in Sexlog, Informazione ed educazione

Ritorna, sebbene non sia mai stata risolta, l’annosa questione della educazione sessuale nelle scuole come forma di prevenzione, non solo di malattie a trasmissione sessuale, ma anche e, attualmente in primo piano,  delle gravidanze indesiderate: questa volta il segnale arriva dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC), un importante organismo di controllo della sanità pubblica americana.

Diciamo questa volta, in quanto questo tema è stato ovviamente già affrontato, basti pensare a come, tra le linee guida tracciate dall’Oms (organizzazione mondiale della sanità) più di un anno fa, una di queste  comprendesse il diritto all’educazione sessuale integrale, cioè un processo educativo che inizia dalla nascita e dura tutta la vita coinvolgendo tutte le istituzioni sociali.

In questo senso il problema del nostro Paese è sicuramente uno stato di conservazione: l’onorevole Binetti, ad esempio, proprio in riferimento all’Oms affermò che insegnare la sessualità ai bambini li stimolerebbe a diventare sessualmente attivi e che la proposta in questione avrebbe sminuito il ruolo dei genitori (forse l’onorevole non era a conoscenza del fatto che l’Oms non ha dimenticato il tema della formazione degli insegnanti e nemmeno la stretta collaborazione con i genitori e che, il 31% delle ragazze italiane ha avuto il primo rapporto sessuale tra i 14 e i 16 anni).
Tornando alla segnalazione della CDC, i ricercatori hanno evidenziato come un’adolescente femmina su quattro non ha mai avuto rapporti sessuali e che tra coloro che ne hanno avuti, 8 su 10 non aveva ricevuto alcuna informazione sul sesso precedentemente alla prima volta. Altri elementi di allerta ci vengono dati dall’attuale  movimento organizzato contro l’omotransfobia, o dal preoccupante  “ri”affacciarsi delle malattie a trasmissione sessuale (il ritorno del mal francese Dr F. Quattrini) tutti segnali che svelano quella che di fondo  è un’ignoranza quasi totale sull’argomento che non solo abbraccia la sfera della sessualità ma anche e soprattutto quella dell’affettività e della relazione.

Gli aspetti positivi e lo sviluppo di atteggiamenti costruttivi della salute sessuale intesa come valorizzazione della personalità, comunicazione, del piacere e dell’amore sono da considerarsi il nuovo concetto di sessualità, che deve essere indirizzata come esperienza positiva a livello personale intesa così come processo di apprendimento che può essere imparato. Un piacere che va integrato in un progetto più ampio di vita.
Tra i passi mossi  verso una prevenzione di questo tipo è  proprio di questi giorni una petizione online sull’ introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole, “finalizzata alla crescita educativa, culturale ed emotiva dei giovani e delle giovani in materia di parità e solidarietà tra uomini e donne”. Iniziativa encomiabile, ma che, ancora una volta, sembrerebbe lontana dall’idea che si possa parlare di sessualità intendendo anche il sentimento, gli affetti, la relazione tra le persone e il rispetto per le differenze. (Firma la petizione 1orad’amore)

In tal senso, al fine della promozione del benessere psico-sessuale anche in tema di Educazione Sessuale, l’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica (IISS) ha proposto lo sviluppo di un nuovo modello di Educazione Alla sessualità. Tale modello evita proprio di cadere nel bias di proporre una educazione sessuale a senso unico, con il potenziale rischio di rimarcare solo gli aspetti negativi e/o pericolosi della sessualità. Infatti, propone un modello tridimensionale, che considera anzitutto  (1) l’adolescente, (2) il genitore e (3) gli altri adulti di riferimento (insegnanti-educatori). In quest’ottica diventa importante non solo l’informazione, ma soprattutto la formazione attraverso la presentazione di progetti che coinvolgano individui, persone e la società stessa a muoversi in tale direzione, per educare alla sessualità, attraverso programmi individuali e di gruppo, considerati anche all’interno di istituzioni come la scuola per conoscere e rispettare se stessi, per ‘educare all’altro’, ovvero ponendo enfasi sul rispetto dell’altro diverso da sé anche dal punto di vista sessuale, di orientamento e di genere; un tema che rimarrà certamente delicato e a tratti insidioso, ma che non può prescindere dalla vita di ogni individuo perchè esso, semplicemente, ne fa parte e tenerlo celato o cercare di sviarlo anche per circostanze “dovute” o di “comodo”, non permette nè la crescita personale nè l’evoluzione.

Il contributo è stato redatto dal gruppo di tirocinio post laurea dell’stituto Italiano di Sessuologia Scientifica (Dr Loris Patella e Dr Giuliano Salusest) Supervisione Dr.ssa Ilaria Consolo e Dr Fabrizio Quattrini

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