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Come ci ricorda Malinowsky, concentrarsi sui costumi sessuali quando si parla di sessualità è di fondamentale importanza, oltre a soffermarci sugli aspetti chimici e medici.  Infatti, un’alta percentuale dei nostri comportamenti sessuali, e quindi anche dei nostri timori  e delle nostre inibizioni, è determinata dalla tradizione e dalla cultura. La nostra sessualità, e il  rapporto con essa, possiamo dire che sviluppi in base a come la nostra individualità matura, in quale luogo e in quale contesto.

 

 

«Donna non si nasce, lo si diventa. 

Nessun destino biologico, psichico, 

economico definisce l’aspetto che 

riveste in seno alla società la femmina 

dell’uomo; è l’insieme della storia e della 

civiltà ad elaborare quel prodotto 

intermedio tra il maschio e il castrato 

che chiamiamo donna». 

(De Beauvoir, 1949)

 

Quando nel 1949 Simone de Beauvoir pubblicò il Secondo Sesso, si domandò quale ruolo  rivestisse la cultura nella formazione dell’identità femminile.

Sorge quindi spontaneo un interrogativo: in che modo la cultura in cui siamo  inseriti oggi, settanta anni dopo, continua a condizionare il modo in cui la donna evolve nella  scoperta, nell’accettazione e nel godimento della propria identità e quindi poi in seguito della  propria sessualità?

La donna infatti, come vediamo dalla citazione tratta da “Il secondo sesso”di Simone de  Beouvoir, “va oltre ciò che anatomicamente e biologicamente è femmina, ma si definisce  rielaborando in sé la cultura e le aspettative di essa. Essa, anche sessualmente, si forgia  lentamente e acquisisce le sue sfumature comportamentali attraverso un misto tra cultura, esperienza, percezioni personali”. (De Beauvoir, 1949).

Con queste premesse noi ci troviamo inseriti in una cultura, per quanto  fortunatamente in evoluzione, che se da una parte ancora risente di imperativi (seppur spesso  sussurrati) fallocentrici e patriarcali, dall’altra porta in seno il bisogno della donna di una  nuova libertà reale e non fittizia. C’è infatti differenza tra quanto la donna vede in sé e quanto  il circostante si aspetta di lei.

Queste differenze condizionano decisamente la sua libertà reale, in quanto impediscono al  suo vero essere di formarsi, crescendo tra il netto divario tra “ciò che è legalmente  riconosciuto ma culturalmente negato” (Consolo, 2019).

In fondo, la plurima identità della donna nella società odierna è un condizionamento che la pone di fronte ad un doppio binario. Il primo riguarda se stessa nel ruolo di funzionaria della  specie, capace di generare. L’altro il desiderio di  essere soggetto unico, che desidera vivere la vita con l’adeguata sessualità, gli amori e la soddisfazione delle proprie pulsioni. Questa lotta divergente e distruttiva rende spesso la  donna insoddisfatta.

Non solo, le aspettative associate al nostro genere vengono insegnate ed apprese fin dalla prima socializzazione e queste andranno ad incidere sul concetto di sè, sugli atteggiamenti sociali e politici, sul modo in cui ci percepiamo e percepiamo gli altri. La socializzazione al genere però, in un contesto come quello occidentale odierno, e in  particolare in Italia, con l’influsso di quello che rimane di un paese di tradizione cattolica,  produce svariate contraddizioni nella donna che la portano ad avere un rapporto difficile con  la propria idea di sé e con la propria idea di piacere.

Il peso che ci portiamo dietro dal mondo cristiano è evidente, anche per coloro che non  credono in Dio: il male e bene come alternanza dei fattori, la privazione come dote ed il senso  di colpa come punizione. Maria è la vergine che genera senza peccato, allontana da sé ogni  vaga ambizione della sua soddisfazione di donna relegando tutte le donne che si  confronteranno con essa ad un’eterna ed innaturale incompiutezza.

Infatti, due figure apparentemente opposte di femminile, la santa e la provocatrice, vengono  accomunate nell’idea di donna. Contemporaneamente, essa dovrebbe essere madre senza  sessualità e prostituta (anch’essa senza sessualità, perché ovviamente non è mossa dal  proprio desiderio, bensì da quello di soddisfare l’uomo).

Ecco spiegato l’utilizzo del termine “apparentemente”: infatti, quello  che accomuna le due donne, la donna angelo matrona del focolaio domestico, e la prostituta, consiste nel desiderio di rimozione del desiderio femminile e nel bisogno di esorcizzare il rischio del rifiuto dell’uomo.

A questo riguardo appare spontaneo il collegamento con un tema oggi molto caldo, quello della cosiddetta “rape culture” o cultura dello stupro. Essa consiste in una cultura nella quale lo stupro e altre forme di violenza sono comuni, e in cui gli atteggiamenti prevalenti, le norme, le pratiche e atteggiamenti dei media, normalizzano, giustificano, o incoraggiano tali violenze nei confronti delle donne. L’ aspetto interessante di questa mentalità, che la collega con ciò che è stato appena esposto, è la visione della donna come oggetto sessuale e non come soggetto ed agente dell’atto.  L’agire sessuale femminile, infatti, inteso come desiderio attivo di per sé, agli occhi degli uomini è ancora ignoto, o ancor peggio, spaventoso.

Al contempo, il condizionamento derivante dalla cultura nella sessualizzazione primaria, che  esorta le bambine ad una colpevolizzazione della propria aggressività, quando esperita, o del  loro piacere se fine a sé stesso, le porta alla necessità di avere un controllo attivo sul  desiderio, rendendo anch’esse “complici” di tale meccanismo.

Possiamo vedere quindi che la donna 2.0, si trova a districarsi tra due poli. Da una parte la  paura di una nuova prevaricazione (nella quale l’uomo non obbligatoriamente riveste una  parte attiva) e dall’altro il desiderio di desiderare senza che questo sia valutato o valutabile in  termini di moralità, giustizia o colpa.

In questo contesto, quanto noi stesse siamo consapevoli prima, e capaci di rivendicare poi, il  desiderio stesso?

 

Tirocinante: Stivè Margherita

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia

  • Consolo, I. (2017). Il piacere femminile: scoprire, sperimentare e vivere la sessualità. Giunti.  Organizzazioni speciali.
  • De Beauvoir, S. (1999). Il secondo sesso, il Saggiatore.
  • Malinowski, B. (1968). La Vita sessuale dei selvaggi: nella Melanesia nord-occidentale:  resoconto etnografico sul corteggiamento, sul matrimonio e sulla vita familiare fra gli indigeni  delle Isole Trobiande, nella Nuova Guinea Britannica. Feltrinelli Editore.
  • Mead, M. (2016). Maschio e femmina. Il saggiatore.

 

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