Donne, muscoli e sessualità: tra normalità e patologia

 

Nonostante gli stereotipi di genere suggeriscono che sollevare pesi non sia una prerogativa femminile, ad oggi, entrando in una palestra, la presenza di donne che praticano bodybuilding è ormai piuttosto comune. Oggi il bodybuilding è a tutti gli effetti diventato uno sport per entrambi i sessi e non tutti sanno che esistono numerose competizioni esclusivamente dedicate al genere femminile. La competizione che richiede il maggior incremento muscolare, grande attenzione per la simmetria e la definizione è detta physique, altre invece come il fitness, figure o bikini richiedono donne con una massa muscolare inferiore e sembrano essere più accettabili in termini di stereotipi di genere (Suffolk, 2015).

Identità e percezione sociale

Una motivazione che porta le donne al bodybuilding è l’emulazione, ovvero l’osservazione di un’ amica durante una competizione o di un attrice in un film. Un altro aspetto riguarda il miglioramento dell’autostima o la salute (perdere peso o smettere di fumare). Alcune donne sostengono di “ritrovare se stesse o uscire da un periodo difficile” (Baghurst, et al. 2014). Suffolk (2015) aggiunge, tra le motivazioni, due aspetti riguardanti l’immagine corporea: l’insoddisfazione del corpo e la sua plasticità. L’autore nei suoi studi dimostra quanto sia importante, per le donne che iniziano questo sport, migliorare esteticamente il proprio corpo, e quanto siano attratte dall’idea di poterlo modificare a proprio piacimento in palestra. Secondo Suffolk (2015), ciò che spinge a continuare con il bodybuilding è il benessere percepito e derivante dall’apparire di fronte al pubblico , la sicurezza di sé o semplicemente il piacere di farlo.
Le donne grazie ai propri muscoli si sentono rinate, percepiscono una trasformazione sensuale del corpo, sono felici dello sport, della dieta, delle nuove interazioni sociali e della conduzione di un tipo di vita differente (Shilling & Bunsell, 2009).
Ma cosa pensano gli uomini a proposito di una donna muscolosa?
Lo studio di Chananie-Hill e collaboratori (2012) delinea tre categorie di uomini:
1) Coloro a cui piacciono i muscoli, li ammirano nelle donne e sono attratti dalla loro superiorità.
2) Coloro che temono le donne muscolose ed il fatto che possano essere fisicamente superiori.
3) Coloro che temono per l’incolumità della donna, soprattutto per il rischio che il fisico diventi un’ossessione e per i danni che la dieta potrebbe comportare.
Gli autori ci fanno notare che le bodybuilder sono anche oggetto di uno stigma sociale, infatti non è raro sentir dire da un uomo frasi del tipo “Stai davvero in forma, spero di non fare a botte con te”, associando i muscoli alla violenza e all’aggressività. Questo tipo di pensieri sono associati anche agli uomini muscolosi, ma nel caso delle donne, sembra sottendersi una devianza di genere che va contro le norme socialmente accettate.
Secondo Shilling e Bunsell (2009), lo stigma esiste perché queste donne hanno ignorato totalmente ciò che si considera accettato nella società riguardo le differenze tra il genere maschile e femminile. Questi autori, nelle loro interviste, scoprono anche che, molto spesso, i fidanzati rompono la relazione quando la partner diventa, a parer loro, esageratamente muscolosa, sostenendo di avere l’impressione di fare sesso con un uomo, di essere intimiditi dalla superiorità muscolare della partner oppure di essere convinti dell’omosessualità della donna.

Quando diventa patologia?

Tod e collaboratori (2016) descrivono il disturbo di dismorfia muscolare come una condizione riguardante uomini e donne muscolosi e con un’ossessione verso i muscoli, ma è una condizione ben definita e soprattutto diversa dal praticare bodybuilding a livello agonistico.
I sintomi iniziano in media intorno ai 19,5 anni, e sono i seguenti:
1) Spendere più di tre ore al giorno a pensare di diventare più muscolosa/o.
2) Credere di avere un basso controllo sull’attività di sollevamento pesi.
3) Gli esercizi e la dieta interferiscono almeno moderatamente con la propria vita (perdere il lavoro ad esempio).
4) Evitare di uscire, di vedere persone, per la preoccupazione dei propri muscoli.
5) Controllare il proprio corpo allo specchio costantemente, oppure camuffare il proprio fisico per nasconderlo.

Il 50% di questi soggetti ha consapevolezza di avere un problema.
Le donne con dismorfia muscolare, o vigoressia, sono diverse dalle altre bodybuilder poiché la loro condizione, oltre che riportare la sintomatologia elencata precedentemente, può caratterizzarsi dall’immediato uso di steroidi, presenza attuale o pregressa di un disturbo post-traumatico da stress, dipendenza da sostanze stupefacenti, disordini alimentari, disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, dismorfismo corporeo o tentativi di suicidio.
Questi soggetti possono aver subito in passato un abuso sessuale oppure un altro evento traumatico. Si caratterizzano dal forte investimento sull’apparenza e l’ossessione per il corpo, spesso alimentato dalla paura di essere vulnerabili.
Nel DSM-5, la dismorfia muscolare si colloca come specificatore del disturbo di dismorfismo corporeo, nella sezione “disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati” (APA, 2013)
La patologia è quindi una condizione ben precisa e non riguarda tutte le female bodybuilder, le quali amano il benessere psicofisico e non sono da confondere con la patologia.

La sessualità: il Muscle Worship

National Geographic, nella serie di documentari “Taboo-Extreme Bodies”, si è occupata di raccontare una modalità di espressione della sessualità, nota come Muscle Worship, caratteristica di alcune female bodybuilder. Richardson (2010), nel suo libro, descrive il fenomeno come composto da due soggetti, la donna muscolosa e l’uomo. La donna viene denominata “Muscle Goddess”, “Valkyria” oppure “Amazon”, l’uomo solitamente ha una muscolatura inferiore e prova un piacere masochistico verso la superiorità della donna e feticismo verso i suoi muscoli. La “Goddess” offre, a pagamento, delle specifiche prestazioni sia dal vivo che in collegamento webcam. Il Muscle Worship è caratterizzato da molte possibili attività descritte da Richardson (2010) ed osservabili anche nel documentario. Nel “posedown”, l’uomo venera o massaggia i muscoli della donna che posa come fosse in una competizione. Tra le varie possibilità troviamo anche il “wrestling”, in cui la donna sconfigge l’uomo nella lotta; l” armwrestling” in cui l’uomo prova piacere nell’umiliazione della sconfitta a braccio di ferro; il “pumping”, in cui la donna allena i muscoli con i pesi, oppure sollevando l’uomo stesso; lo “squeeze” si caratterizza dallo stritolamento dell’uomo o di un oggetto tra le gambe della donna. Queste sono solo alcune delle pratiche possibili, ma ciò che le accomuna è il piacere che l’uomo prova nell’osservare il fisico della donna e nell’essere sconfitto da questo.
Come ogni feticismo, secondo Richardson (2010), il Muscle Worship è una pratica di per sé sufficiente, per cui non presuppone necessariamente il rapporto sessuale, poiché l’uomo ha come unico oggetto del desiderio i muscoli della donna.
La donna prova eccitamento dall’avere l’assoluto controllo del proprio corpo durante la flessione dei muscoli.. Il più delle volte le donne si dedicano al Muscle Worship per motivazioni economiche e dal piacere di “mettere in mostra” i propri muscoli, e non sembrano spinte dal desiderio di avere un rapporto sessuale. La donna viene aggettivata come una “Dea” e il feticista non prende in considerazione tutti i sacrifici che la donna deve fare per mantenere un corpo di quel livello, ecco perché il coinvolgimento è prettamente di oggettificazione corporea, escludendo l’umanità e l’emotività della donna. La donna quindi non sembra mostrare un comportamento patologico nella sessualità attraverso il Muscle Worship, piuttosto è l’uomo a mostrare un comportamento feticistico.

TIROCINANTE: Manuel Luciani

TUTOR: Margherita Attanasio

Bibliografia:

• American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders, fifth edition. American Psychiatric Publishing
• Baghurst, T., Parish,A., Denny,G. (2014). Why women become competitive amateur bodybuilders. Women in sport and physical activity, 22, 5-9.
• Chananie-Hill,R.A., McGrath, S.A., Stoll,J. (2012). Deviant or normal? Female bodybuilders’ accounts of social reactions. Deviant behavior, 33, 811-830.
• Richardson, N. (2010). Transgressive bodies: representation in film and popoular culture. Ashgate Publishing Limited

• Shilling, C., Bunsell,T. (2009). The female bodybuilder as a gender outlaw. Qualitative research in sport and exercise, 1(2), 141-159.
• Suffolk,M.T. (2015). Professional female bodybuilding: self-determination theory approach. Journal of international women studies, 16(3), 71-85
• Tod, D., Edwards, C., Cranswick, I. (2016). Muscle dysmorphia: current insights. Psychology research and behavior management, 9:179.

SITOGRAFIA:

http://channel.nationalgeographic.com/taboo/videos/muscle-worship/

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