I femminielli: un antico transgenderismo

Nel variegato universo omosessuale, ancora mal classificato sia scientificamente che culturalmente, il pianeta costituito dai femminielli napoletani occupa un’isola privilegiata.

Definiti come gli antenati dei transgender, i femminielli rispondevano alle logiche della moderna transessualità senza però ricorrere né agli ormoni né alla chirurgia, ma limitandosi ad esprimere la propria femminilità con libertà ed orgoglio.

Una prima definizione fu quella proposta da una rivista francese negli anni ’80, in cui per femminiello veniva inteso Un uomo che vive e sente da donna: abbigliato e truccato come tale. (…) Ogni vicolo ha il suo femminiello accettato dalla comunità.”

Quest’ultimo aspetto, in particolare, dava informazioni anche su  come venisse percepito dall’esterno il rapporto tra la cultura partenopea e i femminielli, da sempre integrati nel tessuto sociale della comunità locale.

E’ stata proprio la loro presenza costante nelle dinamiche storiche della città a renderli protagonisti della realtà antropologica napoletana; “non è un caso che nella lingua napoletana sia stato inventato il termine femminiello” ci spiega Paolo Valerio, professore di Psicologia Clinica all’Università Federico II di Napoli, aggiungendo che l’assenza di tale terminologia altrove è “sintomo dell’importanza di questa figura nella cultura urbana (…) a cui veniva consentito di ritagliarsi persino un ruolo sociale, come curare bambini e anziani, oltre alla classica prostituzione”.

Nelle famiglie di appartenenza, infatti, era piuttosto raro che il sentirsi donna e il desiderare di voler vivere come tale venisse giudicato come una disgrazia; questo perché era risaputo che nei quartieri circostanti, il ragazzo sarebbe stato accettato e accolto bonariamente.

A Napoli, ad esempio, alcuni femminielli godevano anche di una certa popolarità e venivano invitati a manifestazioni folcloristiche e religiose.

 

I femminielli e le tradizioni popolari
Due sono i culti ai quali la figura del femminiello è legata storicamente:

  • Il culto della Madonna di Montevergine : connubio nato nel 1256, anno in cui si racconta che due omosessuali furono cacciati dalle mura della città per atti osceni e portati sul monte Partenio, come era chiamato Montevergine, per farli morire di freddo.
    La leggenda narra che un giorno il sole squarciò le nubi riscaldandoli e salvandoli dal freddo.
    Da qui la devozione dei femminielli nei confronti della Madonna di quel luogo.
  • La cerimonia della “figliata”, derivante dall’antico rito della fecondità che si svolgeva alle pendici del Vesuvio.

I femminielli oggi: cos’è cambiato?

Se un tempo la figura del femminiello era sinonimo di iperfemminilità e veniva associata ad un ruolo materno, visti gli incarichi che venivano affidati loro dalle famiglie del quartiere, oggi è sinonimo di rottura dei codici di comportamento e di superamento dei canoni estetici di genere, specialmente quelli presenti nella comunità degli omosessuali uomini in cui spesso si punta ad un’ipermascolinizzazione.

Ciononostante il bagaglio storico che contraddistingue l’esser femminiello rimane intatto e viene portato con fierezza.

Superata l’immagine più tradizionale, del femminiello rimane dunque il significato più profondo: ricercare la propria identità oltre le categorizzazioni più monocromatiche e semplicistiche.

 

A cura della tirocinante IISS: Nicoletta Massa

Tutor: Davide Silvestri

 

Sitografia

http://www.gay.it/attualita/news/femminielli-oggi-orgoglio-storia

http://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/100937-video-femminiello-storia-principesse-napoletane-vivono-donna/

http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo3/articolo.htm

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