Tra filosofia e benessere: il sesso tantrico

Oggigiorno, sentiamo spesso indicare con la definizione di ‘Sesso Tantrico’ una serie di esperienze non ben definite ed inquadrate, di gran voga in Occidente a seguito della rapida diffusione delle discipline orientali avvenuta nell’ultimo mezzo secolo. Ma cosa significa ‘fare sesso tantrico’ e qual è la base teorica che sostiene tale pratica?  Il termine ‘Tantra’ è di origine sanscrita e sta ad indicare una ‘dottrina’, una ‘regola’, un ‘libro’; difatti, con tale definizione sono indicati sia l’insieme dei testi canonici, risalenti al VI-VII secolo d. C., che contengono la sistemazione teologica e filosofica dell’induismo e del buddismo, nonché un controverso insieme di insegnamenti spirituali e tradizioni esoteriche, originatesi nelle culture religiose indiane e diffusesi in diverse aree dell’Estremo Oriente. Il Tantrismo si propone come un indirizzo di pensiero, che prende in considerazione le passioni, non come oggetto di repressione, bensì come strumento di liberazione, tramite un processo di sublimazione ed in questo risiede la sua originalità: nella capacità di costruire, partendo da una consapevolezza di sé, una via di elevazione spirituale individuale. Alla disciplina dello yoga, il tantrismo unisce, la dottrina del bhoga ovvero del ‘godimento’: risorsa del corpo umano adoperata come strumento di salvezza. Caratteristica principale del tantrismo è, quindi, l’utilizzo della simbologia sessuale, ricorrente nell’iconografia, ove l’unione delle coppie divine simboleggia il principio di congiunzione universale degli opposti o, altresì, la loro integrazione. Tale mistica erotica è meticolosamente guidata dal rigore del rito. Il Sesso Tantrico, in realtà praticato da pochissimi adepti, ha, dunque, tre finalità ben distinte: il piacere, la procreazione ed ultima, ma non meno importante, la liberazione. Coloro che cercano la liberazione, evitano l’orgasmo frizionale per una più alta forma di estasi e la coppia che prende parte al rituale si immobilizza in un abbraccio statico. I partecipanti, unendosi fisicamente, rappresentano il principio maschile e quello femminile e, al di là del corpo fisico, le due energie si fondono, generando un unico indistinto. L’atto culmina, quindi, in un equilibrio delle energie che scorrono nel corpo yogico (struttura complessa che convive col corpo fisico, costituito da canali, di cui il principale collega la regione perineale con la sommità del capo) di entrambi i partecipanti; per cui le rispettive individualità possono dissolversi totalmente in quella che viene definita “coscienza cosmica”: una sublime esperienza di infinita consapevolezza. Le pratiche tantriche hanno, dunque, realmente poco a che vedere con le fantasie occidentali di una sessualità genitale! La definizione più adeguata per descrivere la barbara fruizione di questo rituale divinatorio, nella società occidentale è, in verità, quella di “Neo-Tantra” (Anand, 1990). Il termine indica il culto dell’estasi, diffusosi dapprima negli USA e poi in tutto l’Occidente, a partire dagli anni ’60 e dunque a partire dai movimenti di liberazione sessuale, che indicavano tale pratica come una celebrazione del femminismo, della cultura del corpo, della sessualità e dell’uguaglianza sociale. Questo “California Tantra”, come Georg Feuerstein (1998) lo chiama, è “basato su un profondo fraintendimento del cammino tantrico. Il loro errore principale è di confondere la beatitudine tantrica […] con l’ordinario piacere orgasmico” (Urban, 2003).

TIROCINANTE: Tjuana Foffo

TUTOR: Margherita Attanasio

BIBLIOGRAFIA

  • Anand, Margot. The art of sexual ecstasy: The path of sacred sexuality for western lovers. TarcherPerigee, 1990.
  • Feuerstein, Georg. Tantra: The path of ecstasy. Shambhala Publications, 1998.
  • Padoux, André. Tantric Mantras: Studies on Mantrasastra. Routledge, 2011.
  • Satyananda Saraswati, Swami. “Four Chapters on Freedom.” (2000).
  • Urban, Hugh B. Tantra: Sex, secrecy, politics, and power in the study of religion. Univ of California Press, 2003.

SITOGRAFIA

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