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Le opere artistiche sono spesso uno dei principali testimoni della cultura di un popolo, nonchè alcune delle più importanti testimonianze archeologiche. Senza di esse probabilmente non riusciremmo ad avere una rappresentazione chiara degli usi e della mentalità e del clima sociale di popolazioni a noi distanti geograficamente e temporalmente. Ciò è senz’altro vero anche per quanto riguarda la sfera dell’erotismo; vi sono fortunatamente manufatti e fonti storiche in grado di raccontare il percorso culturale dell’occidente in ambito sessuale.

Riguardo l’età preistorica si possono solo accampare ipotesi sui pochi reperti ritrovati. In buona parte dell’Europa, Italia compresa, sono presenti affreschi erotici che mostrano una connessione tra sesso e ritualità (ad esempio nelle incisioni rupestri nelle grotte dell’Addaura, in provincia di Palermo) e in altri luoghi sono state ritrovate statuine femminili ipersessuate, le celebri veneri preistoriche, risalenti al paleolitico (fino a 10.000 anni fa circa).

Una delle ipotesi a cui oggi si guarda con molto interesse è che queste raffigurazioni fossero relative al culto di una ‘dea madre’, in un sistema sociale governato da sacerdotesse di questo culto matriarcale. Si può dunque supporre che la raffigurazione erotica in epoca preistorica fosse di tipo sacro, in quanto richiamava l’aspetto ‘divino’ della donna, forse perchè si credeva fosse la sola in grado di generare la vita, ed in virtù di ciò era adorata: l’ipersessualità delle statuine femminili ne esalterebbe il ruolo materno. Al tempo stesso si pensa che queste raffigurazioni fossero propiziatorie: poiché sia la terra che la donna erano ritenute in grado di generare ‘magicamente’ la vita è possibile che l’immagine della dea madre fosse un feticcio ritenuto in grado di moltiplicare l’abbondanza dei raccolti (Consolo, 2017).

Tra le civiltà occidentali più antiche, quella egizia fu particolarmente pudìca in materia di arte erotica, ed anche in questo caso si trattava di arte sacra. Le uniche figure a sfondo sessuale conosciute sono quelle di amplessi tra divinità, che simboleggiavano la creazione del mondo, oppure il ciclo di morte e rinascita, in quanto si ritiene che gli egizi credessero alla reincarnazione, motivo per il quale rapporti sessuali tra gli dei talvolta ornavano anche i sarcofagi e gli ambienti funebri, come ad indicare la continuità e la ciclicità tra sessualità e aldilà: uno dei primi accostamenti tra Eros e Thanatos. Una particolare eccezione è il cosiddetto ‘papiro erotico di Torino’ (vedi sitografia): su di esso sono raffigurati amplessi di comuni mortali nelle più varie posizioni e con scritte erotiche molto dirette in lingua geroglifica. Il suo scopo rimane sconosciuto: può darsi che si trattasse di una sorta rivista porno dell’epoca, oppure che fosse il ‘catalogo’ di una casa di piacere, probabilmente quella di Tebe, la città più vicina al luogo del suo ritrovamento. Oggi è conservato al museo egizio di Torino ed è un pezzo unico nel suo genere: non sono mai stati ritrovati altri papiri con rappresentazioni simili.

Nell’antico egitto, a differenza che nell’epoca preistorica, vigeva una ferrea monogamia: l’adulterio era punito anche con la morte. Tuttavia, proprio per questo motivo, probabilmente erano molto diffuse le case di piacere in cui si consumavano adulteri clandestini e forse in quel periodo nacquero anche le prime forme di pornografia.

Nel mondo greco la rappresentazione erotica è invece prevalentemente profana, pur non mancando quella sacra. Nella cultura greca infatti sembra apparire per la prima volta una doppia valenza dell’erotismo: quello sacro è simbolico, identico come funzione a quello di altri popoli dell’antichità ma in questo caso figure erotiche ornano sia templi pubblici che ambienti di culti privati (culti misterici), ad esempio quelli dedicati ai misteri dionisiaci; quello profano è invece particolarmente esibizionista e ‘ginnico’: gli amplessi sono raffigurati in posizioni acrobatiche che esaltano l’agilità e l’aspetto atletico, spesso olimpionico degli amanti. Soggetti erotici profani ornano moltissimi vasi ed oggetti di uso comune, tuttavia si ritiene che tali reperti provengono da case di piacere, o comunque di cortigiane, non da case di rispettabili cittadini, nelle quali probabilmente sarebbero state ritenute inopportune. Per i greci l’arte erotica, oltre all’aspetto sacro, assume anche una valenza di esibizione della propria prestanza fisica e psichica, come a voler rimarcare orgogliosamente l’appartenenza ad un popolo virile e vigoroso, pronto ed abile nelle imprese amatorie quanto in quelle belliche ed intellettuali.

Sono raffigurati frequentemente anche rapporti omosessuali in quanto la bisessualità era talmente diffusa da rappresentare probabilmente la norma. Per i greci la differenza principale come inclinazione sessuale non era l’orientamento etero od omosessuale, piuttosto si distingueva tra chi tendeva ad avere un ruolo attivo e dominante e chi all’opposto passivo e sottomesso: socialmente, chi aveva una posizione altolocata non doveva lasciarsi andare ad un atteggiamento remissivo considerato non adeguato al suo status – quale ad esempio, per un cittadino libero, essere posseduti in un rapporto omosessuale dal proprio servo – pena lo svergognamento pubblico. La sessualità era inoltre spesso parte del rapporto educativo dei fanciulli con il maestro, la celebre erotica dell’insegnamento a cui si ispira spesso, ancora oggi, la narrativa erotica ed anche la pornografia.

In epoca romana i costumi sessuali erano altrettanto liberali che nell’antica grecia, e forse la maggiore testimonianza artistica dell’epoca si trova a Pompei, nel celebre ‘lupanare’ (bordello): affreschi erotici espliciti decorano le stanze con le prestazioni delle ragazze e dei ragazzi della casa. Altre statue, mosaici ed oggetti a soggetto erotico sempre di quell’area si trovano oggi al MANN, il museo archeologico nazionale di Napoli (vedi sitografia). Nell’antica Roma l’arte di questo tipo infatti sembra essere quasi totalmente ad uso laico, come ornamento delle case di piacere: poiché la mitologia degli dei romani è molto più esigua rispetto a quella di altri popoli antichi, anche le rappresentazioni sacre di amplessi sono assai meno diffuse; in quest’ambito esistono quasi solo figure di dei e dee nudi e, raramente, con genitali particolarmente pronunciati. Altri reperti simili sono stati ritrovati tra il Lazio e la Toscana e provengono dalla civiltà etrusca. E’ possibile che l’arte degli etruschi, il cui spirito istrionico e gaudente pare ben documentato, abbia influenzato quella dei romani in questo senso; le rappresentazioni sono ancora di tipo sacro ma in senso propiziatorio, con l’eros che viene evocato per contrastare la morte, ed ornano per questo motivo perlopiù le tombe.

Oggi alcuni affreschi antichi a soggetto erotico sono visitabili nelle necropoli etrusca di Tarquinia (in provincia di Viterbo, vedi sitografia).

Vedremo in un prossimo articolo come evolverà il percorso storico della sessualità nell’arte dell’occidente, di cui possiamo soltanto accennare alcuni dei maggiori passaggi per brevità.

 

Tirocinante: Luciano Meoni

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia:

  • Consolo, I. (2017), Il piacere femminile, Firenze: Giunti.

 

Sitografia:


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