in Informazione ed educazione, Sexlog

Il 22 Maggio 1978, dopo anni di lotte e rivendicazioni portate avanti sull’onda della rivoluzione culturale e sessuale che in quel tempo coinvolgeva la società, veniva approvata in Italia la “Legge 22 Maggio 1978, n.194” recante “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. Veniva così depenalizzato e disciplinato l’aborto, fino ad allora considerato un reato dal codice penale italiano in base agli articoli dal 545 al 555 c.p..

Ma non fu solo questo. Dietro la maschera medico-giuridica dell’atto c’era il volto di una conquista sociale epocale da parte delle donne, che ottennero il riconoscimento del loro diritto di poter disporre della propria facoltà di riproduzione, del proprio corpo, della propria vita (uno dei criteri per avvalersi di tale operazione, infatti, era proprio la messa in pericolo della propria salute sia fisica che psichica, nel cui caso l’aborto poteva essere effettuato sia prima (art. 4 L. 194/78) dei novanta giorni dal concepimento sia, nei casi più gravi, dopo (art. 6 L. 194/78) ).

Perché allora, a quasi 40 anni di distanza da tale conquista, la questione sembra essere vista in un modo totalmente differente?

Il tema dell’aborto è stato infatti tra i primissimi affrontati al recente Congresso delle Famiglie (WFC), che si è svolto nella sua tredicesima edizione a Verona, tra il 29 ed il 31 Marzo, e che annoverava nel suo programma tematiche come la “Salute e Dignità della donna” e la “Tutela giuridica della Vita e della Famiglia”. Sono numerosi i movimenti sia laici che religiosi che si sono schierati in netta opposizione alla Legge 194/78, utilizzando come riferimento questo evento per dare maggiore risonanza alle loro idee, facendo uso di campagne pubblicitarie di grande impatto visivo e psicologico. Basti citare in questo caso gli enormi manifesti della comunità italiana di CitizenGo (una piattaforma web di origine spagnola) che recitano la frase “L’aborto è la prima causa di femminicidio al mondo”, oppure i controversi gadget a forma di embrione umano di 10 settimane distribuiti durante le manifestazioni.

Tra i leitmotiv più forti c’è quello dell’aborto come “omicidio di un bambino in utero”, come sottolineato nella prima giornata dell’evento da uno dei maggiori esponenti del movimento ProLife italiano, Massimo Gandolfini. Tra le accuse mosse c’è anche quella di una presunta messa in atto della Legge 194 solo in quegli articoli che permettono la soppressione di una vita e non in quelli che aiutano la maternità (nei ventidue articoli della Legge in questione, infatti, si sottolinea più volte come ci sia l’obbligo da parte del personale e delle strutture sanitarie di analizzare preliminarmente le condizioni ed i problemi portati dall’interessata con l’obiettivo di rimuovere dove possibile tali condizioni, oltre a fornire informazioni, partecipazione, assistenza, tutelando i diritti e la dignità della donna (art.2; art. 5; art. 14) ). Le esposizioni ed i dibattiti sono stati accompagnati da dati scientifici che risultano tuttavia non attendibili (si è parlato di sei milioni di aborti dal 1978 ad oggi) o smentiti (come la presunta correlazione tra la pratica dell’aborto e lo sviluppo del tumore alla mammella, respinta dai recenti studi dell’American College of Obstetricians and Gynecologists).

Parallelamente è stato toccato il tema dell’Obiezione di Coscienza, che trova posto anche in uno dei punti della Dichiarazione Finale del Congresso Delle Famiglie dove si chiede “Che coloro che lavorano per conservare e promuovere la salute fisica e mentale delle persone non siano costretti a tradire la loro coscienza o la loro fede mentre perseguono il benessere dei loro pazienti e rispondono alle loro reali esigenze”. Sembra si chieda formalmente di rispettare le scelte del medico come persona, prima che come professionista. La Legge 22 Maggio 1978 n.194, non va dimenticato, tutela proprio con l’articolo 9 il diritto del medico di far rispettare il proprio essere obiettore di coscienza dichiarato, con una importante eccezione: “L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo”. In questo modo si mette quindi la salvaguardia della salute (o meglio, appunto, della vita) della persona davanti alle proprie convinzioni personali.

Cosa accade però quando non si tratta di una situazione di pericolo, bensì di una scelta personale e ponderata?

Il Sistema di sorveglianza epidemiologica delle IVG (Interruzioni Volontarie della Gravidanza), che coinvolge l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della Salute, l’ISTAT e le Regioni, mostra un aumento del 12% dei medici obiettori di coscienza negli ultimi dieci anni. Sul totale del personale medico, essi rappresentano una media regionale attuale del 70% circa (dati 2016) con picchi che superano il 90% in Basilicata, Trentino-Alto Adige e Molise. Allo stesso tempo solo il 65% degli ospedali con servizio di ostetricia e ginecologia effettuano Interruzioni Volontarie di Gravidanza. Con un quadro simile, quali garanzie potrebbero essere offerte alle donne che necessitano o comunque fanno richiesta di tale “servizio”? La “Legge sull’Aborto” ha permesso un netto miglioramento della situazione, ma non ha debellato del tutto il fenomeno degli aborti clandestini, che l’Istat stimava nel 2012 aggirarsi intorno ai 12/15.000 casi solo di donne di origine italiana. Con una mortalità valutata a livello globale dall’OMS del 13%, ci troviamo davanti a numeri che non possono essere sottovalutati.

Sembriamo trovarci dunque di fronte all’espressione concreta di un pensiero che prende sempre più le distanze dalle lotte e dalle rivendicazioni degli anni ’60 e ’70 e dalle importanti conquiste sociali ottenute in quell’epoca. Un pensiero che sembra sempre più forte e diffuso nella società sia tra gli uomini che tra le stesse donne.

Pur con il nobile intento di promuovere il rispetto verso la vita umana e le proprie scelte (che siano esse etiche, religiose, morali), c’è il rischio concreto di finire per negare ad altri dei diritti oggi ritenuti fondamentali. Invece di affidarci al dialogo ed al confronto si finisce col gridare ciecamente ognuno la propria idea, in una sorta di coazione a ripetere nella quale sembriamo ritornare sui nostri passi in un braccio di ferro tra il dare ed il negare che a conti fatti non torna utile a nessuno. Ci ritroviamo così con un altro circolo vizioso da spezzare, un altro muro da abbattere.

 

Tirocinante: Simone Maccaglia

Tutor: Fabiana Salucci

 

Sitografia

https://d.repubblica.it/life/2018/11/30/news/legge_194_aborto_verona_proteste_femministe_non_una_di_meno_verona_provita-4209435/ Articolo di Stefania Medetti, 30 Novembre 2018

https://wcfverona.org/it/about-the-congress/

https://www.ilmessaggero.it/italia/feto_gomma_gadget_congresso_famiglie_verona-4394533.html in data 29 Marzo 2019

https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/dichiarazione-finale-del-wcf-verona-2019/

https://www.repubblica.it/cronaca/2016/10/20/news/medici_obiettori_ecco_i_dati_regione_per_regione-150182589/

https://www.splcenter.org/fighting-hate/extremist-files/group/world-congress-families


Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare