in Sexlog, Curiosità e novità in sessuologia

PornodipendenzaLa pornodipendenza si caratterizza come un comportamento disfunzionale che può coinvolgere simultaneamente due tipologie di addiction: la dipendenza sessuale e quella da Internet. La dipendenza da pornografia è una patologia che si manifesta come una continua ricerca di materiale pornografico, utilizzato al fine di ottenere un piacere di “facile accesso” e di sfuggire dalle relazioni reali. Il materiale sessuale offerto dalla rete è vastissimo e include appunto filmati pornografici, chat erotiche, spogliarelli in webcam, siti per incontri sessuali. Il rapporto con il materiale porno può essere interattivo oppure passivo: nel primo caso, il pc viene utilizzato come mezzo attraverso il quale il soggetto entra in contatto (solitamente attraverso webcam e chat) con un’altra persona, per interagire e praticare cyber sex; nel secondo, invece, il tutto avviene in un contesto autoreferenziale dove la masturbazione può essere intrapresa per ore e reiterata fino alla comparsa di lesioni fisiche.

La pornografia non appare più prerogativa esclusiva degli uomini e oggigiorno anche le donne sono riconosciute come possibili vittime della pornodipendenza. La possibilità di usufruire della pornografia in qualsiasi luogo e momento (grazie a smartphone e tablet) e la liberalizzazione dei costumi sessuali femminili ha sicuramente contribuito alla creazione di un diverso rapporto che le donne hanno con il proprio corpo e con la possibilità di esibirlo. Esistono siti interamente dedicati alle donne, con l’intento di stimolare le fantasie ed educare al piacere femminile. Il filone dei film erotici pensati, scritti e diretti da donne è sempre in maggiore espansione, contraddistinti da una maggiore cura ed attenzione nei confronti di dialoghi, trama e sceneggiatura.

Molte donne si ritrovano a visitare questi siti con l’intento consapevole di usufruire di materiale pornografico per eccitarsi, per provare piacere o per accompagnare l’attività sessuale; altre lo fanno invece per curiosità, per cercare informazioni sul sesso, per trovare una guida, per saperne di più, per avere consigli, per conoscere nuove posizioni, per avere risposte alle loro domande e per trovare rimedi contro la timidezza. Quale che sia la motivazione con cui le donne entrano in contatto con la pornografia, alcune di loro ne rimangono intrappolate.
Le condizioni emotive che possono portare alla ricerca di pornografia vanno dalla noia all’insoddisfazione, dalla difficoltà di socializzazione a problematiche lavorative: nel tempo può rappresentare una vera e propria fuga dalla vita reale. La pornografia può diventare una droga, al pari delle sostanze stupefacenti. Si caratterizza come un oggetto facilmente fruibile, comodo da reperire, immediato, a costo zero, disponibile in ogni momento della giornata, e soprattutto infinito. La pornodipendenza non è però la diretta conseguenza della fruizione di pornografia, bensì dell’uso “malato” che se ne fa. Una malattia che si fa strada tra le mura domestiche o in ufficio, durante il giorno o di notte, e che col tempo rischia di compromettere la propria identità e le proprie relazioni.

Da un sondaggio del 2012, condotto dall’Università dell’Aquila in collaborazione con l’IISS, è emerso che in un campione di 280 studenti universitari (174 uomini e 106 donne), la pornografia è il supporto più utilizzato per la masturbazione, e nello specifico è utilizzata dal 78,8% degli uomini e dal 53,8% delle donne. Da questo si evince che più della metà del campione femminile ha superato l’inibizione di una masturbazione accompagnata da materiale pornografico. Di certo non tutte queste donne, pur usufruendo di materiale porno, hanno poi sviluppato una dipendenza da esso. Ciò significa che utilizzano un mezzo in più, rispetto a chi non lo fa, per arricchire la propria sessualità, ma che esso non rappresenti l’unico modo intrapreso per raggiungere il piacere. Un utilizzo “consapevole” del materiale erotico può quindi permettere di vivere le proprie fantasie con la massima libertà, purché non si trasformi in un’ossessione e non diventi mai un pericolo per se stessi e per gli altri.

Scritto dalla tirocinante Agata Pascale con la supervisione del Dr. Spaccarotella

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