Kegadoru : quando il (simulato) trauma fisico diviene erotico

L’attrazione sessuale è negli occhi di chi guarda e, direbbero gli evoluzionisti, avrebbe come spinta la ricerca di un partner non tanto “oggettivamente attraente”, bensì rispondente a certi canoni estetici di giovinezza e salute fisica. Culturalmente, ad esempio, la bellezza femminile è da sempre associata alla simmetria del viso, al rapporto viso-fianchi che, riflettendo il profilo ormonale della persona, sarebbero indice delle sue possibilità riproduttive e del suo stato di salute. Ne consegue che dalla selezione sessuale resterebbero dunque esclusi gli elementi più deboli e privi di quelle caratteristiche considerate fisicamente attraenti, indici di benessere fisico (Darwin, 1871). Andrebbe di conseguenza contro le leggi dell’evoluzionismo pensare che l’eccitazione sessuale possa esser rivolta verso soggetti con traumi fisici reali o simulati. Eppure, se ci spostassimo in Giappone e ci trovassimo a passeggiare lungo il quartiere Harajaku, ci imbatteremmo nelle Kegadoru, cioè giovani donne che mostrano segni di simulati traumi fisici, bendaggi e garze oftalmiche strizzando così l’occhio sia ad una delle fantasie più in voga nella nazione, il medical fetish, sia al devotismo, quadro parafilico in cui l’attrazione sessuale è incentrata proprio sulla disabilità (Quattrini, 2015). La moda portata avanti da questo gruppo di giovani donne andrebbe inoltre a richiamare l’ambito del BDSM e le dinamiche del gioco di ruolo e del bondage, in cui la controparte femminile andrebbe ad occupare la posizione del sub (sottomessa). Le fasciature che costringono il corpo, infatti, richiamano sia le corde del bondage sia il feticismo che ruota attorno al contesto clinico da sempre inserito nel comune immaginario sessuale. Ma cosa potrebbe portare a provare attrazione erotica nei confronti di una persona “ferita” e che riveste il ruolo dell’indifesa, della bisognosa di affetto? L’eccitazione derivante dal prendersi cura dell’altro, posto in una condizione di necessità – in questo caso simulata – potrebbe reggersi sulla fantasia di poter orientare completamente il piacere altrui, dominandolo e controllandolo, così come avviene nelle dinamica tra il dominant e il sub missive nell’ambito della sessualità estrema, ma così com’è anche rintracciabile nella sessualità “normotipica”, quando è uno dei due partner ad assumere il controllo sul gioco erotico. Ma non solo. Ulteriori interpretazioni sono state proposte specialmente su una categoria specifica del devotismo, ovvero quella dei “pretenders”: soggetti che occasionalmente fingono (o fanno fingere al proprio partner) di essere disabili, utilizzando, ad esempio, stampelle e sedie a rotelle come le Kegadoru di cui sopra. In quest’altro caso un’interessante chiave di lettura ce la fornisce Money (1986) secondo cui l’esordio di un disturbo parafilico di questo genere – dunque se affiancato da un disagio emotivo particolarmente forte per la persona che lo presenta – è possibile che venga facilitato da un contesto familiare particolarmente rigido ed emotivamente distaccato. Questo, infatti, potrebbe indurre un bambino a trovare sollievo nella malattia, vista come condizione estremamente attraente perché ad essa è associata quell’affettività e quell’attenzione che nella quotidianità non verrebbero sperimentate e che col tempo verrebbero poi proiettate su terzi, giustificando così il bisogno di vedere l’altro completamente dipendente da sé.

 

A cura della tirocinante IISS: Nicoletta Massa

Tutor: Davide Silvestri

 

Bibliografia

Quattrini F., Parafilie e devianza: psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti Editore, 2015.

 

Sitografia

Kegadoru, gli idoli feriti

Attrazione sessuale e psicologia evoluzionista

http://www.faustogir

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