La Rivoluzione della Sessualità dal Sessantotto alla Virtualità

Stiamo assistendo ad un’epoca in cui la sessualità (adolescenziale e non) è ormai sdoganata, emancipata da pregiudizi e vergogne, e sta ottenendo infine il riconoscimento che le spetta in quanto parte fondamentale della vita umana. Questa condizione è certamente frutto di un processo avviato nel mondo occidentale dalle rivoluzioni culturali cominciate negli anni ‘50-‘60 (il famoso sessantotto in Italia) che hanno avuto tra gli altri meriti quello di esporre alla luce desideri, pulsioni e comportamenti che prima erano tenuti nascosti, di cui non si poteva godere, e che anche se poi se ne godeva non se ne doveva parlare.

Si parla di una vera e propria Rivoluzione Sessuale, chiamata a volte anche Liberazione, guidata principalmente dai movimenti giovanili. Venne messa in atto una tale rottura nei confronti dei valori rigidi e oppressivi delle generazioni precedenti segnate dalle guerre (mondiali e successive) che i giovani di quel tempo si sono trovati a giostrare le proprie scelte in un panorama di possibilità vastissimo, e in questa libertà moltissimi di loro hanno riorganizzato i loro comportamenti e le loro convinzioni sulla base della libertà stessa in tutte le sue forme (in particolare quella della sessualità).

Questo processo è passato poi attraverso diversi punti fondamentali che hanno lasciato il loro contributo nel bene o nel male, plasmando le abitudini e le mentalità di una parte sempre più ampia della società. Tre di questi in particolare hanno impresso un’orma più profonda degli altri, e credo siano per questo degni di nota.

Il primo può essere sicuramente riconosciuto nell’invenzione e nella progressiva commercializzazione della pillola anticoncezionale, avvenuta nel 1960 negli USA e soltanto l’anno dopo in Europa, che ha permesso molto più del preservativo (comunque presente nella storia della civiltà umana probabilmente da prima dell’Antica Roma (Collier, 2007)) di vivere il sesso come atto totalmente distaccato dalla procreazione: mai come prima di allora l’attività sessuale e la riproduzione erano state così separate. Questo primato potrebbe essere dovuto ai movimenti femministi di liberazione e di autodeterminazione della donna che in quel tempo prendevano sempre più piede e sempre più forza. L’impatto sociale fu elevatissimo, i dibattiti etici, morali e religiosi furono moltissimi, tanto che una diffusione davvero completa fu ostacolata da diversi paesi, tra cui tristemente anche l’Italia: nel nostro paese era vietata la produzione, il commercio e la pubblicità degli anticoncezionali secondo l’articolo 553 del codice penale, che venne finalmente abolito (solo) nel marzo 1971, grazie soprattutto all’impegno dell’Associazione Italiana per l’Educazione Demografica (AIED).

Quasi contemporaneamente all’exploit dei contraccettivi orali assistiamo allo sviluppo e alla distribuzione di antibiotici sempre più efficaci contro malattie veneree come gonorrea e sifilide, e soprattutto ai primissimi tentativi di inserire nelle scuole dei corsi di educazione affettiva e sessuale, seppur con tutti i limiti geografici e concettuali del caso.

Il secondo punto di svolta è stata la prepotente e distruttiva comparsa dell’AIDS, la Sindrome da Immuno Deficienza Acquisita causata dal virus dell’HIV, che se da una parte ha riscosso tributi più o meno alti da milioni di vite (basti pensare che secondo il rapporto “AIDS epidemic update” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del Dicembre 2009 risultavano circa 33,4 milioni di persone che vivono con tale malattia, con circa 2,7 milioni di nuove infezioni dal virus dell’HIV e 2 milioni di decessi ogni anno), dall’altra ha dato grande slancio all’importanza delle attività di educazione sessuale e di prevenzione dei rischi collegati. Riconosciuta per la prima volta nel 1981 e considerata una vera e propria pandemia contro la quale ci si trovò per molto tempo indifesi, considerando che fino al 1983 non se ne conoscevano nemmeno le cause (lo stesso termine AIDS venne coniato solo nel 1982), fu accostata nel tempo a diversi stereotipi che, in alcuni casi, la accompagnano ancora. Complici furono l’apparente (e non reale) limitazione ad alcune comunità tra cui eroinomani ed omosessuali, come riportato nel 2006 dall’American Association for the Advancement of Science in “Making Headway Under Hellacious Circumstances”, insieme alla mentalità all’epoca ancora troppo chiusa e giudicante, oltre all’ignoranza “medica e scientifica”. Così si cominciò ad isolare i malati per paura di un contagio, credendo che un bacio, un contatto, il semplice condividervi la stanza potesse esporre alla malattia. Neanche la scoperta e l’introduzione nel 1996 della prima terapia in grado di arrestare gli effetti letali del virus (il quale raggiunse comunque i paesi più poveri del terzo mondo dove queste cure molto costose non arrivarono, condannando a morte milioni di persone) e di abbattere così drasticamente il tasso di mortalità, né i progressi scientifici in merito, riuscirono ad abbattere efficacemente il muro di paura e ignoranza unite in un amalgama tanto pericoloso quando resistente. Per raggiungere questo risultato ci vollero anni e l’impegno di numerosi medici e uomini di scienza in tutto il mondo che dedicarono e dedicano tuttora le loro vite a questa missione. Tra tanti il dott. Ferdinando Aiuti, scomparso a Roma lo scorso 9 gennaio, è ricordato per il suo gesto tanto eclatante quanto rivoluzionario del bacio dato ad una ragazza di 25 anni sieropositiva, Rosaria Iardino, per dimostrare che questo effettivamente non può essere veicolo di contagio. Uno schiaffo in faccia al pregiudizio e all’ignoranza nella loro forma più pura.

Il terzo ed ultimo punto chiave ha luogo tra gli anni novanta ed i primi anni del duemila, con lo sviluppo di uno strumento che invaderà e condizionerà oltre ogni immaginazione le vite di miliardi di persone in tutto il mondo: è l’avvento di Internet. Dai primi forum in cui si è liberi di chiedere qualsiasi cosa protetti dall’anonimato, alla pornografia ormai alla portata di tutti, gli adolescenti (e non) hanno trovato per la loro curiosità e i loro bisogni una miniera praticamente inesauribile, la quale ha radicalmente mutato la società attuale pressoché in ogni sua forma. Una miniera piena, però, anche di pericoli e insidie spesso nascosti, di cui i bambini e gli adolescenti nella loro inesperienza e innocenza troppe volte non possono rendersi conto. In questo modo è attraverso internet, interlocutore disponibile e discreto, che spesso viene esplorata la sessualità nelle sue forme, ricorrendo però a una pornografia che è spesso “scenica” ed esagerata e che per questo mostra un’immagine distorta della realtà. Attraverso le chat invece assistiamo ad un approccio relazionale, mediato però da uno schermo e una tastiera, in cui vengono scambiati messaggi, foto e video a sfondo erotico o pornografico: è il fenomeno del Sexting, che sta prendendo sempre più piede specialmente tra i giovanissimi, i quali non si rendono conto dell’enorme diffusione che i contenuti condivisi possono avere poi nella rete (la situazione appare ancora più grave se si pensa che circa uno su dieci invia foto di se stesso in atteggiamenti intimi (Manca, 2016) ). La loro sessualità, come moltissimi altri momenti della loro vita, passa ormai sempre di più attraverso il virtuale.

Appare quindi ovvio, solo con questi due esempi, quanto sia enorme il contributo della rete insieme a quello delle moderne tecnologie (gli smartphone primi tra tutti) all’interno del mondo della sessualità adolescenziale, soprattutto considerando la simbiosi tecnologica che contraddistingue le generazioni nate dagli anni ottanta-novanta ad oggi, chiamate Millennials e Post-Millennials (Questi ultimi soprannominati anche Generazione Z o iGen), che per questo presentano caratteristiche nuove ed uniche rispetto a quelle precedenti. Ciò che dovrebbe risultare altrettanto ovvio ma che purtroppo spesso non lo è, sarebbe l’importanza di una buona educazione sessuale accompagnata da un’educazione digitale mirata a promuovere un uso sano della rete e dei relativi devices.

Ci troviamo all’apice di un’evoluzione culturale dalla portata enorme, che da lotta per la conquista di un proprio diritto rischia però di trasformarsi in una svalutazione e una commercializzazione della propria intimità. Conoscere quali sono stati i passi che ci hanno portato fin qui sarà utile per riflettere su quale sia la strada migliore da seguire in futuro.

 

Tirocinante: Simone Maccaglia

Tutor: Fabiana Salucci

  

Bibliografia e Sitografia

American Association for the Advancement of Science (2006) “Making Headway Under Hellacious Circumstances” Science, 28 Luglio 2006.

Collier A., (2007) “The Humble Little Condom: A History” Prometheus Books, Buffalo, N.Y, 2007.

De Santis S. (2015) “30 anni di Anlaids”, la storia dell’aids raccontata dalla prima associazione nata per combatterlo. “La lotta non è finita, c’è un contagio ogni due ore” HuffingtonPost.it, 28 novembre 2015.

Manca M. (2016) “Generazione Hashtag – Gli Adolescenti Dis-Connessi” pg 47-48; Alpes Italia, 2016.

World Health Organization (2009) “AIDS epidemic update” Dicembre 2009.


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