bulimia (Beerens et al. 2014). Uno studio interessante ha osservato che la gioventù esposta alla pornografia e all’uso di sostanze aveva maggiori punteggi di disapprovazione del proprio corpo e disfunzioni alimentari (O’Brien et al. 2015). Inoltre le giovani donne con disturbi alimentari e attività sessuale possono essere soggette ad un alto numero di partner sessuali, sessualità precoce e gravidanze indesiderate (Tabler et al. 2016). La sessualità dovrebbe essere esplorata nei disturbi alimentari (soprattutto quelli legati alla magrezza), poiché questi ne aumentano la gravità (Tolosa-Sola et al. 2017).
  • L’abuso sessuale. Sinteticamente, secondo Francesco Montecchi, in questi specifici casi (tra il 20 ed il 50% dei disturbi alimentari) il disturbo del comportamento alimentare assume nel soggetto un significato protettivo, di difesa verso la possibilità di essere abusati di nuovo. Il corpo rimane il luogo di sensazioni dolorose passate non digerite a livello mentale in cui il rifiuto del cibo rappresenta il rifiuto del mondo che ha permesso tale sofferenza.

Questi sono soltanto alcuni degli innumerevoli aspetti psicologici che hanno bisogno di una approfondita valutazione dello psicologo e che molto spesso il medico può non essere in grado di osservare. Nei disturbi alimentari è fondamentale il lavoro di equipe, in cui è necessaria la stretta collaborazione tra diverse figure professionali. Lo psicologo è un professionista fondamentale per la valutazione ed il trattamento del soggetto con disturbi alimentari, anche dal punto di vista sessuale oltre che prettamente psicologico, considerando anche che la farmacologia da sola non ha effetti (Tumiati, 2012). Infine, come sostiene Pietropolli Charmet (2013), l’amore ed il desiderio possono aiutare a riparare l’immagine del proprio corpo deteriorato, poiché lo rendono prezioso e fonte di eccitamento per il partner. La sessualità, l’amore di coppia ed il piacere possono conferire al corpo un significato ed un’importanza inedita per l’individuo con disturbo alimentare.

A CURA DEL TIROCINANTE: MANUEL LUCIANI

TUTOR: DAVIDE SILVESTRI

 

BIBLIOGRAFIA:

  • American Psychiatric Association. (2013), Diagnostic and statistical manual of mental disorder, fifth edition. American Psychiatric Publishing.
  • Bankoff, S. M., Marks, A. K., Swenson, L. P., & Pantalone, D. W. (2016). Examining associations of sexual attraction and attitudes on women’s disordered eating behavior. Journal of clinical psychology, 72(4), 350-364.
  • Beerens, V., Vermassen, A., Vrieze, E., & Pieters, G. (2014). Sexuality in eating-disorder patients. Tijdschrift voor psychiatrie, 56(4), 268-272.
  • Brown TA, Keel PK. (2012). The impact of relationships on the association between sexual orientation and disordered eating in men. Int J Eat Disord. 45:792–799.
  • Brown,T.A.,Keel, P.K. (2015). Relationship status predicts lower restrictive eating pathology for bisexual and gay men accross 10 – year follow-up. International journal of eating disorder. 48(6): 700-707.
  • Carper TL, Negy C, Tantleff-Dunn S. (2010). Relations among media influence, body image, eating concerns, and sexual orientation in men: A preliminary investigation. Body Image. 7:301–309.
  • Castellini, G., Sauro, C. L., Ricca, V., & Rellini, A. H. (2017). Body Esteem as a Common Factor of a Tendency Toward Binge Eating and Sexual Dissatisfaction Among Women: The Role of Dissociation and Stress Response During Sex. The journal of sexual medicine, 14(8), 1036-1045.
  • Kluck, A. S., Garos, S., & Shaw, L. (2017). Sexual functioning and disordered eating: A new perspective. Bulletin of the Menninger Clinic, 1-21.
  • Kravvariti, V., & Gonidakis, F. (2016). Eating disorders and sexual function. Psychiatrike= Psychiatriki, 27(2), 136-143.
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  • Montecchi,F. (2016). I disturbi alimentari nell’infanzia e nell’adolescenza. Comprendere, valutare, curare. Milano: Franco Angeli.
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  • Tabler, J., & Geist, C. (2016). Young Women with Eating Disorders or Disordered Eating Behaviors: Delinquency, Risky Sexual Behaviors, and Number of Children in Early Adulthood. Socius, 2, 2378023116648706.
  • Tiggemann M, Martins Y, Kirkbride A. (2007). Oh to be lean and muscular: Body image ideals in gay and heterosexual men. Psychology of Men & Masculinity. 8:15–24.
  • Tolosa-Sola, I., Gunnard, K., Giménez Muniesa, C., Casals, L., Grau, A., & Farré, J. M. (2017). Body dissatisfaction and eating disorder symptomatology: Which factors interfere with sexuality in women with eating disorders?. Journal of health psychology, 1359105317695425.
  • Tumiati, L. (2012). Adolescenza e disturbi alimentari. Milano: Giunti.
  • Yelland C, Tiggemann M. (2003). Muscularity and the gay ideal: body dissatisfaction and disordered eating in homosexual men. Eat Behav. 4:107–116.

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