Il binomio sesso/mass media e conseguenze adolescenziali

In età adolescenziale capita purtroppo che la sessualità venga considerata come un traguardo da raggiungere e consumare edonisticamente in modo sfrenato, perdendo di vista la “sacralità” e il valore psicologico che tale agito riveste a livello ontologico. La nostra società considera gli adolescenti come un problema di ordine pubblico e non come l’ennesimo ripresentarsi del “grande problema della vita” (La Cecla, 2000) a causa delle controindicazioni della globalizzazione e della Galassia Internet (Castells, 2001) che se da un lato hanno avuto il pregio di “linkare” il mondo intero con un’espansione inverosimile rispetto alla carta stampata, alla radio e alla TV, di converso ha operato una radicale trasformazione sulla vita degli individui (e sui nativi digitali ancora più concretamente) anche nel campo della sessualità, implicando discrasie cognitive e sovrastimolazioni sensoriali che hanno generato atteggiamenti blasè (Simmel, 1900) che hanno fatto perdere cognitivamente l’essenza stessa di tale emisfero psico-corporeo e quali motivazioni recondite si celino dietro un aspetto così intimo della vita quotidiana.

Di fatto l’attuale società consumistica istiga ad atteggiamenti e comportamenti immaturi da parte dei giovani degradando, a livello sub-culturale, la vita sessuale a mero possesso dell’altro cui si affianca una mancanza di punti di riferimento significativi (anomia) che offrano, a tale generazione, un’aura di sicurezza in cui esplorare tale stadio di vita, facendo “esperienze” nuove ed arricchenti. Il non crearsi del ruolo di <<soggetto attivo>> e portatore di valori nella figura dell’adolescente-tipo porta irrimediabilmente ad ostacolare la crescita verso una sessualità consapevole e autonoma impedendo e deprivando la sperimentazione necessaria alla costruzione dell’identità personale.

Negli States (2002) è dimostrato che i giovanissimi (dai 2 ai 7 anni) spendono dalle 6 alle 7 ore a contatto con i media mentre gli adolescenti dagli 8 ai 18 anni possiedono un televisore, per non parlare della musica dove 1/5 dei brani ha esplicito riferimento alla sessualità o all’erotismo. Anche le riviste patinate non sono da meno, con un’amplissima diffusione delle “magazines for women” a discapito delle categorie gay, lesbian, bisexual e transgender, in genere poco trattati dai “mainstream media”. Nessun media ha mai affrontato seriamente i potenziali rischi per la salute di una precoce e non protetta attività sessuale (le tre “C” di un comportamento sessuale responsabile – Committment – impegno – Contraceptives – contraccettivi – Consequences – conseguenze): solo un programma televisivo su 10 pubblica un messaggio di avvertenza dei possibili effetti collaterali (Kunkel et al., 2001). I media sono una delle prime fonti di informazione sul sesso per i adolescenti maturi (16-17 anni) in virtù della diffusione della televisione e dei giornali.

Il Web, in modo assai troppo semplice e senza veli, ha concesso la fruizione di materiale sessualmente esplicito freeware (alla fine del 1999, negli USA, più del 56% degli utenti era collegato su siti pornografici): il lemma sesso (Fonte CyberAtlas,2001) è stato il più cliccato in rete. Se non valutata criticamente, quindi, la Rete può condurre a comportamenti di “sexual addiction’s” (Young, 1998) e promuovere l’isolamento personale (Kraut, 1998).

L’avvilente rischio è che, a lungo andare, ci si accontenti della miserevole fusione meccanica e anaffettiva dei corpi, comportando un crescendum delle stimolazioni sessuali in cui regna unicamente il valore estetico rispetto all’etico, incentivando granitici costrutti di significato legati esclusivamente all’esibizione, all’immagine, al successo o alla mercificazione del corpo, secondo una logica dell’apparire invece dell’essere, creando uno pseudo-Sé piuttosto puntare all’auto-realizzazione (Maslow, 1978). Il logico trend che ne scaturisce è la tendenza alla <<standardizzazione>> dei rapporti sessuali e una rapida sessualizzazione delle relazioni interpersonali (che spesso avviene dopo i primi incontri occasionali) e con il superamento di stereotipi duri a morire, che l’epoca post-industriale non considera più come fondamentali e imprescindibili come la verginità o l’infedeltà coniugale.

Per finire, nonostante tutti i mezzi di comunicazione di massa rappresentino un vulnus importante per costruire la sessualità degli adolescenti attraverso lo strumento della socializzazione, il modello negativo di spinta all’attività sessuale che indirettamente propagano sugli adolescenti deve essere ridotto a priori rispetto alla diffusione di messaggi elicitanti la sessualità, al fine di ridurre conseguenze nocive su tali interlocutori, ancora nel pieno della fase di crescita e maturazione della personalità.

Tirocinante: Andrea Carbone     

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia

Baldaro Verde, J., Del Ry, M.(2004) Identità sessuale e progetti per un’educazione sessuale integrata – Ed. Franco Angeli.

Brown, J. D.(2013) Mass media influences on sexuality – Edition: Routledge.

Cardinali, I.(2011) Educazione all’Amore: lineamenti del dibattito e metodologie attuative nella contemporaneità – Roma – Università degli studi di Tor Vergata.

Kraut, R., Patterson, M., Lundmark, V., Kiesler, S., Mukopadhyay, T., Scherlis, W. (1998). Internet paradox: A social technology that reduces social involvement and psychological well-being? Edition American Psychologist.

L’Engle, K.L., Brown, J.D., Kenneavy, K. (2006) The mass media are an important context for adolescents’ sexual behavior – Journal of Adolescent Health n.38.

Maslow, A.H.(1978) Verso una psicologia dell’essere – Edizione Astrolabio Ubaldini.

Young, K. S. (1998). Caught in the Net: How to recognize the signs of Internet addictionand a winning strategy for recovery. New York: John Wiley & Sons.

 

 

 

 

 

 

 

 

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