L’autopercezione di genere nella condizione intersessuale

In una pubblicazione del 1941, forse una delle prime in materia, il Dr. A.P. Cawadias, endocrinologo inglese, affermò che il termine ermafroditismo potesse essere considerato sinonimo di intersessaulismo. A tal proposito, la definizione di intersessualismo che l’autore propose, seppur elementare e altamente medicalizzata, risulta tutt’oggi abbastanza chiarificante per un primo approccio al tema qui trattato. Cawadias, infatti, affermava che l’ermafroditismo fosse caratterizzato dalla co-presenza di caratteristiche anatomiche sia femminili che maschili nello stesso individuo, specificando due possibili condizioni:

1) l’ermafrodita maschio, o maschio femminizzato, nel quale prevalgono caratteristiche anatomiche maschili;

2) l’ermafrodita femmina, o femmina mascolinizzata, nella quale tuttavia prevalgono caratteristiche anatomiche femminili.

L’ intersessualismo, così come l’omosessualità, il transessualismo o la bisessualità, ha da sempre rappresentato un tema di una certa delicatezza socio-culturale, un fenomeno ascritto alla categoria del “diverso”, dell’ “anomalo”, dell’ “anormale”, e demonizzato mediante le più disparate forme di discriminazione nelle diverse società ed epoche storiche. A rigor di logica, come accade per ogni fenomeno che investe un certo sistema di credenze socialmente condivise, le società differiscono nelle loro risposte all’incongruità che l’ intersessualismo  di per sé rappresenta. I romani, ad esempio, contrariamente alla civiltà greca, credevano che l’ermafroditismo fosse l’espressione del dispiacere divino, anticipatorio di imminenti catastrofi.

Lo scopo di questo articolo è esplorare l’identità di genere nei soggetti intersessuali. Non è detto, infatti, che un soggetto biologicamente maschile o femminile, dal punto di vista psicologico, si senta o si comporti come tale.

In uno studio condotto dall’équipe di Money (medico inglese) nel 1955, su un campione di 105 ermafroditi, fu riscontrato che solo 5 di essi esprimevano un’ appartenenza di genere confusa o in contrasto con il sesso attribuito loro alla nascita. Così, Money concluse che il sesso di assegnazione, piuttosto che quello anatomico e ormonale, rappresenta un fattore affidabile nel prevedere l’auto-percezione di genere nelle persone intersessuali. Lo studio in questione ha offerto uno dei primi e più importanti contributi scientifici rispetto alla predominanza dell’influenza sociale nell’ auto-determinazione del genere, in bambini caratterizzati da condizioni fisiche intersessuali.

In un’indagine molto più recente, condotta nel 2002 dal professor K.J. Zucker (psicologo e psicosessuologo dell’Università di Toronto), furono, prese in esame 31 donne con CAH, Sindrome Congenita da Iperplasia Surrenale, che determina una mascolinizzazione dei caratteri sessuali nelle donne. Dai dati, è emerso che non vi erano differenze significative fra i due gruppi presi in esame rispetto alla variabile “disforia di genere”. I soggetti con CAH erano stati trattati, sin dalla loro nascita, come femmine e come tali di conseguenza si comportavano. La società possiede un enorme potere nel plasmare corpi e menti secondo sistemi di credenze universalmente condivisi, ma non per questo eticamente “giusti”. L’emergere dell’ “incongruo”, in contrasto con il binarismo maschio/femmina, comunemente accettato, viene corretto dalla società in vari modi: ne sono un esempio gli interventi chirurgici volti alla femminizzazione o mascolinizzazione degli ermafroditi, nonostante l’assenza di problematiche anatomo-fisiologiche che ne richiedano l’attuazione.

È possibile immaginare un mondo in cui le persone sessualmente ibride possano essere accettate e amate senza doversi trasformare in una versione del genere conforme alla norma o socialmente più coerente?” (Judith Butler)

Bibliografia:

-Cawadias, V.(1941). Hermaphroditism: historical approach. British Medical Journal, pp. 818- 819.

-Edgerton, R.B. (1964). Pokot Intersexuality: an East African Exemple of the Resolution of Sexual Incongruity. American Antropologist, 66, pp. 1288- 1299.

-Money, J., Hampson, J.L., Hampson, J.G. (1955). An examination of some basic sexual concepts: The evidence of human hermaphroditism. Bulletin of Johns Hopkins Hospital, 97, pp. 284-301.

-Zucker, K. J. (2002). Intersexuality and Gender Differentiation. Journal of Pediatric and Adolescent Gynecology, 15, pp. 13-33.

 

Tutor: Francesca Mamo

 

A cura dei tirocinanti:

Alessandro Petroni

Francesca Picardi

Giuseppe Massaro

Laetitia Bollinger

Valentina Arachi

Veronica Fiore

Besarda Taci

Sara Sellaro

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare