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La parola doula viene dal greco e significa letteralmente “colei che serve la donna”.
Nell’antica Grecia, le doule offrivano alle donne supporto di tipo emotivo e mediazione religiosa soprattutto durante il parto, ed oltre ad essere considerate “professioniste del sacro” entravano a far parte della famiglia, ai tempi intesa e organizzata in modo differente rispetto ad oggi.

L’antropologa Dana Raphael fu la prima ad usare questo termine nel 1973 in riferimento a “uno o più individui, spesso di sesso femminile, che danno incoraggiamento psicologico e assistenza alle donne che hanno appena partorito” e fu una forte sostenitrice del movimento per la promozione di un tipo di assistenza non medica da offrire alle madri durante e dopo il parto.

I ricercatori medici Marshall Klaus e John Kennell pubblicarono nel 1986 un articolo la cui conclusione fu che la presenza di un supporto durante il parto aveva comportato nelle partorienti una riduzione della durata del travaglio e dei rischi per la salute durante e dopo il parto.
Adottarono dunque il termine doula per identificare quella figura che sosteneva la madre durante il travaglio così come nel post-partum.

Nel 1991, Klaus e Kennell fondarono la DONA (Doulas of North America), che tutt’oggi rappresenta l’organizzazione leader per la certificazione e formazione di doule.
La DONA definisce la doula come “una professionista formata per offrire alla madre un supporto continuo prima, durante e dopo il parto”.

In Italia, sono attive associazioni come Doule Italia e Mondo Doula.
Nello specifico, una doula offre sostegno emotivo; utilizza misure di conforto utili durante il travaglio come esercizi di respirazione, tecniche di rilassamento e diverse posizioni; fornisce informazioni e rassicura la madre in modo continuativo; pone di fronte alla madre tutte le alternative a disposizione per il travaglio e il parto e difende le sue scelte; facilita la comunicazione tra madre e operatori sanitari; assiste anche il partner.

Una doula mette davanti a tutto la soggettività e le scelte della madre, senza lasciarsi offuscare dai propri valori personali e senza irrigidirsi in convinzioni che potrebbero intaccare l’imparzialità del proprio lavoro.
Soprattutto, è importante comprendere che le doule non sono professioniste sanitarie, dunque non si occupano di fornire pareri di natura medica o diagnosi.

Il personale sanitario (infermiere, ostetriche, ginecologhe) non può garantire un’assistenza continuativa alla futura madre ed è proprio qui che entra in gioco la doula.
È stato dimostrato che donne assistite da una doula durante la gestazione avevano probabilità inferiori di dover ricorrere a cesarei non previsti rispetto a quelle che non avevano avuto quel tipo di supporto (Kozhimannil et al., 2014).

Inoltre, a sei settimane dal parto, si è visto che madri seguite da una doula si dimostravano meno ansiose, con autostima più elevata e con minori livelli di depressione rispetto a un gruppo di controllo. Tutti questi fattori sembrerebbero favorevoli allo sviluppo del bambino: le madri supportate mostravano infatti comportamenti più positivi nei confronti dei loro bambini e li valutavano come migliori, più belli, più intelligenti e più facili da gestire rispetto alle madri che non avevano usufruito del supporto della doula (Klaus & Kennell, 1997).

Per questi motivi, molte doule ritengono necessario che il loro divenga un servizio rimborsabile tramite assicurazione sanitaria; esistono tuttavia forti ostacoli all’attuazione di un rimborso per una nuova categoria di servizi, in particolare perché si tratta di un servizio erogato in un contesto medico, ma non da un operatore sanitario.
Alcune doula stanno ampliando i loro servizi per includere anche il sostegno all’aborto.

L’intero spettro del movimento doula è infatti intimamente legato al movimento per la giustizia riproduttiva che attribuisce il massimo valore alle scelte riproduttive delle donne. Le doule che praticano assistenza durante l’aborto si considerano attiviste per i diritti riproduttivi e assegnano al loro servizio un ruolo chiave affinché le donne possano percepire la loro esperienza come valida e considerata (Whaley & Sufrin, 2016).

L’aborto può essere un evento molto stressante per la donna, soprattutto perché a differenza della gravidanza, in cui si hanno a disposizione dei mesi per abituarsi all’idea del parto, la decisione di interromperla lascia poco tempo per riflettere. Inoltre, l’aborto viene praticato da operatori sanitari con i quali non si hanno avuto contatti o alcun tipo di relazione in precedenza.

La donna si trova quindi più a rischio di provare un senso di ansia e spaesamento.
Così come nel travaglio, le doule abortiste utilizzano una serie di tecniche per aiutare le donne ad affrontare al meglio l’aborto. Tali tecniche includono fornire un’educazione sulla natura della procedura, tenere la mano, massaggiare, rassicurare, usare una respirazione guidata, conversare e fare battute.
Le donne che hanno potuto usufruire di una doula durante l’aborto hanno riportato un maggiore senso di benessere fisico, controllo e sicurezza.

Nonostante queste esperienze positive, il movimento delle doula non è privo di controversie; così come in generale per l’aborto, anche in questo caso esistono doula “obiettrici” che si oppongono all’appropriazione del termine in un contesto abortivo (Chor et al., 2012).

Tirocinante: Margherita Alessio
Tutor: Cristiana Sardellitti

Riferimenti

– Chor et al., 2015, Doula support during first-trimester surgical abortion: a randomized controlled trial, American Journal of Obstetrics and Gynecology, 212
– https://www.contraceptionjournal.org/article/S0010-7824(16)30217-7/fulltext#relatedArticles
– http://www.douleitalia.it/
-https://embryo.asu.edu/pages/effects-social-support-during-parturition-maternal-and-infant-morbidity-1986-marshall-klaus
– https://www.mammadoula.it/
– https://www.mondo-doula.it/chi-siamo/pensiero-e-associazione/
– https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5538578/
– https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/j.1651-2227.1997.tb14800.x
– https://srh.bmj.com/content/familyplanning/38/2/123.full.pdf

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