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Il termine “anoressia” deriva dalla parola greca composta “ἀνορεξία” (an- ‘assenza’ e órexis ‘appetito’). Com’è noto però a livello clinico e diagnostico, non è però la mancanza dell’appetito né causa né fattore di mantenimento di questo disturbo.

L’anoressia nervosa infatti si riferisce ad un disturbo del comportamento oro-alimentare ed è caratterizzato dalla riduzione volontaria dell’assunzione di cibo che, nel 15-20% dei casi, può portare ad un dimagrimento letale (American Psychiatric Association, DSM-V, 2013).

Questo disturbo è noto fin dai tempi dei romani, che definivano l’inedia volontaria come inappetentia, condizione indice di un malessere generale anche se imprecisato, che si verificava in varie situazioni. Alessandro di Tralle, medico bizantino (525-605), all’interno del suo manuale di medicina inserì un particolare capitolo, molto intuitivo per il suo tempo, intitolato “Perì anorexia”. All’interno del suddetto capitolo, l’anoressia veniva definita una discrasia o eccesso di umori nello stomaco e ne viene consigliata una cura composta da una mutamento degli umori o dalla loro eliminazione tramite vomito o evacuazione (Antonini, 2000).

E’ dovuto passare ancora un po’ di tempo però per trovare un nesso tra i disturbi della nutrizione e la psiche umana. Fattori psicobiologici quali “una violenta passione della psiche, […] tristezza e preoccupazioni ansiose” in un corpo definito “uno scheletro rivestito di pelle” vennero per primi riconosciuti in un trattato riguardante la tisiologia pubblicato nel 1689 da Richard Morton – colui che fu in seguito definito il “padre” di questo disturbo. Negli anni trenta l’anoressia fu al centro di ipotesi e interpretazioni di tipo analitico. Freud ad esempio ritrova la causa dell’anoressia, in un primo momento, in un meccanismo di difesa in cui un conflitto psichico viene rappresentato simbolicamente in termini fisici (conversione) e successivamente in un problema di sviluppo della sessualità, che la rendeva non ancora matura e quindi caratterizzata da un’autoprivazione di desideri istintivi (Freud, 1924).

Al di là di quello che oggi viene considerato l’approccio nosografico-diagnostico principale riguardo ai criteri per definire l’anoressia, concernente oltre al disturbo della nutrizione in sé anche la forte preoccupazione concernente l’immagine corporea e la ricerca del dimagrimento ad ogni costo, senz’altro l’intuizione freudiana riguardo alla relazione tra la sessualità e l’anoressia trova riscontro anche nella clinica e nella ricerca odierna.

Un recente studio ha mostrato che le donne con Anoressia Nervosa riportavano problematiche legate al sesso più frequentemente rispetto ai controlli sani (Cassioli et al., 2019), mostrando che la sessualità espressa in un quadro di anoressia è spesso completamente assente sia per ragioni prettamente biologiche sia per ragioni psicologiche.

Riguardo alla componente biologica-endocrina, il basso peso corporeo, causato dalla restrizione alimentare e da cattiva alimentazione – spesso priva di grassi, fortemente implicati nella produzione ormonale – esercita un’influenza diretta sulla produzione degli ormoni sessuali. Livelli inferiori rispetto alla norma di serotonina ed estrogeni sono stati riscontrati in soggetti AN.

Nonostante il criterio D riguardante l’amenorrea sia stato tolto nell’ultima edizione del DSM per permettere una diagnosi precoce, è evidente a livello clinico la relazione tra questa condizione e il disturbo anoressico. Anche l’amenorrea stessa, causando una minore attivazione dell’apparato ovarico causa un calo della libido (Attia & Roberto, 2009). Inoltre sono stati misurati i livelli del fattore neurotrofico cerebrale (BDNF), un mediatore di plasticità neurale che influenza l’apprendimento, la memoria e il funzionamento cognitivo (Genazzani et al, 2007), nelle donne in età fertile con amenorrea confrontate con donne in post menopausa, e si è notato come questo fattore sia correlato alla presenza di ormoni gonadici. Le donne in amenorrea presentano un deficit di questo fattore che si traduce a livello cognitivo in una scarsa flessibilità, scarsa spinta esplorativa e tendenza all’evitamento.

L’esperienza clinica però ha dimostrato che, anche quando il peso corporeo delle ragazze vittime di anoressia viene ripristinato (con conseguente normalizzazione dei livelli ormonali) i problemi sessuali e le disfunzioni, tendono a permanere.

Questo risultato potrebbe essere legato ai bassi livelli di autostima nonché al difficile rapporto che queste persone hanno col loro corpo, costituendo un ostacolo per l’intimità con l’altro, ma non solo.

Infatti, il rifiuto della sessualità attuato nei soggetti anoressici può essere visto anche come simile a quello messo in atto nei confronti del cibo: non si presenta quindi per forza come una perdita di libido – ed appetito – bensì come un rifiuto o una negazione degli stessi, se non visti in ottica ‘finalistica’. Così come il rifiuto del cibo serve a mantenere l’anoressica in vita, la sessualità può essere esperita nel momento in cui torni utile a ‘bruciare calorie’.

A livello cognitivo, il forte bisogno di controllo riscontrato nella maggior parte dei casi di anoressia già precedentemente all’insorgenza del disturbo stesso, e senz’altro amplificato dai deficit neurotrasmettitoriali causati dall’ipoalimentazione, impedisce spesso alla persona di lasciarsi andare completamente al piacere.

Non solo, è inoltre importante ricordare che il cibo non ha solo una funzione omeostatica, ma anche una edonica legata al piacere stesso che è solitamente controllato dai circuiti dopaminergici del sistema limbico.

Uno studio interessante del 2012 (Avena et al.,2012) ha mostrato come il rilascio di dopamina in risposta all’assunzione di cibo risulti, in individui sani, simile al rilascio di dopamina provocato dall’uso di anfetamine, spesso associato a sentimenti di euforia. Tuttavia, tra gli individui anoressici, l’uso di anfetamine innesca il previsto rilascio di dopamina endogena, ma questo rilascio di dopamina è vissuto come altamente spiacevole e ansiosogeno.

Possiamo quindi supporre che l’ansia esperita dagli individui anoressici durante l’esposizione a cibi altamente appetibili, sia sperimentata anche di fronte al piacere relazionato all’ambito sessuale. Ciò potrebbe situarsi quindi come fattore di mantenimento del disturbo, causando la persistenza che gli individui con AN manifestano nella loro ricerca compulsiva della restrizione alimentare, e contemporaneamente creare quella comorbilità con le disfunzioni sessuali spesso riscontrate in questi pazienti. Infatti, se la sessualità producesse una sensazione ansiogena, l’ astinenza in vari gradi imposta regolerebbe quest’ansia, sopprimendola; dunque, mentre gli individui senza AN proverebbero piacere dalle situazioni sessuali, gli individui con AN le potrebbero trovarle avverse e, pertanto, gli aspetti di rinforzo del piacere non sarebbero sperimentati.

Senz’altro, vista la comorbidità frequente tra queste due condizioni è necessario, all’interno del trattamento, porre una specifica attenzione al difficile rapporto con la sessualità di questi individui che può essere considerato non solo come direttamente correlato con i sintomi anoressici, ma potrebbe instaurarsi come meccanismo di mantenimento del disturbo.

 

Tirocinante: Margherita Stivè

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia:

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-5®). American Psychiatric Pub.
  • Antonini, A. (2000). Anoressia Sessuale.
  • Attia, E., & Roberto, C. A. (2009). Should amenorrhea be a diagnostic criterion for anorexia nervosa?. International Journal of Eating Disorders, 42(7), 581-589.
  • Avena, N. M., & Bocarsly, M. E. (2012). Dysregulation of brain reward systems in eating disorders: neurochemical information from animal models of binge eating, bulimia nervosa, and anorexia nervosa. Neuropharmacology, 63(1), 87-96.
  • Cassioli, E., Rossi, E., Castellini, G., Sensi, C., Mancini, M., Lelli, L., … & Stanghellini, G. (2020). Sexuality, embodiment and attachment style in anorexia nervosa. Eating and Weight Disorders-Studies on Anorexia, Bulimia and Obesity, 25(6), 1671-1680.
  • Frank, G. K., Reynolds, J. R., Shott, M. E., Jappe, L., Yang, T. T., Tregellas, J. R., & O’reilly, R. C. (2012). Anorexia nervosa and obesity are associated with opposite brain reward response. Neuropsychopharmacology, 37(9), 2031-2046.
  • Freud, S. (1924). Mourning and melancholia. The Psychoanalytic Review (1913-1957), 11, 77.
  • Genazzani, A. R., Pluchino, N., Luisi, S., & Luisi, M. (2007). Estrogen, cognition and female ageing. Human Reproduction Update, 13(2), 175-187.

 

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