Il talento non ha barriere: Lavoro e transessualismo.

Tempo fa una sconvolgente notizia è arrivata dalla Casa Bianca: il presidente Trump ha emesso un ordine che esclude le persone transgender dall’esercito americano. Questa decisione è stata giustificata in base al “considerevole rischio per l’efficacia dell’esercito” nel mantenere soldati che richiedono un sostanziale trattamento medico. L’esercito americano, con le precedenti regole imposte dall’amministrazione Obama, avrebbe infatti garantito le cure mediche relative al percorso di transizione per le persone già in servizio, mentre le nuove reclute sarebbero state ammesse un anno dopo la fine della loro transizione. Il numero dei transgender tra le fila dell’esercito americano è molto ampio: secondo il National center for transgender equality, ci sarebbero circa 134 mila veterani transgender e oltre 15mila transgender sarebbero al momento in servizio nelle forze armate statunitensi[1].

Nell’andare contro la decisione presa dal suo predecessore, Trump non ha solo generato scalpore ma anche il dissenso da parte della popolazione e dei tribunali federali. La corte federale di Washington ha infatti sospeso il progetto, mentre l’intero caso è ancora sotto esame giudiziario. “Noi non siamo un peso” è uno degli slogan delle centinaia di persone scese in piazza per protestare contro il divieto del presidente americano.

Dati i recenti accadimenti è bene tenere presente che non solo in America la vita dei transessuali è complicata e piena di ostacoli. Per molti di loro cambiare sesso è solo il primo passo, a cui segue una sfrenata ed estenuante lotta per l’accettazione da parte della società.

Uno degli ambiti in cui queste persone trovano un vero e proprio muro è quello professionale: cercare lavoro nei tempi moderni è già di per se molto complicato, ma per chi ha effettuato una riattribuzione chirurgica del sesso o è ancora in fase di transizione, il tutto diventa una vera e propria lotta. I colloqui per essere assunti portano quasi sempre ad esiti negativi, dovuti alla presenza di documenti ritenuti “non in regola” o alla paura che la loro assunzione comporti un danno per l’immagine e la rispettabilità dell’azienda.

Difatti, come evidenzia Alecs Recher avvocato dell’Associazione svizzera delle persone transgender, transessuali e transidentitarie (TGNS) “da un lato, le persone transgender lottano per trovare lavoro. Dall’altro, non è raro che perdano il lavoro quando fanno il loro coming out”.

L’area legislativa in questa materia è in continua evoluzione. Da una situazione di carenza, per la quale storicamente le persone transessuali non godevano di alcuna tutela rispetto al diritto al lavoro, finendo spesso per essere licenziate e/o non assunte in ragione della loro condizione, alcuni cambiamenti sono avvenuti con la Sentenza della Corte di Giustizia Europea «P. v. S. and Cornwall Countv Council del 30 aprile 1996(A.L.A. Milano Onlus 2011). Ma la strada da percorrere è lunga e tortuosa per circa l’85% dei trans in cerca di una professione.

Un sondaggio condotto dal TGNS su 140 persone nella Svizzera tedesca e romanda ha messo in luce che in ambito lavorativo: un coming out su cinque ha ripercussioni negative, il tasso di disoccupazione è circa cinque volte superiore alla media e sono sempre più presenti le discriminazioni nei confronti delle persone transessuali e transgender all’interno dei contesti lavorativi.

Apportare un cambiamento risulta quindi di fondamentale importanza poiché è proprio l’ambito lavorativo a rappresentare la chiave dell’inclusione sociale. Molte di queste persone devono, purtroppo, sopperire alla mancanza di un lavoro con la prostituzione forzata. La discriminazione nel lavoro regolare e il crimine organizzato rendono fin troppo facile, per una donna transessuale, diventare una prostituta contro la propria volontà, i propri progetti di vita ed i propri sogni. (Borghesi, S. 2017). Tuttavia questo non deve confermare lo stereotipo “trans=sex worker”. Anche le donne transessuali possono e vogliono fare un lavoro rispettabile, senza che l’aspetto sessuale sia perennemente al centro della loro vita.

Sicuramente, migliorare le politiche d’inclusione all’interno delle aziende è fondamentale: sarebbe auspicabile una maggiore informazione rispetto alle tematiche legate all’identità di genere, così come una maggiore educazione rispetto agli stereotipi negativi che aleggiano sulle persone transessuali potrebbe essere un elemento a favore di una maggiore inclusione sociale. In Europa molte associazioni, organizzazioni e istituzioni si sono mobilitate con campagne di sensibilizzazione rivolte ad aziende e imprenditori per abbattere la discriminazione e incentivare la valorizzazione delle differenze sul luogo di lavoro.

Ad esempio a lavorare per una cultura dell’inclusione vi è ‘Diversitalavoro’ un progetto dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) che dal 2007 promuove il diversity management (l’insieme di pratiche e politiche volte a valorizzare la diversità all’interno di un ambiente di lavoro) e l’inclusione professionale nel mondo del lavoro organizzando giornate formative e incontri/colloqui con imprese sensibili al tema.

Tra le varie motivazioni che dovrebbero portare un’azienda ad adottare politiche di diversity management non vi sono solo questioni legali, sociali e morali, ma anche quelle di natura economica, poiché le aziende che hanno una buona gestione delle diversità hanno anche migliori risultati economici.

Dati recenti evidenziano buone notizie in merito: lentamente, piccoli passi avanti sono stati compiuti da grandi aziende straniere che hanno aderito alla campagna “trans welcome” lanciata dall’associazione svizzera TGNS: circa 50 imprese, tra cui La Posta, FFS, Ikea, Tibits, ETH Zurigo e molte PMI, hanno firmato una dichiarazione per l’attuazione di una cultura del lavoro inclusiva per le persone transgender.

Anche in paesi extraeuropei, come l’India sono state portate avanti importanti iniziative per combattere la discriminazione delle persone trans: recentemente un nuova politica d’inclusione è stata portata avanti nello stato di Kerala, dove sono state assunte 23 persone transgender per lavorare nel nuovo servizio metro nella città di Cochin. Come ha evidenziato la BBC “ questa è la prima volta che un’agenzia del governo indiano riserva ruoli in un servizio pubblico per i membri della comunità transgender, generalmente esclusi dall’occupazione statale e pubblica”.

Infine anche l’Italia e la Spagna si stanno mobilitando in tal senso: recentemente è stato stipulato un accordo di collaborazione tra l’Agenzia dell’impiego del Comune di Madrid e la Camera di commercio e industria italiana per lo sviluppo di un programma di attività professionali per la comunità transgender e transessuale.

C’è ancora molto lavoro da fare affinché ci sia una vera e propria inclusione sociale della comunità trans, ma evidenziare l’esistenza del problema, parlarne ed informarsi rappresenta già un enorme passo verso il cambiamento. Arriverà il giorno in cui non si giudicheranno più le persone in funzione del proprio sesso, del colore della pelle o delle proprie preferenze sessuali, ma solo ed unicamente in funzione delle loro capacità e competenze. Tuttavia non si può aspettare che quel giorno arrivi tenendo le mani in tasca. Ognuno nel suo piccolo deve fare qualcosa, mettendo in discussione le proprie credenze ed i propri pregiudizi, dai CEO delle aziende ai dipendenti.

 

Tirocinante: Alessia Iusi

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia:

Borghesi, S. (2017). Il mondo segreto dei travestiti. Lulu.Com Editore.

Kreitner, R., & Kinicki, A. (2004). Comportamento organizzativo. Apogeo Editore.

Buemi, M., Guazzo, G., & Conte, M. (2015). Il Diversity Management per una crescita inclusiva: strategie e strumenti. Franco Angeli Editore.

Transessualismo e Lavoro. Le persone transessuali e transgender nel mondo del lavoro. A.L.A. Milano Onlus CGIL – Politiche Sociali Camera del Lavoro di Milano O.N.I.G. – Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere Studio Legale Rosiello Milano (2011).

 

Sitografia:

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/03/24/trump-vieta-transgender-in-esercito_bee54d62-4050-4fd1-86b6-bd9df2c16148.html

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/trump_bando_esercito_trans-3626783.html

http://www.repubblica.it/esteri/2017/10/30/news/trump_transgender_esercito-179798310/

http://www.monicaromano.it/transgender-lavoro-discriminazione2/

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/spagna/2018/03/20/lavoro-transgender-accordo-camera-italiana-e-comune-madrid_95308f0b-e117-44a4-9ec3-d86e3ccc4b17.html

https://it.blastingnews.com/brescia/2017/04/lavoro-mobbing-e-persone-transgender-parla-lattivista-monica-romano-001640673.html

http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2012/08/06/news/io-trans-in-guerra-per-un-lavoro-1.45561

https://www.huffingtonpost.it/2015/03/06/transgender-intervento-lavoro_n_6814678.html

http://www.alamilano.org/alamilano/wp-content/uploads/2016/04/ALA-Transessualismo-e-lavoro.pdf

https://www.possibile.com/nostro-non-un-paese-transgender/

file:///C:/Users/Alessia/Downloads/fra-2015-being-trans-eu-comparative-summary_it.pdf

http://www.gruppoabele.org/transgender-una-normalita-possibile-dialogo-con-porpora-marcasciano/

http://www.gaypost.it/india-staff-transgender-servizio-metro

 

[1] http://www.repubblica.it/esteri/2017/10/30/news/trump_transgender_esercito-179798310

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