La Necrofilia: Nekròs “cadavere” – Philìa “amore”

Prima di descrivere il disturbo della necrofilia è necessario definire cosa si intende per disturbo parafilico, questo comprende: “qualsiasi intenso e persistente interesse sessuale diverso dall’interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti” (APA, 2013).

Nel DSM-5 (APA,2013) la necrofilia viene descritta come “attrazione sessuale per i cadaveri” ed inserita all’interno della categoria “Disturbi Parafilici con Altra Specificazione” definiti come disturbi che “causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti [e] predominano ma non soddisfano i criteri per uno qualsiasi dei disturbi della classe diagnostica dei Disturbi Parafilici” (APA, 2013). Questo disturbo viene trattato in maniera marginale sia perché considerato tabù sia perché si manifesta raramente. Tuttavia, la necrofilia è un fenomeno presente sin dalla mitologia: ad esempio Erode conservò il corpo della sua seconda moglie nel miele ed ebbe rapporti sessuali con lei per sette anni (https://www.vice.com).

Il termine venne introdotto inizialmente dallo psicologo Jospeh Guislan in un discorso tenuto nel 1850 in riferimento al necrofilo francese Bertrand condannato per aver riesumato dei cadaveri nei cimiteri di Parigi (https://www.vice.com).

Nel 2009 A. Aggrawal nel suo libro “NECROPHILIA: Forensic and Medico-legal Aspects” propose una classificazione della necrofilia:

  • I categoria “ROLE PLAYER”: le persone appartenenti a questa categoria non mettono in atto comportamenti sessuali con i defunti ma provano eccitazione in tutte quelle situazioni nelle quali il partner finge di essere morto. Inoltre, in assenza di un partner consenziente pagano delle escort obbligandole a simulare un cadavere.
  • II categoria “NECROFILIA ROMANTICA”: rientrano in questa categoria tutte le persone che non accettano la perdita di una persona amata. Queste tendono a conservare alcune parti del corpo del defunto (ad esempio capelli, unghie, denti etc.) così da continuare a relazionarsi con lei/lui come quando era in vita.
  • III categoria “PERSONE CHE HANNO FANTASIE DI TIPO NECROFILO”: sono coloro che si eccitano immaginando di avere un contatto intimo con una persona morta. Queste fantasie vengono alimentate attraverso la frequentazione di funerali, obitori e cimiteri. Al fine di aumentare la loro eccitazione preferiscono avere rapporti sessuali in presenza di una bara oppure sono soliti ricorrere all’autoerotismo durante le celebrazioni funebri.
  • IV categoria “PERSONE CON NECROFILIA DI TIPO TATTILE”: fanno parte di questa categoria coloro che si eccitano nel toccare persone defunte.
  • V categoria “PERSONE CON NECROFILIA DI TIPO FETICISTICO”: l’eccitazione è legata ad alcune parti del corpo della vittima (ad esempio i capelli) che vengono prelevate e conservate. Caratteristica delle persone appartenenti a questa categoria è che le pratiche vengono messe in atto su defunti sconosciuti.
  • VI categoria “PERSONE CON NECROMUTILOMANIA”: quando il piacere erotico viene stimolato dall’azione di mutilare un cadavere in associazione alla masturbazione. In questa categoria vi rientra anche la necrofagia: ovvero l’abitudine di mangiare le parti mutilate ottenendo ulteriore eccitazione.
  • VII categoria “OPPORTUNISMO NECROFILO”: questa categoria è formata da tutte quelle persone che mettono in atto comportamenti sessuali con i defunti accidentalmente (ad esempio quando si trovano in obitorio approfittando della situazione) ma di fatto in passato non sembrano avere avuto tendenze necrofile.
  • VIII categoria “NECROFILIA REGOLARE”: vi rientrano coloro che pur avendo rapporti sessuali con persone vive, mostrano una preferenza erotica nei confronti dei morti e hanno regolarmente fantasie e rapporti sessuali con questi ultimi.
  • IX categoria “OMICIDIO NECROFILO”: fanno parte di questa categoria coloro che arrivano ad uccidere al fine di avere un rapporto sessuale con un defunto.
  • X categoria “NECROFILIA DI TIPO ESCLUSIVO”: quegli individui che hanno esclusivamente rapporti sessuali con i defunti.

Secondo Aggrawal (2009) un individuo può passare da una categoria ad un’altra nel corso del tempo.

Nella maggior parte dei casi il necrofilo è una persona che desidera il contatto con i morti perché ha bisogno di un partner che non possa rifiutarlo. Sono persone con bassa autostima, rimaste insoddisfatte e umiliate dai rapporti e dal sesso tradizionale. Spesso sono socialmente isolati e possono presentare storie infantili traumatiche come ad esempio un lutto importante che li spingerebbe a voler mantenere il contatto con il defunto. Lo sviluppo della tendenza necrofila inoltre potrebbe essere collegata al contesto ambientale in cui una persona cresce e vive, quindi hanno un ruolo molto importante i legami familiari e l’educazione (https://www.blastingnews.com).

Sarebbe utile approfondire ulteriormente gli studi su tale disturbo al fine di comprendere, attraverso il dialogo con gli individui che ne soffrono, i processi, gli avvenimenti e i vissuti che portano allo sviluppo della necrofilia. Tuttavia, il dialogo con chi ne è affetto, è molto difficile in quanto gli individui tendono ad insabbiare questo tipo di disturbo anziché affrontarlo. In genere sono utilizzati trattamenti farmacologici che prevedono l’uso di farmaci come il medrossiprogesterone acetato (in America) o il ciproterone acetato (in Europa) che vanno a contrastare gli elevati livelli di testosterone. Tuttavia questi trattamenti non sono a lungo termine in quanto, il ritorno ai normali livelli di testosterone, potrebbe portare il necrofilo a mettere in atto nuovamente le sue fantasie sessuali con i cadaveri (http://www.psiconlinews.com).

Tirocinante: Carmen Belluscio

Tutor: Fabiana Salucci

 

BIBLIOGRAFIA

  • Aggrawal A. (2009) – “NECROPHILIA: Forensic and Medico-legal Aspects – CRC Press Taylor & Francis Group.
  • APA, AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, (2013), “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders”, Fifth Edition (DSM-5), APA, Washington.

SITOGRAFIA

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare