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Un fenomeno sempre più diffuso in sessuologia è il vaginismo: un disturbo che interferisce in maniera considerevole sul benessere sessuale della donna.
Il vaginismo è un ricorrente o persistente spasmo involontario della muscolatura del terzo esterno della vagina, ed è inserito all’interno del DSM-5 (2014), nella categoria che tratta il “Disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione”. Quesì’ultimo si caratterizza per uno o più dei seguenti problemi: difficoltà alla penetrazione vaginale durante il rapporto, marcato dolore vulvo-vaginale o pelvico durante il rapporto, o ai tentativi di penetrazione vaginale, marcata paura o ansia per il dolore pelvico o vulvo-vaginale, prima, durante o come risultato della penetrazione vaginale, e infine marcata tensione o contrazione dei muscoli del pavimento pelvico durante il tentativo di penetrazione vaginale.

Il vaginismo è vissuto da circa l’1-2% delle donne che si trovano in età postpuberale, comprende il 15-17% della popolazione in trattamento (Signorello et al., 2000) e rappresenta un vero e proprio ostacolo al piacere sessuale e al benessere psico/fisico in primis per la donna, e di conseguenza per la coppia.
Il vaginismo si distingue in primario e secondario: nel primo caso la donna non ha mai sperimentato un rapporto sessuale, mentre nel secondo la difficoltà subentra in un momento successivo.

Questa condizione deriva da una paura intensa per il dolore provato durante il rapporto sessuale. La conseguenza di questa situazione si ripercuote a livello fisiologico attraverso un ipertono dei muscoli del pavimento pelvico, che comporta una minore lubrificazione, e di conseguenza una sofferenza alla penetrazione; ciò nel tempo potrebbe portare ad un’alterazione della percezione del dolore. Questo vissuto potrà ripetersi più volte, consolidando un forte circolo vizioso, rinforzato da ogni vissuto doloroso.
Alcune donne particolarmente perfezioniste, controllanti, o tendenzialmente ansiose, nel momento in cui vivono con difficoltà la penetrazione all’interno del rapporto sessuale, potrebbero irrigidirsi più facilmente, innescando così un vissuto particolarmente spiacevole e negativo.

Quest’ultimo viene spesso esacerbato a causa di una visione negativa della sessualità causata dall’intensa ansia, e rigidità che compromettono la voglia di abbandonarsi al rapporto.
Inoltre, il generarsi della situazione fobica, anche al pensiero del rapporto o all’organo genitale maschile, conduce ad un incremento dell’adrenalina che comporta sudorazione fredda e profusa, vasocostrizione periferica (i cosiddetti “brividi di freddo”), tachicardia, tachipnea (accelerazione della respirazione), con conseguente aumento dell’ipertono muscolare.
A conferma di quanto appena descritto in merito al vaginismo, la prospettiva biopsicosociale propone il modello di paura-evitamento.
Quest’ultimo osserva come le interpretazioni cognitive e le attribuzioni associate al dolore possano incrementare l’intensità della sofferenza stessa. Questa, perpetrata nel tempo, va a creare un circolo vizioso in cui la donna a causa della paura sperimentata tenderà ad evitare il rapporto sessuale, associando pensieri angosciosi, catastrofici e negativi.

La donna vive il vaginismo comprensibilmente con una grande sofferenza in quanto non sente di poter agire consapevolmente ed efficacemente su una propria parte del corpo, percependosi impotente, e sperimentando emozioni di frustrazione e tristezza.
Questa condizione si ripercuote anche all’interno della relazione di coppia, in quanto una risposta negativa del partner a tale problematica potrebbe esacerbare la difficoltà della donna; al contrario attraverso comportamenti propositivi il/la partner potrebbe supportare la partner attraverso strategie di coping adattive. Ciò è stato confermato attraverso alcuni studi trasversali, nei quali è emerso come una risposta del partner comprensiva e incoraggiante possa condurre ad una minore sofferenza fisica a livello sessuale, oltre che ad una maggiore soddisfazione relazionale di coppia.

Le conseguenze esperite dalla donna, nei casi in cui non si senta supportata dal partner potrebbero concretizzarsi nella visione di essere un oggetto sessuale, oppure in un vissuto di rifiuto, o nella percezione di sentirsi inadeguata.
A livello emotivo, infatti, la donna potrebbe riferire di sentirsi frustrata e in difficoltà, con vissuti di rabbia e tristezza che si ripercuotono in maniera disfunzionale sulla propria autostima, peggiorando la condizione preesistente.
In conclusione, il consiglio in questi casi è di intraprendere un percorso psico-sessuologico adeguato, singolarmente e/o in coppia, con l’obiettivo di vivere la propria sessualità in modo piacevole e funzionale.

 

Tutor: Fabiana Salucci
Tirocinante: Silvia Castellaneta

 

Bibliografia:

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