Il “gene gay” non esiste!

Nel 1993, una regione del genoma umano chiamata XQ28 venne collegata all’omosessualità. Da quell’anno, la controversa nozione di “Gene gay”aprì un dibattito tra la comunità scientifica e l’opinione pubblica riguardo il ruolo della genetica nello sviluppo di un orientamento sessuale verso partner dello stesso sesso.

Nonostante gli sviluppi della genetica e i molti studi presenti in letteratura, la comprensione delle varianti genetiche alla base dell’orientamento sessuale é rimasta, fino ad Agosto 2019 (vediamo fra poco perché), molto limitata. Questa limitazione era presente principalmente per due motivi: 1) un numero stretto di partecipanti alle ricerche (ricordiamoci che l’omosessualità é ancora oggi criminalizzata in più di 70 paesi nel mondo, addirittura in alcuni con la pena di morte, per cui trovare persone disposte a rilasciare informazione personali non é mai stato facile) e 2) mancanza di fondi. Infatti, Come suggerisce un biologo della famosa compagnia di test genetici 23andME, Fah Sathirapongsasuti, “essendo l’argomento molto controverso oltre alle persone da reclutare, sono sempre mancati i fondi necessari per finanziare la ricerca”.

Perché fino ad Agosto 2019?!

Perché durante quel mese, é stato pubblicato uno studio (Ganna et al., 2019) che sorpassa le vecchie limitazioni e suggerisce, in maniera molto più attendibile e statisticamente più valida, quale sia il potenziale ruolo della genetica in un’ottica di orientamento omosessuale.

Più precisamente, nello studio in questione, i ricercatori hanno indagato un gruppo di 470 mila volontari tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti che hanno riportato di aver avuto rapporti sessuali con persone dello stesso sesso. Il tutto, grazie all’utilizzo di informazioni contenute nel database della compagnia ‘23and Me’, con l’aggiunta di questionari valutanti identità sessuale, attrazione, fantasie e comportamenti sessuali.

Quello che è stato trovato, anzi NON trovato, é il fatidico “gene gay” collegato all’orientamento omosessuale. Più precisamente, quello che i ricercatori sottolineano é che in realtà esistono migliaia di varianti genetiche possibilmente coinvolte nell’orientamento sessuale. Tuttavia, data la numerosità di queste varianti, diventa impossibile utilizzare tali pattern genetici per identificare l’orientamento sessuale di una persona. In altre parole, nessun gene, da solo, rende una persona omosessuale, bisessuale o eterosessuale. L’orientamento sessuale viene, invece, influenzato da un mix complesso di fattori genetici ed ambientali che non permette in alcun modo di poter predire quale sarà l’orientamento sessuale di un individuo. Utilizzando le parole di uno degli autori dello studio, Ben Neale, “possiamo affermare che per ora é effettivamente impossibile predire l’orientamento sessuale di un individuo basandosi sul corredo genetico” (Choi, 2019).

Tuttavia, sapere che non esiste alcun singolo gene collegato all’omosessualità non significa che l’orientamento sessuale non sia genetico/biologico, e quindi sia una scelta di vita. Infatti, come sottolinea Brendan Zietsch, un genetista dell’Università di Queensland in Australia e co-autore dello studio in questione, ci sono moltissimi geni che predispongono un individuo ad un certo orientamento sessuale. Però, ogni gene ha individualmente un effetto pressoché nullo, mentre tutti insieme hanno un effetto sostanziale.

Oltre ai risultati riguardanti il singolo gene, lo studio fin qua menzionato ha identificato alcune varianti genetiche che potrebbero dare qualche informazione sui percorsi biologici coinvolti in comportamenti sessuali tra persone dello stesso sesso. Un esempio é la variante genetica localizzata in una parte del DNA che ospita diversi geni legati all’olfatto. Infatti, sappiamo che l’olfatto ha degli enormi collegamenti con l’attrazione sessuale, anche se il suo collegamento con i comportamenti omosessuali non é ancora chiaro. Lo studio porta altre conferme verso questa possibilità, nonostante siano necessari ulteriori studi che indaghino la questione in maniera più approfondita.

Un altro importante dato emerso riguarda la centralità del contesto socioculturale. Infatti, nello studio viene sottolineato come, dati i cambiamenti nel tempo riguardo alla prevalenza dei comportamenti omosessuali, il corredo genetico vada ad interagire con le influenze socioculturali. Un dato molto importante da sottolineare, che ricalca la linea di pensiero sempre più ampia di interazione geni/ambiente.

In conclusione, dato che i comportamenti genotipici sono molto complessi e la nostra comprensione della genetica é comunque sempre superficiale, forse é il caso di evitare di saltare a conclusioni affrettate come successe nel 1993, dove la nascita del termine “gene gay” ha portato solo controversie!?

 

Tutor: Fabiana Salucci

Tirocinante: Stefano Joe Cattan

 

Bibliografia:

  • Choi, C. (2019, August 29). The gay gene is a total myth, massive study concludes. Retrieved from: https://www.livescience.com/no-single-gene-makes-someone-gay.html
  • Ganna, A., Verweij, K. J., Nivard, M. G., Maier, R., Wedow, R., Busch, A. S., … & Lundström, S. (2019). Large-scale GWAS reveals insights into the genetic architecture of same-sex sexual behavior. Science, 365(6456), eaat7693.

 

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