Sindrome da Spogliatoio: un esempio di Dismorfofobia

La Dismorfofobia o Disturbo di dismorfismo corporeo (Body Dysmorphic Disorder) consiste in una preoccupazione esagerata per un difetto corporeo che risulta essere assente o minimo. L’individuo percepirà il presunto difetto come ingigantito rispetto al dato di realtà, avendone così una percezione distorta (Colombo & Robone, 2004).

Il soggetto dismorfofobico tende ad avere una preoccupazione costante per il proprio difetto fisico, giungendo a livelli di sofferenza e disagio emotivo tali da pregiudicarne il funzionamento personale, sociale e lavorativo (Phillips, 1991).

L’attenzione dell’individuo è massimamente concentrata sul proprio corpo, il soggetto adopera il presunto difetto come metro di giudizio per la sua persona, lasciando che ciò influisca pesantemente sulle relazioni con gli altri. Questa ossessione occupa la maggior parte del tempo del soggetto, tramutandosi in un pensiero costante, generando un forte senso d’ansia e inadeguatezza, che influenzeranno la sua autostima. Il soggetto si sente inadeguato e con la sensazione di essere perennemente osservato, arrivando anche ad isolarsi per timore del giudizio altrui.

L’ossessione del dismorfofobico può focalizzarsi su uno o più parti del corpo, le aree più comuni riguardano: la pelle, la forma e le dimensioni del naso, gli occhi, le gambe, il seno e le dimensioni dei genitali.

L’individuo passa la maggior parte del proprio tempo impegnato in un perenne confronto con gli altri, controllandosi ripetutamente allo specchio e tentando di camuffare quello che ritiene un proprio difetto. Spesso tenta il ricorso alla chirurgia estetica ottenendo risultati che non da’ una reale soddisfazione.

Bassa autostima, limitazione nelle relazioni, estrema polarizzazione su sé stessi e il proprio corpo, ansia e comportamenti rituali come influiscono sulla qualità della relazione con l’altro? E quando il disturbo da dismorfismo corporeo si incentra, nel caso degli uomini, sulle dimensioni dei genitali? Quali le conseguenze per il soggetto e per la sua qualità della vita?

La Dismorfofobia peniena, in inglese Penile Dysmorphic Disorder (PDD), anche comunemente detta Sindrome da spogliatoio, si caratterizza per l’ossessione che alcuni uomini hanno per la dimensione o la forma del proprio pene in erezione.

Come gli altri soggetti dismorfofobici anche questi uomini sono sovrastati dalla vergogna e dalla preoccupazione per quello che credono essere un difetto, percependo il proprio pene come non conforme alla norma a causa delle dimensioni eccessive o troppo ridotte, di un eccessivo incurvamento o di difetti a livello del glande o del prepuzio.

Questi soggetti tendono a ricorrere insistentemente all’andrologo per ottenere rassicurazioni, si esaminano continuamente allo specchio e osservano di nascosto i genitali altrui.

Capita spesso anche a uomini non patologici di affliggersi a causa del continuo confronto con altri. In questo caso, però, le preoccupazioni relative al proprio pene scaturiscono per lo più da un’errata percezione dovuta all’osservazione dei propri genitali da una prospettiva, per così dire, “scomoda” ovvero dall’alto verso il basso. Il risultato sarà una valutazione scorretta, soprattutto se si paragona quanto osservato su di sé con quanto visto su altri. In questi casi esercizi come l’osservarsi allo specchio per cogliere la propria fisicità da una differente prospettiva, magari provando a decentrarsi immaginando di osservare il corpo di un altro, possono essere di grande aiuto (Quattrini, 2017).

Il pensiero di avere qualcosa che non va, porta gli uomini con Dismorfofobia peniena ad evitare luoghi in cui rischierebbero di doversi confrontare con gli altri uomini, come ad esempio gli spogliatoi dopo l’attività sportiva, accentuando ancor di più i già forti vissuti di stress e gli stati di tipo depressivo. L’ansia e l’insicurezza che ne derivano influenzano la maggior parte degli ambiti di vita dell’individuo, dalle relazioni con gli altri, a quelle lavorative, alla sfera sentimentale. Soprattutto quest’ultima può subire gravemente gli effetti delle ossessioni e delle insicurezze dell’uomo con dismorfofobia peniena. Questi uomini, infatti, soffrono spesso di ansia da prestazione e timore di confrontarsi con l’altro sesso. Entrano in gioco, infatti, una serie di credenze disfunzionali e di timori come ad esempio la convinzione di non essere in grado di soddisfare la partner a causa di un pene troppo piccolo o il confronto con i partner precedenti.

La carenza di informazioni sull’anatomia maschile e femminile, unita alle credenze stereotipiche che associano la virilità e la potenza al pene, giocano anch’esse un ruolo fondamentale.

Molti uomini, ad esempio, si convincono di possedere un pene troppo piccolo rispetto alla norma, basandosi semplicemente su paragoni approssimativi in casi particolari (confronto coi pari), ignorando, ad esempio, che la vagina è una “cavità virtuale” la cui lunghezza varia dai 7 centimetri, a riposo, ai 14-16 in fase di eccitazione (Quattrini, 2017). Le pareti della vagina a riposo, inoltre, sono unite e tendono ad adattarsi alle dimensioni del pene. Dunque per parlare di micropene bisogna che esso sia almeno inferiore a 7 centimetri in erezione. Nel caso di forme estremamente gravi è possibile ricorrere a tecniche di elongazione dei corpi cavernosi o alla chirurgia vera e propria (ibidem).

Nel caso della dismorfofobia peniena, invece, come avviene per tutte le altre tipologie di dismorfofobia, il ricorso alla chirurgia risulta infruttuoso, sia poiché non realmente necessario alla funzionalità del pene, sia perché non è risolutivo delle ansie e delle angosce dell’individuo. Il disturbo da Dismorfismo Corporeo, infatti, presenta cause complesse e dall’origine multifattoriale. Tendendo facilmente a cronicizzarsi e ad essere difficilmente curabile è consigliabile un percorso psicoterapeutico.

 

A cura della tirocinante IISS: Claudia Isaia

Tutor: Davide Silvestri

 

Sitografia:

https://www.marcellacaria.com/dismorfofobia-il-dismorfismo-corporeo/

https://www.psicologia24.it/2017/05/dismorfofobia-fobia-sentirsi-brutti/

http://www.stateofmind.it/2014/06/sindrome-spogliatoio/

 

Bibliografia:

  • Colombo P. P., Robone C. (2004). “Terapia farmacologica del Disturbo di Dismorfismo Corporeo”, Rivista di Psichiatria39(5), 295-302.
  • Phillips K.A. (1991). “Body dysmorphic disorder: the distress of imagined ugliness”, American Journal of Psychiatry,148, 1138-1149.
  • Quattrini F., (2017). Il piacere maschile. Giunti Psychometrics.

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Comments
  • marco
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    Beh, c’è poco da dire se non essere completamente in disaccordo con quanto scrive l’autrice di questo articolo. Come dico sempre, chi non ha questo problema non può capirlo e non dovrebbe nemmeno affrontarlo perchè non sa e non saprà mai cosa significhi avere un pene di misura ridicola. Per me la dismorfofobia è solo una parola inventata che ha poco a che fare con la realtà oggettiva delle cose: quando un soggetto ha il pene di 10 cm in erezione è inutile andargli a raccontare che la sua è solo una questione di prospettiva sbagliata e che forse mettendosi davanti allo specchio potrebbe cambiare idea sulla infima misura del suo pene!! Ma stiamo scherzando?? Io ho un pene che in erezione è tra i 9/10 cm e cosa potrebbe venirmi a dire uno psicologo o un andrologo, che sono normale?? Io negli spogliatoi di calcio da ragazzo ci sono stato e all’età di 15/16 anni (in piena pubertà) vidi tutti i miei compagni di gioco — ripeto tutti — con un pene in erezione di circa 18 cm. Questa è la verità, altro che range di normalità!! Il range è solo una grande balla e una stupidaggine immensa. Il pene dell’uomo normale in erezione va dai 18 cm in su e dai 13/14 cm di circonferenza. Dire cose diverse significa solo inventarsi condizioni fisiche inesistenti. Ritenete che tutto sia normale?? Che le misure non contino nulla?? Bene, allora vi dico io cosa fare per provare la verità delle cose: se siete soggetti appartenenti al genere maschile, allora provate a tagliarvi il pene della metà o anche più così proverete in modo diretto quanto sia bello avere il pene piccolo. Se invece siete donne, allora vi propongo di prendere il vostro partner e tagliargli il pene della metà o anche più così avrete modo di valutare poi direttamente quanto uomo lo considererete ancora. Tutti sono bravi a parlare e a dire, ma davanti alla verità tutti si tirano indietro. Se non credete alle mie parole, allora passate ai fatti: tagliate il pene della metà o più così vedrete quanto parlerete ancora di dismorfofobia peniena.

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