Kanamara Matzuri: la festa del pene in Giappone

Il primo di Aprile si è festeggiata la KANAMARA MATZURI (letteralmente “festa del pene di ferro”) nel paese del Sol Levante. Essa viene celebrata la prima domenica di aprile di ogni anno. Prima di addentrarci nella festa vera e propria è necessario specificare che nella cultura nipponica le caratteristiche di questa festa tradizionale sono profondamente legate alla cultura shintoista, di matrice squisitamente ed esclusivamente giapponese. E’ bene quindi spendere due parole sullo shintoismo per rendere più intellegibile la simbologia legata al fallo. Lo Shinto (letteralmente via dello Spirito) è un insieme di credenze, miti e culti che possono essere in qualche modo definiti come l’autentica religione giapponese, al di là dell’introduzione dalla Cina di Buddismo e Confucianesmo (sincreticamente lo shintoismo si unirà nel tempo con il buddismo, ma non è questa la sede per un tale approfondimento). Lo Shintoismo consiste nella fondamentale credenza che tutto ciò che si trova nel mondo sia pervaso da un’energia-materia che prende il nome di kami e viene comunemente tradotto con il termine spirito. Tutto ciò che si trova in natura, così come anche un oggetto o un luogo, possono essere profondamente impregnati di questo spirito che li pervade e ne costituisce in qualche modo l’essenza vitale. Non a caso viene spesso definita una religione animistica e politeistica. La parola kami è tristemente divenuta famosa in Occidente durante la seconda guerra mondiale quando alcuni soldati aeronautici giapponesi si scagliavano, suicidandosi, contro gli aerei americani autodefinendosi kamikaze (kami=spirito+kaze=vento, quindi spiriti del vento). Il compito dell’uomo è quello di rimanere in un rapporto positivo ed armonico con queste energie che altrimenti potrebbero sviluppare delle ostilità nefaste. Fondamentali risultano dunque riti e offerte per ingraziarsi questi spiriti (che di fatto sono delle vere e proprie divinità) attraverso la celebrazione di numerose cerimonie durante tutto l’anno e in tutti i templi shintoisti. Questi riti sono molto legati all’idea della purificazione (la purezza è una delle virtù più alte) dell’amore verso tutti, della positività, dell’onestà e della saggezza, oltre che di un profondo rispetto della natura e della famiglia. In tutto questo vi rientra anche la festa del pene gigante di ferro.

Le Matzuri sono appunto le feste sacre del culto Shinto. Il culto del pene di ferro, protagonista di questa festa particolare, risale più o meno agli inizi del XVII secolo in Giappone (periodo Edo) ed è legato ad una leggenda secondo cui un demone con denti affilati si nascondeva nella vagina di una giovane ragazza e tutti gli uomini che provavano a inserire il proprio fallo all’interno di essa venivano amputati. Un fabbro costruì quindi un enorme pene di ferro che inserito nella vagina della povera ragazza cacciò il malvagio demone evirante. Viene spontaneo a questo punto un rimando all’angoscia di castrazione.

Il tempio si trova nella città di Kawasaki ed è interessante notare come già le prostitute del tempo andassero a pregare in questo tempio per essere protette dalle malattie a trasmissione sessuale. Il tempio viene frequentato da coloro che vogliono avere una buona fertilità, prosperità (anche nel lavoro) e per un buon andamento per la coppia. Durante la cerimonia il fallo è riprodotto ovunque, a partire da enormi falli di legno e ferro portati letteralmente in processione, fanno seguito illustrazioni, caramelle, dolciumi, lecca lecca, frutta e verdura tutte ritraenti la forma del pene, e così via in un tripudio di vero e proprio fallocentrismo.

La non ingerenza delle religioni occidentali fa sì che questo festival sia scevro da ogni forma di tabù e diviene un’occasione anche di divertimento goliardico a sfondo sessuale (basta fare una veloce ricerca su Google per rendersene conto). La centralità del pene a scopo apotropaico e come auspicio di fertilità è comune in molte culture eppure lo “sfacciato” utilizzo di questi peni giganti in ogni dove durante la festa può dare la misura a livello antropologico e folkloristico di quanto sia importante il background culturale in cui una tradizione si sviluppa. Molti individui di sesso femminile indugiano scanzonatamente in pose ed atteggiamenti provocanti con questi mega-falli, ma nessuno in questo caso penserebbe mai che siano delle “poco di buono” per simili comportamenti. Nel nostro paese sarebbe possibile un festival del genere? Quantomeno uno spunto di riflessione.

Un ultimo dato edificante: tutti i proventi ottenuti da questa festa vengono regolarmente devoluti per la lotta all’AIDS.

 

Tirocinante: Giorgio Carducci

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia

Chamberlain, B. H. “The Island of Women” Aino Folk-Tales, 1888. pp. vii37, Folk-lore Society, London.

Kuroda T., Shinto in the History of Japanese Religion, 1981 Osaka University Press, Osaka.

Lee Khoon Choy, « The Utilitarian ‘Gods’ », in Japan, between myth and reality, World Scientific, Singapore; River Edge, N.J., 1995, p. 82-84 ISBN 981-021865-6.

Lucidi M.T., “Al di là del pennello. Alcune considerazioni sulla concezione dello spazio, per la lettura della Pittura di Paesaggio” In P. Fedi, C. Silvi Antonini, P. Vergara Caffarelli et. al. (a cura di), Alla maniera di… Convegno in ricordo di Maria Teresa Lucidi, 2010, pp. 713-726, casa ed. La Sapienza, Roma.

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