L’abito giusto

La scuola di cultura e personalità si affermò sul fondamento di un principio indicato da Boas, antropologo tedesco del XIX secolo, ovvero quello del potere condizionante esercitato dalla cultura sulla psiche individuale.

I cultori di questo indirizzo si proposero di identificare i modi nei quali ciascuna cultura modella certi tipi di ‘personalità di base’; quale importanza hanno le variazioni individuali in rapporto ai tipi ritenuti, in seno alla società, ‘normali’; in quali modi si attua il processo di socializzazione dell’individuo; come si configura il genere e lo sviluppo socio-culturale nell’infanzia.

Gli anni ’70 videro poi l’invenzione dell’antropologia psicologica e il decennio successivo ci portò alla psicologia culturale.

È nelle nostre credenze e forse speranze nei confronti d’una realtà complessa che questa possa esser guardata e studiata da un’unica prospettiva qual è la nostra.

In verità, già nell’approccio ad un medesimo fenomeno, nello stesso luogo fisico e geografico, due individui provenienti dalla medesima cultura assumeranno comunque posizioni differenti.

Dobbiamo presumere dunque che le realtà siano tante quante gli occhi che le vivono e che macro-realtà lontane da quella Occidentale siano intrinsecamente differenti dalla nostra.

Questo concetto assume particolare significato quando parliamo di realtà psichica e relazioni.

Tutti i professionisti della salute si formano all’interno di una specifica macro-realtà e partono dal presupposto fallace che gli strumenti acquisiti possano essere universalmente utili ed utilizzabili.

Il campo della sessuologia si dimostra in tal senso di particolare complessità: in alcune culture infatti, come ad esempio quella giapponese, manca la relazione in termini di condivisione e la sessualità in senso stretto pare non destare particolare interesse; in altre, come la nostra o quella occidentale più in generale, ovvero in una società individualista che mitizza il superamento del limite, rileviamo problematiche relative alla prestazione sessuale. In Africa, invece, dunque nel Sud del mondo, non c’è particolare orientamento alla relazione e non sussistono problematiche sessuologiche d’alcun genere, se non di tipo organico. Queste ultime popolazioni, dal punto di vista occidentale, potrebbero essere etichettate come ipersessuali, mentre le prime come asessuali ed ambedue le etichette sarebbero profondamente fuorvianti nei confronti dell’intima realtà di queste due culture.

Nell’era del melting pot risulta perciò indispensabile che i professionisti siano educati al non giudizio ed al rispetto delle diversità, così come che siano formati al trattamento di pazienti con identità culturale differente da quella del clinico in cui entrambi, professionista e paziente, vivono…perché di certo costituirebbe un fallimento avviare una TMI (Terapia Mansionale Integrata) con una coppia del Senegal!

 

Tirocinante: Tjuana Foffo

Tutor: Fabiana Salucci

 

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