Infedeltà cronica: una forma di dipendenza

Nei fenomeni di dipendenza sappiamo esser presente una scissione dell’Io, ovvero una scissione verticale della personalità (Goldberg, 1999). Non parliamo, dunque, di contenuti inconsci (scissione orizzontale) ma di contenuti che si alternano nello stato di coscienza, dal momento in cui la persona percepisce un particolare vissuto come angosciante, opprimente. Young (1988) tratta la dissociazione come un meccanismo la cui funzione consisterebbe nell’allontanamento temporaneo di un gruppo di informazioni o processi mentali dal resto della coscienza. Tali contenuti si alternano, quindi, senza che l’individuo sia consapevole di tale avvicendamento, ovvero senza che ne riconosca la compresenza, per definizione. I casi di doppia vita, ovvero di bigamia cronica, accompagnati dalla tendenza all’agito (acting-out) ed alla bugia patologica (diversa dalla bugia compulsiva in quanto quest’ultima è fine a sé stessa, mentre il bugiardo patologico mente per manipolare l’altro), che rientrano tra le più comuni esperienze di sdoppiamento, vengono, dunque ricondotti, da Goldberg (1999), a vissuti di dipendenza nei quali, il soggetto, incapace di simbolizzare elementi conflittuali intrapsichici e tollerarne la compresenza, scinde tali esperienze, negandole ed allontanandole, momentaneamente, dalla coscienza. Il diniego, di freudiana definizione, provocando un temporaneo sollievo, causa, altresì, la costruzione di una personalità vuota, fragile, incapace di tollerare qualsivoglia tipo di frustrazione; dunque, costretta ancora a ricorrere a tali meccanismi difensivi immaturi (negazione, scissione e dissociazione), nella ripetizione incessante dell’atteggiamento maladattivo (coazione a ripetere). È questo il circolo vizioso della dipendenza patologica: un ciclo che, come evidenziato, si auto-alimenta. Lesieur (1984) conferma l’impossibilità di circoscrizione del fenomeno alla mera e semplice ricerca del piacere; altresì descrive come il soggetto allevi, attraverso la creazione di un’esperienza dissociativa transitoria, quella che viene vissuta come una condizione di disagio persistente. Il rifugio della mente (Steiner, 1993), che la persona adulta viene dunque a strutturare e che, in condizioni di separazione sana del bambino da chi si è preso cura di lui, diviene nutritivo per quanto concerne i vissuti di autostima e l’accrescimento della creatività, se viene utilizzato in modo persistente, a causa di esperienze insostenibili di ambivalenza, diventa la modalità preferenziale d’essere al mondo del soggetto. Tale modalità caratterizza lo stile di vita segnato dalla dipendenza patologica. La personalità dipendente ha una modalità orale d’approccio al mondo, quindi, anche se in alcuni è evidente la preferenza per una particolare sostanza od uno specifico comportamento, la dinamica in campo è quasi sempre quella del poli-abuso, di cui la bigamia è un aspetto parziale. La dinamica dell’incorporazione dell’oggetto calmante, di cui la primitiva rappresentazione è l’allattamento, può essere pertanto riscontrata nell’assunzione del cibo, delle bevande, nel fumo, nell’onicofagia ed in tutti quegli atteggiamenti in cui assume un’importanza centrale l’assunzione compulsiva, in senso lato, al fine di colmare un vuoto, giammai solo fisico ma dell’anima.

 

A cura della tirocinante: Tjuana Foffo

Tutor: Davide Silvestri

Bibliografia:
– Caretti, Vincenzo, and Daniele La Barbera, eds. Le dipendenze patologiche: Clinica e psicopatologia. Raffaello Cortina Editore, 2005.
– Goldberg, A. (1999), La mente che si sdoppia. La scissione verticale in psicoanalisi e psicoterapia. Tr. it. Astrolabio, Roma, 2001.
– Lesieur, Henry R. (1977), The chase: Career of the compulsive gambler. Schenkman Books, Cambridge, MA, 1984.
– Steiner, Jürg. (1993) “I rifugi della mente.” Tr. it. Boringhieri, Torino, 1996.
– Young, Walter C. “Psychodynamics and dissociation: All that switches is not split.” Dissociation: Progress in the Dissociative Disorders, 1988.

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