Quando legarsi diventa un piacere

Nella traduzione letterale italiana la parola “Bondage” viene tradotta come “schiavitù” per indicare un insieme di pratiche sessuali dal retrogusto voyeur basate sulla costrizione fisica.

In sostanza i partner che vi aderiscono a turno si sottomettono e accettano di restringere la propria libertà fisica con il risultato di rimanere immobili, non vedere, non parlare e spesso neanche sentire. Come dicevano i latini: “De gustibus non disputandum est”…

Come oggetti del desiderio troviamo catene, moschettoni, corde, cappucci, bavagli, corsetti e in extremis gabbie. Questo repertorio di oggetti permette di provare un piacere estremo che da voce alle diverse fantasie sessuali che si vogliono mettere in atto.

In inglese la terminologia più usata è il Rope Bondage ovvero il Bondage con le corde. A questo punto possiamo identificare due stili che prediligono l’uso di corde: il Western Bondage (Bondage americano) e lo Shibari (Bondage giapponese).

Innanzitutto prima di distinguere i diversi stili bisogna chiarire alcuni punti: bisogna tener conto che le corde non sono della stessa misura e usate allo stesso modo, ci sono corde più dure e corde più malleabili, corde fini e corde grosse, morbide e ruvide. Queste sono fatte di diversi materiali quali cotone, canapa, sintetiche e con diverse trame. Si tiene cura del diametro, della lunghezza e della consistenza per incrementare e trarre il piacere in diversi modi in base alle personalità che le utilizzano. In aggiunta a questo bisogna chiarire che per la stimolazione clitoridea attraverso la legatura a mutandina, chiamata Sukarando, è più indicato utilizzare una corda ruvida e grezza che provoca sensazioni più forti ed intense. Sono sconsigliate le corde troppo fine perché segano i polsi e le caviglie, portando a una riduzione della stessa sopportazione, utilizzabili solo per le dita. Altre corde problematiche sono quelle troppo grandi in quanto poco maneggevoli. Sono più indicate corde a spezzoni poiché quelle più lunghe possono aggrovigliarsi e creare diverse difficoltà nel loro utilizzo. Ritornando ai due diversi stili possiamo dire che lo Shibari è il Bondage con corde in stile giapponese che consiste in una pratica che adotta legature erotiche con delle corde sul corpo della persona. Le sue origini appartengono all’hojojutso, l’arte marziale che prevede l’utilizzo di corde per bloccare e immobilizzare l’avversario; successivamente intorno al 1700, queste tecniche hanno assunto una connotazione erotica quando si è iniziato a utilizzarle in ambito artistico in alcune scene del teatro kabuki o nella produzione di stampe a tema.

Questa pratica giapponese si è diffusa negli anni successivi in America per poi ramificarsi nel resto del mondo come pratica a se stante, connotata in senso erotico e sadomasochistico.

Vi sono delle differenze tra lo Shibari e il Western Bondage tra le quali troviamo le diverse tecniche di utilizzo, in quanto è diverso il modo di eseguire delle legature anche simili. Cambiano anche le lunghezze delle corde e i materiali da cui sono composte.

Lo Shibari predilige criteri estetici giapponesi, l’asimmetria alla simmetria, ciò che è in divenire piuttosto ciò che è definito, la voluta imperfezione anziché l’imperfezione vuota.

Il Western bondage, al contrario, si basa sui criteri di bellezza, ribaltando la medaglia dello Shibari: simmetria e perfezione sono il pane quotidiano.

Nello Shibari non è solo importante in se per se la legatura creata ma il modo in cui viene fatta. Gli aspetti fondamentali di questa pratica sono la sofferenza dell’esposizione, della vergogna e del controllo. Questo non vuole dare l’erronea connotazione di sadismo, poiché tutti questi aspetti sono necessari ed acquistano un senso di piacere se vengono erotizzati all’interno della coppia Master e Slave. E’ il percorso che si fa insieme che rende di per sé un piacere l’essere legati e non cosa si utilizza.

Sitografia

http://www.alfemminile.com/sesso/bondage-s777236.html

Bondage, shibari e kinbaku – Impariamo a conoscerli

Corde, manette, catene… e il loro uso. Desiderio di bondage.

Tutor: Francesca Mamo

A cura dei tirocinanti IISS:

Alessandro Petroni

Francesca Picardi

Giuseppe Massaro

Laetitia Bollinger

Valentina Arachi

Veronica Fiore

Besarta Taci

Sara Sellaro

Bibiana Calì

Silvia Budello

 

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare