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Con il termine pornografia mainstream si intende quella disponibile su siti quali ad esempio Pornhub o YouPorn, contenenti milioni di video, di ogni categoria e genere. Il sesso che tende a mostrate questa tipologia di pornografia è piuttosto irrealistico e spesso completamente incentrato sul punto di vista maschile, tendenzialmente violento e dominante, e spesso umiliante per le donne, che tendono ad essere sottomesse. Oltre a rappresentare una sessualità falsa, quindi difficilmente replicabile nella realtà, costituisce soprattutto una modalità sessuale che potrebbe risultare sgradevole a molte donne, ma anche a molti uomini, che non si sentono a proprio agio o semplicemente non condividono questo tipo di approccio violento nell’intimità sessuale.

Nonostante i pochi studi condotti in tale ambito, alcune ricerche sostengono che le persone che fanno largo uso di materiale pornografico tenderanno ad approcciarsi precocemente alla sessualità e ad avere una visione più stereotipata dei generi, oltre ad instaurare relazioni sessuali poco o per nulla affettive.

Una ricerca condotta da Debby Herbenick e Bryant Paul nell’Università dell’Indiana ha individuato correlazioni tra la visione di porno e le pratiche sessuali negli adolescenti tra i 14 e i 18 anni:

  • 1/3 degli adolescenti aveva selezionato video di BDSM (bondage, dominazione, sadismo e masochismo).
  • Il 26% dei ragazzi e il 20% delle ragazze aveva visto e provato curiosità verso la pratica della doppia penetrazione o video di gang bang, cioè sesso di gruppo.

Il punto di vista prevalentemente maschile di questa tipologia di porno influenza anche il modo in cui i ragazzi e le ragazze intendono il piacere femminile, traducendosi in un fraintendimento di quello che è il reale piacere femminile. Il problema tuttavia non è solo maschile, ma anche femminile, per messaggi sbagliati che il porno potrebbe trasmettere loro. Le ragazze infatti potrebbero arrivare a pensare che a tutti i ragazzi piaccia praticare ad esempio l’eiaculazione facciale, e che per questo, considerandolo normale, si prestino a farlo anche contro il proprio desiderio.

Un’ulteriore correlazione tra la sessualità e il materiale pornografico la si può individuare tra gli adolescenti e il sesso anale. Si è passati dalla pratica nel 16% delle donne tra i 18 e i 24 anni nel 1992, al 40% nel 2009, fino a raddoppiare i numeri nel 2016. Come indicato per le altre pratiche, le indagini hanno evidenziato che anche per il sesso anale le adolescenti generalmente non desideravano provarlo, ma che erano state convinte o costrette a farlo dal proprio partner, provando spesso molto dolore. La maggior parte dei ragazzi rivelarono che era stata la visione dei porno a spingerli a provare tale pratica e a competere in tal senso con i coetanei.

Da qualche anno, in America ma anche in altri paesi in cui la ricerca sulle abitudini sessuali soprattutto degli adolescenti è più avanzata, si stanno studiando le modalità con cui la grande disponibilità di pornografia online stia influenzando la conoscenza e l’informazione sessuale degli adolescenti e quali siano le conseguenze pratiche di tali percezioni.

La facilità di reperimento di porno online ha sopperito alla scarsa educazione sessuale ma con delle conseguenze negative. Una sana educazione sessuale potrebbe prevenire la violenza sessuale e la dating violence, cioè la violenza fisica o psicologica praticata da una persona verso il suo o la sua partner.

Da una ricerca condotta presso l’Università di Copenaghen, la quale ha indagato le abitudini sessuali di oltre 4600 giovani tra i 15 e i 25 anni, è emerso che esisterebbe un effettivo collegamento tra la visione di materiale pornografico e i comportamenti sessuali “estremi”, come ad esempio il sesso occasionale, o a pagamento, ecc. Quello che va valutato è quanto realmente contribuisca tale fenomeno a influenzare lo sviluppo delle abitudini sessuali, mettendola a paragone anche con gli altri fattori di rischio.

Un’altra indagine condotta su un campione di 3267 uomini del Belgio e della Danimarca, ha evidenziato come il 25% degli intervistati riferiva livelli variabili di disfunzione erettile durante i rapporti sessuali; tale disfunzione era proporzionalmente correlata al tempo di visione di materiale pornografico, circa 70 minuti a settimana, e alla media, circa 5-15 minuti per sessione.

Un altro elemento emerso da tali indagini e da non sottovalutare, è che il 90% delle persone tende a focalizzarsi sulle scene più “estreme” e il 20% ha dichiarato che, per riuscire ad eccitarsi e terminare un rapporto sessuale in maniera soddisfacente, è necessario immaginare scene di tipo “estremo” precedentemente visualizzate nei filmati pornografici, di cui normalmente non dispone nella situazione di rapporto sessuale nella realtà.

Dunque un’eccessiva visione di materiale pornografico può causare problemi di erezione, calo del desiderio sessuale e potrebbe addirittura portare a preferire il sesso virtuale a quello reale.

 

Tutor: Fabiana Salucci

Tirocinante: Sonia Sarti

 

Sitografia

https://www.galileonet.it/i-film-porno-influenzano-la-sessualita-dei-giovani/

http://www.meteoweb.eu/2020/08/film-porno-impotenza/1465462/

https://www.quotidianodelsud.it/calabria/catanzaro/societa-e-cultura/scienza/2020/08/11/lo-studio-il-porno-influenza-lattivita-sessuale-partner-insoddisfatta/

https://www.ilpost.it/2018/02/18/influenza-porno-sessualita-adolescenti/

 

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