in Informazione ed educazione, Sexlog

“Vorrei che le donne avessero potere non sugli uomini, ma su loro stesse.”
A Vindication of the Rights of Woman, Mary Wollstonecraft, 1790

Da secoli le donne sono immerse in un mondo prevalentemente maschile. Le tradizioni religiose, le fiabe, la cultura dominante, la configurazione legislativa e l’educazione ricevuta (spesso basata su una “pedagogia di genere”), tutte di stampo fallocentrico, contribuiscono sin dalla tenera età a rafforzare l’idea che regni una sorta di superiorità degli uomini, presentata come una condizione naturale. L’immaginario maschile reprime di frequente la visione della donna come essere autonomo, libero di esprimere sé stesso, accanendosi al contrario per dimostrarne il ruolo di subordinazione rispetto ad una gerarchia ideale tra i due sessi. Quest’ultime crescono di conseguenza con l’idea di farsi “oggetto” e di doversi limitare alla funzione di testimoni passive della propria vita e della storia.

Le battaglie ed i crescenti tentativi di affermare i propri diritti in Europa a partire dalla fine dell’800 hanno favorito in tal senso l’avvicinamento del femminile ad ambiti e ruoli d’interesse tradizionalmente maschili, facilitandone l’accesso all’istruzione e a significative prospettive di carriera. La legittimazione del desiderio e del piacere femminile ha comportato una buona consapevolezza e gestione di sé, del proprio corpo e della propria sessualità, sganciata ormai dal controllo dell’uomo e dalla pura finalità procreativa. Nonostante la lotta per l’eguaglianza venga portata avanti da più di 100 anni, molte donne non godono ancora degli stessi riconoscimenti e delle stesse possibilità degli uomini a livello sociale, sottolineando la persistenza di una certa forma di disparità e di alcuni dei classici stereotipi di genere (alimentati in parte dalla “doppia morale” tutt’ora vigente su alcuni comportamenti di natura erotico-sessuale). Questi ultimi sono tipicamente riproposti in alcune tra le più note fiabe di matrice Disneyana, con le quali gran parte di noi è cresciuto, traendone insegnamento ed ispirazione. Biancaneve, Cenerentola, Aurora de

La Bella addormentata nel bosco, Cappuccetto Rosso e le altre figure femminili della maggior parte di questi racconti sono accomunate da un destino di subordinazione all’ordine maschile. La loro felicità dipende dall’incontro, dalla relazione e talvolta dal matrimonio con un uomo, unica vera fonte di salvezza e protezione, senza cui non ci sarebbe la possibilità di superare gli ostacoli ed essere veramente felici. La netta diversificazione di genere tra gli uomini e le donne è stata spesso rappresentata dalla contrapposizione tra la figura della “principessa”, una giovane e dolce fanciulla dall’ incomparabile bellezza, grazia ed innocenza (spesso invidiate da una matrigna e dalle eventuali sorellastre, simboli della vanità e di una forma di conflitto al femminile), devota al lavoro domestico e caratterizzata da molteplici tratti di remissività, e quella del “principe azzurro”, un eroe coraggioso, forte e tenace, in grado di assumersi qualunque rischio pur di salvare la ragazza dalla sua vita di sottomissione e di silenziosa passività, donandole la libertà attraverso il “bacio del vero amore”. È con la figura di Belle (“La Bella e la Bestia”), istruita e determinata, che inizia un graduale processo di cambiamento, sebbene il suo personaggio sia strettamente legato alla nota “sindrome della crocerossina”, ovvero allo stereotipo della donna che crede di poter salvare e redimere l’uomo che ha accanto, solitamente problematico, attraverso il proprio amore e la dedizione.

I significativi mutamenti storici che hanno interessato le società occidentali negli ultimi decenni del ‘900 hanno determinato delle profonde trasformazioni nella condizione sociale e psicologica della donna, rispecchiati infatti dalle stesse protagoniste dei noti lungometraggi Disneyani. Belle, Mulan e Rapunzel mostrano coraggio, caparbietà, autodeterminazione, tenacia e senso di responsabilità. La nuova generazione femminile presentata è in grado di agire e riflettere sulle proprie azioni, arrivando a svelare sé stessa nella propria autentica natura. Il tema dello scambio di genere e dell’occultamento della propria reale identità in “Mulan” (1998, 2020) riflettono l’influenza di una persistente situazione di stampo patriarcale, a cui la stessa eroina si dimostra poco incline a piegarsi.

“Alcuni dicono che al destino non si comanda, che il destino non è una cosa nostra. Ma io so che non è così. Il nostro destino vive in noi, bisogna soltanto avere il coraggio di vederlo.” Queste sono le parole che la principessa Merida pronuncia nel film “Ribelle-The Brave”, la storia dell’intrepida fanciulla dai capelli rossi ed indisciplinati che preferisce tirare con l’arco ed andare a cavallo piuttosto che attendere col cuore in gola che un pretendente possa condurla all’altare, così come la tradizione le imporrebbe. La forte protagonista determina una decisiva svolta “femminista”, in cui il vero obiettivo è quello di essere sé stesa e di trovare la propria felicità. I miti della bellezza e del “principe azzurro” vengono decostruiti a favore di una nuova tematica, quella relazionale tra madre e figlia. Il topos del “vero amore”, reso possibile fino ad ora solo grazie alla presenza di un uomo, viene qui sostituito dall’affetto materno e da un rapporto che troppo raramente appare sullo schermo.

L’amore per la famiglia, per la propria terra e la tutela del proprio benessere rendono questo l’ideale femminile del nostro tempo: una donna forte, piena di vita, amante dell’avventura e fiduciosa delle proprie risorse personali e culturali, che si lega ad un eventuale partner per scelta e non per vincolo o necessità. È così che Elsa in “Frozen”, Vaiana in “Oceania” o Jasmine nel recente remake del celebre “Aladdin” del 1992, forniscono versioni principesche inedite e rivoluzionarie. Nel brano “La mia voce”, Jasmine intona ed impone con fermezza le proprie ragioni di fronte a Jafar, incarnazione del potere maschilista. Al termine della trasposizione cinematografica, il Sultano nomina sua figlia come futuro sovrano di Agrabah e, in quanto tale, la invita a modificare le stesse leggi vigenti, così da renderla libera di poter sposare chiunque lei desideri.

Nel 1973 la scrittrice e pedagogista bergamasca Elena Gianini Belotti ha pubblicato il saggio: “Dalla parte delle bambine”, a denuncia di un sistema educativo profondamente discriminatorio e misogino, fonte di identificazione precoce per le piccole e di condizionamento per le future donne. Gli stessi film d’animazione degli ultimi anni sembrano voler superare le asimmetrie di genere e promuovere una cultura dei “nuovi valori”, in cui la donna possa avere il coraggio di essere libera, audace e padrona del proprio destino, sebbene tendano a persistere alcuni solidi cliché che riflettono appieno la realtà attuale.

Colei che vive nella società post-moderna, spinta talvolta dalla stessa figura materna, tende infatti a ricercare ancora troppo spesso l’immagine dell’ormai noto “principe azzurro”: un essere idealizzato, dalla stupefacente bellezza e colmo delle ricercate “doti maschili”, privo tuttavia della sua reale essenza umana e delle sue fragilità. L’utopia della donna “moglie e madre”, destinata al matrimonio e alla procreazione, è purtroppo un’aspettativa sociale ancora fortemente presente, alla quale oggi molte continuano ad aderire con passività, silenzio ed inettitudine. Poiché “non esistono qualità ʻmaschiliʼ e ʻfemminiliʼ, ma solo ʻqualità umaneʼ” (Gianini Belotti, 2013), solo la cessazione delle svariate forme di discriminazione (lavorativa, economica, culturale, ecc.) ed il superamento effettivo delle disparità e degli stereotipi di genere, possono dar vita ad un “cambiamento di estrema importanza, una nuova tappa nel percorso verso l’autentica parità” (Consolo, 2017).

Tirocinante: Enrica De Michele
Tutor: Fabiana Salucci

Riferimenti:
– Bancroft, T., & Cook, B. (Regia). (1998). Mulan [Film].
– Caro, N. (Regia). (2020). Mulan [Film].
– Chapman, B., & Andrews, M. (Regia). (2012). Ribelle-The Brave [Film].
– Consolo, I. (2017). Il Piacere Femminile. Scoprire, sperimentare e vivere la sessualità. Firenze: Giunti Editore.
– Dell’Anno, M. (2019, Giugno 09). ND. NOIDONNE. Tratto da noidonne.org: http://www.noidonne.org/articoli/la-nuova-jasmine-femminista-tra-favola-e-realt-15975.php
– Fumarola, S. (2012, settembre 04). la Repubblica. Tratto da repubblica.it: https://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/09/05/news/disney_brave_ribelle-41969669/
– Gianini Belotti, E. (2013). Dalla parte delle bambine. Milano: Feltrinelli Editore.
– Ritchie, G. (Regia). (2019). Aladdin [Film].
– Rivaroli, A. (2012, Agosto 17). Panorama. Tratto da panorama.it: https://www.panorama.it/lifestyle/cinema/pixar-con-ribelle-the-brave-il-potere-e-donna
– Trousdale, G., & Wise, K. (Regia). (1991). La Bella e la Bestia [Film].
von Franz, M. (2007). Il femminile nella fiaba. Torino: Bollati Boringhieri Editore.

 

 

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare