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É importante cercare di comprendere quali siano i significati del mettere su famiglia nel contesto socioculturale attuale. Gambini (2016), cerca di fotografare quell’idea di famiglia valido fino almeno alle prime decadi del XX secolo. Non si deve pensare al matrimonio come lo si intende adesso. Prima di oggi, il matrimonio è stata una vera e propria strategia di alleanze politiche ed economiche. Il rapporto che c’era tra i coniugi non aveva importanza in sé stesso, ma solo in quanto garanzia di continuità del vincolo di alleanza tra gruppi (Gambini, 2016).

Per questo il matrimonio veniva pattuito dalle famiglie ed aveva come precondizione la trasmissione dell’eredità e la disponibilità di una dote. In questo modo è facile comprendere come questi fattori non differenziassero solamente membri di ceti diversi, visto che le alleanze avvenivano tra famiglie di pari dignità, ma anche i figli e le figlie di una stessa famiglia rispetto alla possibilità di sposarsi (Gambini, 2016).

All’inizio dell’epoca moderna il matrimonio garantiva una forma di alleanza tra famiglie e diventava una forma di affare in grado di arricchire economicamente e affermare socialmente. La famiglia era un’impresa: erano unità produttive per quanto riguardava le famiglie degli artigiani e dei contadini, ma anche delle famiglie patrimoniali della borghesia e dell’aristocrazia. La struttura e soprattutto l’ampiezza della famiglia dipendeva dalle risorse, mentre l’appartenenza familiare e l’attività lavorativa coincidevano.

Così, il ruolo del padre era quello di amministratore sia dell’economia domestica, che di quella commerciale e finanziaria. All’interno della società borghese fa la comparsa la famiglia acquisitiva, che viene fuori dalla separazione tra economia domestica ed economia dell’impresa familiare (Weber, 1922). Questo fenomeno porta ad un ridimensionamento della composizione familiare: da un tipo di famiglia estesa (che sostiene l’impresa) si passa alla famiglia coniugale-nucleare moderna.

Ogni matrimonio dà luogo ad una nuova famiglia anche da un punto di vista della convivenza. Ed anche la maggiore mobilità geografica e sociale, consentita sia dall’urbanizzazione sia dall’industrializzazione, contribuisce a far aumentare la possibilità di sposarsi ed abbassa l’età media al matrimonio (Gambini, 2016). A seguito di questo fenomeno nei primi anni del Novecento si ha un boom dei matrimoni, anche se si è trattato solo di un breve passaggio della storia, infatti, già dagli anni Settanta questo trend di matrimoni e natalità si arresta. Di fatto nella società decisamente postindustriale si accentuano le dimensioni privatistiche ed espressive, questo anche grazie alla diffusione dei servizi e dei consumi.

Il processo di nuclearizzazione della famiglia raggiunge il livello massimo e le relazioni al suo interno appaiono isolate e non ricoprono più funzioni che vengono considerate rilevanti (Gambini, 2016). La famiglia, quindi, passa da essere fortemente legata alla società ad essere sempre più privatizzata, ed il centro diviene la cura della relazione all’interno. Anche la coppia coniugale, rafforzata da quella cultura che valorizza la dimensione della soggettività, si sente svincolata da un mandato sociale per costruire un’impresa personale e nella quale i due partner possono esprimere le proprie potenzialità e trovare risposte alle proprie attese (Gambini, 2016). La coppia deve, in qualche modo, occuparsi della propria felicità personale.

Per riuscire a comprendere questo mutamento all’interno della coppia coniugale, va approfondita quella motivazione che porta due persone a sposarsi e stare insieme: l’amore romantico. Ad oggi si pone al centro della relazione l’amore, si decide di sposarsi all’insegna di quell’amore romantico e passionale, si rimane insieme in nome di quell’amore, ma in nome di quell’amore ci si lascia (Gambini, 2016). All’interno di questa ideologia dell’amore, l’innamoramento e l’esperienza del fidanzamento diventano lo spazio per saper mediare e scegliere. L’ideologia dell’amore ha delle conseguenze anche per quanto riguarda la struttura delle relazioni sociali e di parentela, la coppia deve rispondere a se stessa (Scabini, 1995). Viene posta al centro della relazione la cura per la coppia: ciascuno ha la possibilità di esprimere i suoi bisogni e le sue aspettative più profonde. L’amore romantico ha come cardine un modello che pone la base su parità, reciprocità, ma soprattutto un alto livello di intimità.

Quest’ultima richiede ai due coniugi una condivisione aperta a più livelli: sessuale, spirituale, ricreativa, intellettuale e valoriale. In questo modo la dimensione dell’amore fa sì che si assume una natura contraria al contratto formale, dominante fino a qualche tempo fa (Gambini, 2016).

 

Bibliografia
Gambini P., (2016), Psicologia della famiglia, La prospettiva sistemico-relazionale, Angeli Milano.
Scabini E., (1995), Psicologia sociale della famiglia, Torino: Bollati Boringhieri.
Weber M. (1922)., economia e società; trad. it. Comunità, Milano 1968

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