HIV: quando lo stigma crea più vittime del virus

Nel 1981 la diagnosi del paziente Gaetan Dugas, steward franco-canadese omosessuale e primo caso conclamato di HIV, ha portato a sviluppare la convinzione che lo sviluppo di tale virus fosse una malattia gay-correlata. Nonostante l’assenza di prove, la leggenda del “paziente zero” si è diffusa e si legge ancora su Internet che Dugas fu colui che “portò il virus in Nord America”.

Quando si incominciò a parlare di AIDS, i media vi si buttarono a capofitto, come spesso accade ancora oggi, definendola senza alcun dubbio “la peste del secolo”. Non erano ancora chiare le modalità di trasmissione e di contagio, ma l’ipotesi più accreditata fu quella di “gettare” la patologia addosso agli omosessuali, i così detti “diversi”. Non a caso, tale malattia fu definita “cancro dei gay”.

Il messaggio non tardò ad arrivare all’opinione pubblica, anche grazie ai titoli delle testate giornalistiche, che definivano l’AIDS il nuovo male degli omosessuali. Per non parlare degli spot televisivi omofobi dove un sieropositivo (rappresentato o dal drogato o dall’omosessuale) veniva identificato da una luminescente linea rosa, che si estendeva a macchia d’olio da individuo a individuo.
Un cambio di prospettiva ci fu solo nel momento in cui venne diagnosticata la malattia anche in individui non appartenenti a questi gruppi.
In realtà, il “paziente zero”, quello definito da molti “l’untore degli USA” potrebbe essere considerato un capro espiatorio, un simbolo utilizzato da stampa e cinema per ricollegare l’omosessualità alla paura dell’AIDS. Quanto segue ne è una conferma.

Una ricerca sulla genesi e la storia iniziale dell’epidemia di AIDS condotta da un gruppo internazionale di virologi, genetisti e biologi diretti da Oliver G. Pybus, dell’Università di Oxford, e Philippe Lemey, dell’Università di Lovanio, ha stabilito come il primo caso di infezione umana da parte di una variante del virus dell’immunodeficienza delle scimmie sarebbe avvenuto in Camerun intorno al 1920. Fino al 1960, il contagio si sarebbe propagato, in modo relativamente lento, lungo le direttrici delle linee ferroviarie fra le grandi città minerarie del Congo.
Dopo di allora, però, la sua diffusione divenne sempre più ampia e rapida a causa sia dei cambiamenti sociali avvenuti in quegli anni sia del marcato sviluppo della prostituzione in quei luoghi (in particolare a Kinshasa). Ma secondo i ricercatori al fenomeno avrebbero potuto paradossalmente contribuire anche le iniziative di salute pubblica intraprese per contrastare altre malattie: l’improvviso aumento del numero delle infezioni potrebbe essere fatto risalire al diffuso riutilizzo su più persone di aghi non adeguatamente sterilizzati per somministrare farmaci e vaccini.

Nonostante anche questa ricerca sia un ennesimo sforzo, insieme alle campagne di sensibilizzazione e prevenzione per far comprendere quanto il virus dell’HIV in realtà non sia riscontrabile solo in una determinata fetta di popolazione, ancor oggi esso è percepito come una malattia essenzialmente gay. La conseguenza più drammatica è che nell’animo popolare, l’HIV/AIDS continua ad essere associato alle popolazioni che colpisce più gravemente, piuttosto che ai comportamenti a rischio che causano la sua trasmissione.

Sitografia

lescienze.it/news/2014/10/03/news/storia_diffusione_hiv_aids_congo_camerun-2316387
vanillamagazine.it/viaggio-alle-origini-del-virus-hiv-la-sua-storia-comincia-100-anni-orsono-in-congo/2
medicitalia.it/minforma/igiene-e-medicina-preventiva/168-storia-aids.html
epicentro.iss.it/problemi/aids/storia.asp
gionata.org/limpatto-dello-stigma-e-della-discriminazione-nella-prevenzione-dellaids
vox.com/2016/3/5/11163582/hiv-aids-patient-zero

Tutor: Francesca Mamo

Tirocinanti:

Besarda Taci
Claudio Contrada
Francesca Picardi
Valentina Negri
Susanna Spaccatini
Maria Gloria Luciani
Fabiana Maria Barbini

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