Il transfert erotico

L’innamoramento è uno tra i sentimenti più importanti per gli esseri umani, in grado di innescare importanti processi evolutivi e riveste un ruolo importante anche nel trattamento terapeutico attraverso il “transfert” (o traslazione).

Il primo ad elaborare il concetto di transfert è stato Sigmund Freud, partendo dal concetto di spostamento, secondo il quale il paziente trasferisce sul terapeuta i propri conflitti intrasoggettivi derivanti dalle relazioni nell’infanzia con le figure primarie di attaccamento. Il transfert implica, quindi, la riedizione di una relazione già vissuta in tempi più antichi della propria esistenza, legata ad intense spinte libidiche, come pulsioni e sentimenti, quasi sempre di natura conflittuale e ambivalente. Vengono distinti due tipi di transfert: positivo e negativo.

Nel transfert positivo, l’analista viene investito da sentimenti affettuosi, nei quali si nasconde il desiderio di essere amati in chiave infantile e questo genera inevitabilmente successivi sentimenti di forte delusione; quello negativo è, invece, caratterizzato da sentimenti ostili, di rabbia e di odio nei confronti dell’analista ed era considerato un ostacolo alla terapia.

Il transfert è un meccanismo proiettivo che si realizza anche nelle relazioni sociali, ma in ambito terapeutico assume una valenza importante degna di un’analisi approfondita. Durante questo processo, infatti, si trasferisce sulla figura dello psicoanalista ciò che si è vissuto nella fase edipica (tra i 4 e gli 8 anni) ed è per questo che, nel caso dell’innamoramento, i canoni estetici riguardanti l’aspetto fisico dell’analista non contano.

Il paziente rivive i momenti intensi di una sessualità non genitale vissuti in maniera frustrante e, man mano che l’analisi procede, i contenuti rimossi tornano in superficie nell’Io e viene rivissuta l’esperienza del primo amore infantile verso uno dei genitori. A questo punto possono essere messe in atto delle resistenze, con il rischio che tutto torni nel rimosso ed operi da ostacolo per la terapia. A questo punto è importante che l’analista sia in grado di non cedere alla “trappola” del transfert e aiuti il paziente a ricollegare il vissuto al proprio passato, anche se a volte può trattarsi solo di fantasie che influenzano comunque la psiche ed il comportamento.

Rivivendo ciò che si è vissuto o fantasticato ed elaborandolo, il rimosso diviene cosciente e l’Io si rafforza, attenuando la nevrosi. Esplorare le prime esperienze infantili è quindi fondamentale per ricostruire il ruolo della sessualità nel transfert, che può dipendere anche dallo stile di attaccamento passato, come è stato scoperto da recenti studi neurobiologici.

Come afferma Kernberg (https://www.stateofmind.it/2014/10/sessualita-transfert-kernberg-report-congresso-parma/), la sessualità inizia a plasmarsi nei primissimi giorni di vita, tramite le attività di cura fisicamente piacevoli messe in atto dalla figura di attaccamento che modella le prime esperienze erotiche del neonato, andando poi a strutturare l’idealizzazione del corpo materno da una parte e le forme di aggressività contro di esso dall’altra. Questi stati profondi dell’esperienza determinano stati affettivi di natura positiva o negativa e costituiscono le basi per la costruzione di relazioni oggettuali buone o cattive, la cui integrazione è fondamentale per un funzionamento psichico sano.

Un’eventuale esperienza vissuta in maniera traumatica in età infantile può influenzare le relazioni future, anche nell’ambito dell’intimità e della sessualità. L’amore maturo, infatti, costituisce la più alta e funzionale manifestazione della sessualità, mentre, se sono presenti eventuali distorsioni, come ad esempio nelle patologie narcisistiche, possono evidenziarsi regressioni e meccanismi di difesa che possono portare alla svalutazione inconsapevole dell’oggetto d’amore.

La capacità d’amare implica il saper integrare varie dimensioni, apparentemente distanti tra loro: attaccamento, erotismo, desiderio sessuale ed intimità. Una dimensione così pervasiva del funzionamento biologico e psicologico non può, secondo Kernberg, essere ignorata nelle riflessioni inerenti la relazione terapeutica. Oltre le componenti aggressive che possono connotare il transfert vanno, dunque, analizzate anche quelle sessuali, spesso costituite da fantasie a sfondo erotico che il paziente può fare sul terapeuta, ma anche viceversa, nel caso del “controtransfert” o “transfert” dell’analista.

Il transfert erotico è quello che maggiormente può preoccupare l’analista in quanto tende ad apparire in maniera improvvisa con una forte tenacia e con tendenze distruttive mettendo a dura prova il terapeuta a causa dell’intolleranza alla frustrazione che lo accompagna e questo può portare l’analisi ad un punto di rottura. Lo stesso Freud si accorse ben presto delle potenti forze dell’amore che si attivano tra paziente ed analista, riconoscendo in questo processo la via di guarigione e contemporaneamente un lato oscuro in grado di opporre al trattamento un ostacolo formidabile. A causa della complessità di questo processo, Freud rivisitò varie volte le sue opinioni su questo tema arrivando a considerare il transfert erotico come negativo, in quanto rappresenta un ostacolo alla terapia. (Freud S. 1912a, Dinamica della traslazione. OSF, vol.6).

Tirocinante: Laura Massaro

Tutor: Fabiana Salucci

Sitografia

https://www.stateofmind.it/2017/04/amore-di-transfert/.

https://www.stateofmind.it/2014/10/sessualita-transfert-kernberg-report-congresso-parma/.

https://www.studiobumbaca.it/2013/11/20/mi-sono-innamorata-del-mio-analista-ovvero-il-transfert/.

http://www.psicoclinica.it/il-concetto-di-transfert.html.

Freud S. 1912a, Dinamica della traslazione. OSF, vol.6.


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