Gerontofilia: quando l’anziano diventa oggetto del desiderio

Il termine gerontofilia deriva dal greco antico. Compare per la prima volta nell’opera Psycopathia Sexualis (1901) dello psichiatra austro-tedesco Richard von Kraft-Ebing. In greco la parola “geron” significa “persona anziana” e “philia” amore, affinità. La gerontofilia rappresenta un’attrazione sessuale esclusiva, nei confronti di persone molto anziane. Questa particolare predilezione di comportamento sessuale rientra all’interno di quella categoria definita “Parafilie”. Come spesso accade, quando si affronta il tema delle parafilie, è facile perdersi in quei confini che vanno a delineare le diverse sfumature che colorano la vita sessuale di ciascuno di noi. Quegli stessi confini che si muovono all’interno di un continuum normativo: normalità (statistica, medica, legale) trasgressione, parafilia, disturbo parafilico, sex-offender (Quattrini, 2005).

La gerontofilia porta con sé un alto impatto sull’opinione pubblica (questo è ciò che emerge dai social) in quanto risulta essere considerata più come “un gusto”, un “piacere”: c’è a chi piacciono le bionde, a chi le more e a chi le persone molto più grandi. Da ciò che emerge in vari forum sembrerebbe che sia difficile, per molti, considerarla una parafilia soprattutto quando viene messa in confronto con la pedofilia. Inoltre sembra essere più tollerato il confronto “uomo-adulto, donna-giovane” piuttosto che “donna-adulta, uomo-giovane”. Molto probabilmente tutto questo accade in primis per una questione prettamente culturale: siamo continuamente circondati da stereotipi che ancora persistono pesantemente. Una caratteristica molto importante di molte parafilie è quella di essere egosintoniche: l’individuo non prova disagio fisico né psicologico per il comportamento che mette in atto indotto dal desiderio, ed è per questa ragione che vi sono pochi dati scientifici al riguardo.

L’assenza di un sintomo di disagio conduce spesso queste persone a dover fare i conti con le autorità, infatti, laddove vi sia violenza o privazione della libertà altrui, questi individui sono perseguibili giuridicamente. Tuttavia, nonostante lo scarso campionamento, molti autori si sono interessati all’argomento e hanno cercato di comprenderne la possibile genesi. Nell’ottica freudiana, legata alla teoria pulsionale, le parafilie (un tempo definite perversioni) vengono spiegate nei termini di fissazione o regressioni a forme di sessualità pregenitali. Freud (1910) sostiene che le deviazioni della condotta di innamoramento sono dovute alla costellazione materna; l’autore fa l’esempio della “predilezione dei giovani per le donne mature”, giovani ritenuti normali, non nevrotici, per i quali il distacco dalla libido materna è stato compiuto in modo relativamente rapido.

Il grande merito che va dato a Freud è stato quello di rifiutare, già ai suoi tempi, l’ipotesi secondo cui le parafilie sono sintomo obbligatorio di malattia psichica. L’autore ha più volte ribadito quanto, anche nelle personalità cosiddette normali, si possono spesso ritrovare aspetti sessualmente atipici, mettendo in evidenza la sottigliezza della linea che divide la “normalità” dalla “patologia”. In accordo con Freud troviamo Sachs (1923). I due autori concordano sul fatto che, mentre nella nevrosi le fantasie libidiche sono totalmente rimosse dall’inconscio, nelle “perversioni” invece le fantasie divengono coscienti e vengono espresse con attività egosintoniche. Essi sostengono che alcune “perversioni” hanno origine nelle fasi pregenitali dello sviluppo psichico mentre altre nel complesso di Edipo (ad esso è attribuito con probabilità la gerontofilia), concludendo che, per tutte, il meccanismo della rimozione agisce per dividere (dissociare) gli oggetti dal sentimento e dal piacere rendendone coscienti solo una parte che poi si manifesterà come “unica” a poter procurare piacere. Secondo la visione di Sachs, posteriore a quella di Freud, nello sviluppo delle parafilie il modo di agire e gli aspetti caratteriali subiscono molte trasformazioni, ma una parte di questi pattern sopravvivono ai cambiamenti e divengono i vettori del piacere. Dunque la trasformazione delle fantasie e delle strutture vengono descritte non come fasi di sviluppo ma eventi che si susseguono durante la maturazione; in quest’ottica, il passaggio cruciale diverrebbe la fase fallica/Edipica che in qualche modo reinterpreta il materiale precedente divenendo il momento catartico della strutturazione del comportamento parafilico.

Brenner (1982), convalida questo assunto osservando le parafilie sotto l’ottica di un sintomo e concentra la sua attenzione sul ruolo che ha la formazione di compromesso nella vita mentale e nello sviluppo, dove i vari aspetti delle funzioni del Sé giocano un ruolo essenziale di cambiamento delle difese. Del resto è ormai assodato, secondo l’ottica psicodinamica e non solo, quanto siano fondamentali le prime interazioni dell’individuo in quanto su di esse si formeranno le dinamiche relazionali che resteranno attive in tutto l’arco della vita (Bowlby 1989).

La gerontofilia, dunque, può essere considerata come una preferenza comportamentale sessuale laddove l’individuo la viva in completa sintonia con se stesso, il mondo circostante e il proprio partner consenziente. Come per tutti gli altri comportamenti, legati alla sfera sessuale e non, diventano dannosi e perseguibili nel momento in cui vanno a ledere l’altro diverso da sé o nel caso in cui il comportamento agito provoca un alto disagio psicologico in tutte le sfere importanti della vita dell’individuo.

 

A cura della tirocinante IISS: Loredana D’Aprano

Tutor: Davide Silvestri

 

Bibliografia

Bowlby J. (1989), Una base sicura. Cortina, Milano.

Brenner C. (1982), The nature and development of the repression in Freud’s writings, Psychoanal. Study Child, 12, pag. 19-46.

Freud S. (1909-1912), Sigmund Freud Opere, 1989, Bollati Boringhieri.

Quattrini F. (2015), Parafilie e devianza: Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti Editore.

Sachs, H. (1986). On the genesis of perversions. The Psychoanalytic Quarterly, 55(3), 477-488.

Krafft-Ebing, R. (2013). Psychopathia sexualis: A medico-forensic study. Butterworth-Heinemann.

 

Sitografia

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